Un nuovo studio associa 14 bevande alcoliche a settimana a un rischio del 4% di morte correlata all’alcol nell’arco della vita
I ricercatori non hanno rilevato benefici complessivi per la salute a nessun livello di consumo: un risultato che potrebbe ridefinire le linee guida alimentari federali
lunedì 26 ottobre 2026
Una nuova analisi, pubblicata il 25 ottobre sul Journal of Studies on Alcohol and Drugs, ha rilevato che bere 14 bevande alcoliche a settimana è associato negli Stati Uniti a un rischio stimato del 4% di morire per cause legate all’alcol nell’arco della vita. Il risultato mette in discussione l’idea diffusa che un consumo moderato comporti pochi rischi.
Lo studio, intitolato Alcohol Intake and Health Study, è stato inizialmente commissionato dal governo federale per contribuire alla definizione delle linee guida alimentari nazionali. I ricercatori hanno stimato che un consumo medio di due drink al giorno, pari a 14 a settimana, sia associato a una probabilità su 25 di morire per cause attribuibili all’alcol nell’arco della vita. Al contrario, un consumo fino a sette drink a settimana è risultato associato a incrementi più contenuti del rischio per la maggior parte delle patologie legate all’alcol, sebbene lo studio non abbia rilevato benefici complessivi per la salute neppure a quel livello inferiore.
Il gruppo di ricerca, guidato da Kevin Shield dell’Università di Toronto insieme a colleghi statunitensi e canadesi, ha esaminato gli effetti a lungo termine dell’alcol su un’ampia gamma di malattie e lesioni. La revisione ha attinto a oltre 7.200 pubblicazioni scientifiche su patologie e danni associati all’alcol. I ricercatori hanno poi integrato queste evidenze con ampi set di dati sanitari statunitensi e modelli statistici, per stimare come diversi livelli di consumo incidano, nell’arco della vita, sulle probabilità di malattia, disabilità, morte prematura e altri problemi di salute.
I risultati aggiungono una stima numerica a una questione che le attuali linee guida alimentari statunitensi lasciano più aperta. Le Dietary Guidelines for Americans 2025-2030 raccomandano di limitare le bevande alcoliche, ma non fissano una soglia specifica. Le precedenti indicazioni federali raccomandavano agli uomini di non superare i due drink al giorno e alle donne di non superarne uno.
Secondo lo studio, il rischio legato all’alcol diventa più marcato quando il consumo supera un drink al giorno, indipendentemente dal sesso. I ricercatori hanno affermato che i risultati indicano un aumento costante dei danni al crescere del consumo, anziché una soglia netta al di sotto della quale l’alcol possa essere considerato privo di rischi.
Nei materiali diffusi insieme allo studio, Shield ha affermato che anche un consumo ridotto di alcol comporta rischi per la salute e che questi aumentano con l’incremento dei consumi. Il coautore Timothy Naimi, direttore del Canadian Institute for Substance Use Research presso la University of Victoria e professore associato alla Boston University, ha spiegato che il progetto mirava a fornire il tipo di quadro quantitativo che manca nelle più recenti linee guida federali.
Lo studio ha affrontato anche un’ipotesi di lunga data nella ricerca sull’alcol: che un consumo leggero possa offrire qualche protezione, soprattutto per la salute cardiaca. I ricercatori hanno dichiarato di non aver osservato un effetto protettivo complessivo significativo a nessun livello di consumo. Hanno rilevato che, in alcuni studi, livelli ridotti di consumo alcolico possono essere associati a un minor rischio di cardiopatia ischemica e ictus, ma hanno precisato che questi possibili benefici sono più che compensati considerando l’intera gamma dei danni legati all’alcol, tra cui tumori e altre malattie croniche.
L’articolo ha esaminato i legami tra alcol e diversi gravi problemi di salute, tra cui i tumori della mammella, del cavo orale e dell’esofago, le malattie cardiovascolari ed epatiche e le lesioni. Considerando il quadro nel suo insieme, i ricercatori non hanno riscontrato alcun beneficio netto per la salute derivante dal consumo di alcol. Questa conclusione contrasta con i messaggi diffusi in passato, che spesso descrivevano uno o due drink al giorno come relativamente sicuri o, in alcuni casi, potenzialmente benefici.
I ricercatori hanno inoltre precisato che i dati vanno interpretati come stime riferite alla popolazione, non come previsioni per i singoli individui. Il rischio personale può variare in base alla genetica, allo stile di vita, alle abitudini di consumo e ad altri fattori di salute. Per esempio, una persona che beve molto in alcuni giorni e per nulla in altri potrebbe correre rischi diversi rispetto a chi distribuisce uniformemente nel tempo la stessa quantità settimanale. Gli autori hanno affermato che i calcoli si basano sulle migliori evidenze disponibili, ma non possono comunque cogliere tutte le differenze individuali.
Hanno anche sottolineato che la ricerca sull’alcol è in continua evoluzione. Alcuni effetti sulla salute sono ancora oggetto di studio, compreso il possibile ruolo dell’alcol nel tumore al pancreas. Con l’aggiunta di nuove evidenze, le stime dei danni attribuibili all’alcol potrebbero cambiare.
La pubblicazione potrebbe alimentare ulteriormente il dibattito, già acceso, su come gli Stati Uniti dovrebbero trattare il consumo di alcol nelle raccomandazioni ufficiali. In un editoriale pubblicato insieme allo studio, Robert M. Vincent, ex vicedirettore della Substance Abuse and Mental Health Services Administration, ha scritto che il rapporto Alcohol Intake and Health era stato espressamente commissionato per contribuire alla definizione delle indicazioni sull’alcol nelle Dietary Guidelines for Americans 2025-2030. Secondo Vincent, nonostante avesse rispettato questo mandato, i risultati del rapporto sono stati accantonati.
La controversia riguarda anche soggetti al di fuori delle agenzie di sanità pubblica. Stime più precise del rischio potrebbero influire sul modo in cui birra, vino e distillati vengono trattati nelle campagne sanitarie, sulle risposte di produttori e rivenditori alle mutate preoccupazioni dei consumatori e sulle valutazioni dei regolatori riguardo a future proposte di etichettatura o avvertenze. Un cambiamento nella posizione ufficiale su cosa si intenda per consumo a basso rischio potrebbe inoltre condizionare le dichiarazioni promozionali e il più ampio dibattito sulle politiche relative alle bevande alcoliche.
Lo studio non afferma che tutte le persone che bevono due bevande alcoliche al giorno avranno lo stesso esito, né sostiene che consumarne meno sia privo di rischi. Presenta invece un quadro di rischio graduale. Per gli americani che cercano di valutare gli effetti delle proprie abitudini di consumo sulla salute, il messaggio principale dei ricercatori è che, in generale, meno alcol significa minore esposizione ai danni correlati e che anche quantità considerate moderate da molte persone possono comportare rischi superiori a quanto comunemente si ritenga.