Importatore del New Jersey fa causa a Trump per i dazi del 50% sui prodotti canadesi
La causa davanti alla Corte del commercio internazionale degli Stati Uniti verifica se la Section 338 consenta di imporre dazi generalizzati al Canada
mercoledì 21 ottobre 2026

Un importatore di prodotti alimentari del New Jersey ha fatto causa all’amministrazione Trump per i dazi del 50% imposti dal presidente sulle merci provenienti dal Canada, aprendo un nuovo fronte legale sulla portata dei poteri commerciali della Casa Bianca e sui costi che queste misure possono comportare per le imprese statunitensi.
La società, Gellert Global Group, ha presentato ricorso alla Corte del commercio internazionale degli Stati Uniti, il tribunale federale specializzato nelle controversie relative a dogane e diritto commerciale. La causa contesta la legittimità dei dazi e il ricorso dell’amministrazione alla Section 338 del Tariff Act, una legge datata che, secondo la società, non conferisce al presidente il potere di imporre dazi così estesi a un partner commerciale stretto.
Gellert Global Group ha sede nel New Jersey e importa prodotti alimentari. La società sostiene che i dazi canadesi danneggiano direttamente la sua attività, facendo aumentare drasticamente il costo delle merci che introduce negli Stati Uniti. Un dazio del 50% può costringere gli importatori ad assorbire una quota consistente dei costi, ridurre gli ordini, aumentare i prezzi per grossisti e rivenditori oppure trasferire l’onere sui consumatori.
La causa accresce la pressione sull’agenda commerciale dell’amministrazione, sottoposta a ripetute verifiche legali mentre Trump si è affidato a diverse leggi per imporre o minacciare dazi. In questo caso, il ricorso verte sulla Section 338, una disposizione risalente al 1930, utilizzata di rado e ora al vaglio di un tribunale in una controversia ad alto rischio con uno dei maggiori partner commerciali degli Stati Uniti.
Il Canada è un importante fornitore di prodotti alimentari e beni di consumo per il mercato statunitense, e una disputa prolungata sui dazi può ripercuotersi sulle catene di approvvigionamento su entrambi i lati del confine. Per importatori, distributori e rivenditori, l’incertezza può rendere più difficile pianificare ordini, prezzi e scorte. La preoccupazione va oltre il settore alimentare. Poiché la stessa base giuridica è stata utilizzata anche per limitare alcune importazioni di bevande alcoliche canadesi, la causa potrebbe interessare le aziende che operano nei comparti della birra, del vino e dei distillati, aumentando l’incertezza negli scambi transfrontalieri di bevande se la misura resterà in vigore o verrà estesa.
La causa è stata depositata mentre le imprese continuano a valutare se contestare in tribunale le misure commerciali, anziché attendere cambiamenti attraverso negoziati o decisioni politiche. Le cause davanti alla Corte del commercio internazionale riguardano spesso questioni tecniche relative ai poteri conferiti dalla legge, ma le conseguenze pratiche possono essere ampie. Una sentenza contro l’amministrazione potrebbe limitare la facoltà del governo di ricorrere alla Section 338 in future controversie e influire sulle decisioni di altre aziende di fronte ai dazi già in vigore.
Una sentenza a favore del governo, al contrario, rafforzerebbe la posizione dell’amministrazione e potrebbe favorire un ricorso più ampio alla stessa norma nei conflitti commerciali. Per questo la causa è seguita con attenzione dagli importatori che dipendono dai prodotti canadesi e dai settori che temono di diventare bersaglio di restrizioni più estese.
Il ricorso evidenzia inoltre quanto rapidamente la politica commerciale possa trasformarsi in una questione interna per le imprese. Spesso presentati come uno strumento per fare pressione sui governi stranieri, i dazi vengono pagati nell’immediato dagli importatori statunitensi alla frontiera. Le aziende decidono poi quale quota di quei costi possono assorbire e quanta debbano trasferire lungo la catena di approvvigionamento.
Per le imprese che operano con margini ridotti, un dazio del 50% può essere particolarmente difficile da gestire. Gli importatori potrebbero dover rinegoziare i contratti, cercare fornitori alternativi, rinviare le spedizioni o ridurre le linee di prodotto. Questi adeguamenti possono ripercuotersi su negozi, ristoranti e produttori che dipendono da materie prime canadesi, soprattutto quando trovare alternative non è semplice né economico.
L’amministrazione Trump ha difeso la sua più ampia strategia sui dazi, presentandola come un modo per promuovere gli interessi economici e commerciali degli Stati Uniti. Ora, però, il caso Gellert chiede al tribunale di stabilire se il presidente abbia invocato una legge che autorizza effettivamente questa misura. La questione giuridica, ora all’esame della Corte del commercio internazionale, potrebbe definire non solo l’esito della controversia con il Canada, ma anche i limiti futuri del potere presidenziale di imporre dazi.