Nel 2026 l’Italia registra 33 milioni di viaggiatori negli agriturismi
I visitatori stranieri sono stati 18,5 milioni, il 3% in più rispetto al 2025, attratti da cultura, natura ed esperienze enogastronomiche
giovedì 22 ottobre 2026

Dall’inizio del 2026 l’Italia ha registrato 33 milioni di viaggiatori negli agriturismi, con una domanda trainata da chi desidera abbinare natura, cultura locale ed esperienze enogastronomiche, secondo un nuovo rapporto sul turismo presentato a Rimini.
I dati, diffusi da Isnart, l’istituto di ricerca sul turismo di Unioncamere, indicano che 18,5 milioni di questi viaggiatori erano stranieri, il 3% in più rispetto al 2025. Il rapporto è stato presentato nei giorni scorsi all’Agriturist Forum di Rimini, dove i rappresentanti del settore e le associazioni agricole hanno fatto il punto sulla situazione e sul ruolo dell’agriturismo nell’economia rurale italiana.
In Italia sono attive oltre 25.000 strutture agrituristiche e, secondo il rapporto, queste attività continuano a beneficiare della vicinanza a un insieme di aree naturali, borghi storici, siti archeologici e centri di produzione agroalimentare. Questa combinazione attrae viaggiatori che cercano qualcosa di più di un soggiorno in un hotel tradizionale e scelgono la campagna come base per itinerari culturali ed enogastronomici più ampi.
I dati mostrano che il 62% degli ospiti degli agriturismi è interessato soprattutto a visitare i centri storici. Un altro 12% cerca parchi naturali e aree protette, mentre l’11% sceglie le destinazioni per i laboratori artigianali e le botteghe tradizionali. Una quota più contenuta, ma significativa, pari all’8%, dichiara di voler visitare cantine, frantoi e percorsi organizzati dedicati al vino e all’olio d’oliva, a conferma della continua crescita del turismo enogastronomico nelle aree rurali italiane.
Il rapporto delinea un settore che va oltre l’offerta di alloggio e si propone come parte di un’economia turistica più ampia, legata all’identità locale e alla produzione agricola. Per molti viaggiatori, l’agriturismo non significa soltanto soggiornare in campagna, ma anche accedere a paesaggi, prodotti agricoli, vita dei borghi e tradizioni regionali. Questo modello è diventato particolarmente importante in Italia, dove molte imprese rurali cercano di diversificare le entrate e ridurre la dipendenza dalla sola produzione agricola.
I dati sul settore presentati a Rimini indicano inoltre che la domanda dovrebbe mantenersi sostenuta fino alla fine dell’anno. Secondo il rapporto, all’inizio di settembre gli operatori agrituristici avevano già raggiunto un tasso medio di prenotazione del 35% per novembre e dicembre. Gli esponenti del settore interpretano questo anticipo nelle prenotazioni come un segnale di interesse costante da parte dei consumatori anche al di fuori del tradizionale picco estivo.
Al forum, Confagricoltura ha colto l’occasione per presentare l’agriturismo come uno dei principali strumenti di diversificazione a disposizione delle aziende agricole e zootecniche. L’associazione ha affermato che l’ospitalità turistica sta diventando uno dei canali più importanti per le imprese agricole che vogliono ampliare il proprio modello di attività e creare nuove fonti di reddito legate ai terreni, alle strutture e ai prodotti.
Questo cambiamento si inserisce in una fase difficile per il settore primario. Confagricoltura ha dichiarato che le aziende agricole operano sotto pressione a causa dei danni alla produzione legati al clima, dell’instabilità geopolitica, dell’aumento dei costi operativi, della riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e dell’incertezza nel commercio internazionale. Queste pressioni hanno spinto un numero crescente di imprese a valutare attività multifunzionali, tra cui ospitalità, vendita diretta ed esperienze per i visitatori, come parte della propria strategia di lungo periodo.
Roberto Caponi, direttore generale di Confagricoltura, ha descritto la situazione come una «policrisi» e ha sostenuto che le imprese agricole hanno bisogno di nuove strategie non solo per la produzione, ma anche per promuovere e vendere ciò che producono. Ha affermato che le aziende devono essere sostenute nell’affrontare queste sfide attraverso la formazione del personale e strumenti in grado di far incontrare meglio domanda e offerta di lavoro. In questo contesto, ha citato ConfagriJob, una piattaforma sviluppata da Confagricoltura con Indeed e Umana per aiutare i datori di lavoro agricoli a reclutare personale.
La questione della manodopera è diventata sempre più importante per gli operatori agrituristici, molti dei quali hanno bisogno di personale con competenze in ambito ricettivo, linguistico e della ristorazione, mantenendo al contempo il legame con il lavoro agricolo in azienda. Le imprese rurali devono spesso affrontare anche la difficoltà di assumere personale in aree meno popolate, dove è più difficile trovare lavoratori stagionali e specializzati. Secondo le associazioni di settore, se l’agriturismo vuole continuare a crescere, personale e formazione saranno importanti quanto la promozione e le infrastrutture.
Il presidente di Agriturist, Augusto Congionti, ha affermato che le aziende agricole e zootecniche sono i protagonisti centrali del settore agrituristico, sia per la loro attività produttiva sia per le strutture di cui dispongono. Ha aggiunto che le imprese agrituristiche devono trovare il giusto equilibrio tra passato e futuro, preservando identità e tradizione e, al tempo stesso, aprendosi all’innovazione.
Il messaggio riflette un dibattito più ampio all’interno del settore su come crescere senza perdere le caratteristiche che hanno reso attrattivo l’agriturismo. Gli operatori cercano di rispondere alla crescente domanda di esperienze legate ai prodotti locali, al vino, all’olio d’oliva e alla vita dei borghi, affrontando al contempo i cambiamenti nelle aspettative degli ospiti, nei sistemi di prenotazione digitale e nelle esigenze di personale. In molte zone, le strutture agrituristiche sono diventate un punto d’incontro tra agricoltura e turismo: offrono alloggio e indirizzano i visitatori verso cantine, frantoi, centri storici e paesaggi protetti nelle vicinanze.
La quota dell’8% di viaggiatori interessati specificamente a cantine, frantoi e percorsi del vino o dell’olio è inferiore a quella di chi si concentra sui siti storici, ma resta significativa per i produttori e gli enti locali del turismo. Il turismo del vino e dell’olio d’oliva è diventato una componente sempre più visibile dell’offerta rurale italiana, soprattutto nelle regioni in cui i soggiorni in fattoria possono essere abbinati a visite in cantina, degustazioni e itinerari guidati nelle aree di produzione. Per le economie locali, la spesa di questi visitatori può andare oltre l’alloggio e coinvolgere ristoranti, acquisti di prodotti alimentari, trasporti e attrazioni culturali.
I dati del rapporto indicano che l’agriturismo in Italia continua a evolversi, affermandosi sia come prodotto turistico sia come sostegno economico per le aziende agricole. Con milioni di viaggiatori che nel 2026 scelgono già soggiorni rurali e una domanda straniera ancora in crescita, il settore acquista peso in una fase in cui l’agricoltura è sotto pressione e molte imprese cercano di distribuire il rischio su più attività. In questo contesto, l’agriturismo non è considerato un’attività secondaria, ma una componente sempre più importante dei piani con cui molte aziende agricole italiane guardano al futuro.