Il tribunale francese sospende i limiti ai fungicidi a base di rame

La sentenza ordina all’agenzia francese per la sicurezza alimentare di rivedere entro due mesi le autorizzazioni per i vigneti.

21-05-2026

Un tribunale amministrativo francese ha sospeso le restrizioni sui fungicidi a base di rame utilizzati nei vigneti e ha ordinato all’agenzia nazionale per la sicurezza alimentare, Anses, di rivedere entro due mesi le autorizzazioni all’immissione in commercio, in una decisione che potrebbe alleggerire la pressione sui viticoltori alle prese con pesanti perdite causate dalla peronospora.

La decisione, emessa dal tribunale amministrativo di Melun il 31 marzo e resa pubblica questa settimana, è arrivata dopo che diverse aziende e importanti associazioni di settore hanno contestato ad Anses le misure imposte nel luglio 2025 su oltre 20 formulazioni a base di rame. L’agenzia aveva revocato 22 autorizzazioni all’immissione in commercio e irrigidito in modo significativo le condizioni per altre due, includendo il divieto di miscelazione in botte, un intervallo minimo di sette giorni tra i trattamenti, fasce tampone più ampie vicino ai corsi d’acqua e alle abitazioni e una striscia permanente vegetata all’interno della zona di divieto di irrorazione.

Il rame resta uno dei principali strumenti a disposizione sia dei produttori convenzionali sia di quelli biologici contro la peronospora, una malattia che può devastare le viti nelle annate piovose. La controversia ha assunto un’urgenza ancora maggiore dopo le difficili vendemmie del 2024 e del 2025, quando alcuni produttori hanno detto di aver dovuto trattare con rame 15 o 16 volte per proteggere i propri vigneti. Le associazioni di categoria hanno avvertito che le restrizioni avrebbero lasciato i vigneti francesi con troppe poche opzioni proprio mentre iniziava la stagione 2026.

Il caso ha riunito una coalizione insolita. Cinque aziende hanno presentato ricorsi d’urgenza, due dei quali davanti al tribunale di Melun. A sostenerle si sono unite la confederazione nazionale delle denominazioni del vino, la federazione francese dell’agricoltura biologica, il comitato nazionale del vino, France Vin Bio e gruppi di produttori indipendenti. La loro tesi non era soltanto che le restrizioni fossero troppo severe, ma anche che creassero uno svantaggio competitivo per i produttori francesi rispetto ai concorrenti degli altri Paesi dell’Unione europea.

All’udienza di marzo, gli avvocati della società Cosaco hanno sostenuto che Anses si fosse basata su rischi teorici per i lavoratori, nonostante l’assorbimento del rame attraverso la pelle sia considerato trascurabile. Hanno inoltre affermato che l’agenzia aveva completato la revisione del dossier Cosaco già nel 2022, ma ne aveva comunicato le conclusioni solo nel 2025, lasciando così un tempo insufficiente per rispondere. Ciò, hanno detto, violava il principio del giusto processo.

Anses ha difeso la propria posizione sostenendo che i dati aggiuntivi presentati dall’azienda erano arrivati troppo tardi e che gli studi forniti non erano quelli corretti. L’agenzia ha inoltre sostenuto che altri prodotti a base di rame restavano disponibili mentre le loro valutazioni erano ancora pendenti in Italia, che funge da Stato relatore per molti di quei prodotti nell’ambito delle procedure europee.

Il tribunale non si è lasciato convincere. Ha rilevato un serio dubbio sulla valutazione dei rischi per i lavoratori agricoli effettuata da Anses e ha richiamato quello che ha definito un calo molto significativo dell’offerta di soluzioni a base di rame per i vigneti. I giudici hanno sospeso le restrizioni e ordinato ad Anses di riesaminare entro due mesi le domande relative all’uso in vigneto.

Per i produttori, soprattutto per quelli che operano secondo il disciplinare biologico, dove il rame è spesso uno dei pochi fungicidi consentiti contro la peronospora, la sentenza elimina un onere regolatorio immediato ma non chiude l’incertezza. L’agenzia potrà comunque rivedere le proprie decisioni dopo il riesame e qualsiasi nuovo provvedimento potrebbe ancora ridefinire l’accesso a uno degli strumenti fitosanitari più importanti della viticoltura.