Le vendite di vino italiano in 13 mercati emergenti crescono del 5,9% nonostante il calo della domanda di importazioni
Secondo Nomisma, la Repubblica Ceca è stata un mercato di crescita, mentre le importazioni di vino nei 13 mercati emergenti sono calate del 3,7% nel primo semestre 2026
martedì 27 ottobre 2026

Nel primo semestre del 2026 il vino italiano ha guadagnato terreno in un gruppo di mercati emergenti, nonostante il calo complessivo delle importazioni di vino in quei Paesi, secondo i dati di Nomisma riportati da Alimenti News il 26 ottobre.
I dati riguardano 13 mercati emergenti monitorati da Nomisma. Nel complesso, nel primo semestre dell’anno questi mercati hanno ridotto del 3,7% in valore le importazioni di vino. Nello stesso periodo, gli acquisti dall’Italia sono aumentati del 5,9%, a dimostrazione del fatto che i produttori italiani hanno rafforzato la propria posizione nonostante la domanda più debole nell’insieme dei mercati considerati.
Secondo Alimenti News, la Repubblica Ceca si è distinta come uno dei principali motori di questa crescita per l’Italia. Il materiale estratto non riportava una suddivisione completa dei dati per Paese, ma indicava il mercato ceco come una delle fonti più evidenti di slancio per le vendite di vino italiano nel periodo.
I dati evidenziano una tendenza contrastante. Da un lato, la domanda complessiva in un gruppo di destinazioni non tradizionali o in via di sviluppo si è indebolita. Dall’altro, l’Italia ha migliorato i propri risultati all’interno di questo contesto di mercato meno favorevole. Ciò suggerisce che i fornitori italiani siano riusciti a conquistare quote ai concorrenti, almeno in valore, anche mentre il mercato delle importazioni nel suo complesso si contraeva.
I dati sono significativi perché gli esportatori considerano spesso i mercati emergenti un modo per compensare la crescita più lenta nelle destinazioni più mature. Un calo del 3,7% in 13 mercati indica che questi sbocchi alternativi non sono immuni dal raffreddamento degli scambi. Allo stesso tempo, l’aumento del 5,9% registrato dall’Italia mostra che è ancora possibile crescere nei singoli mercati e che i risultati possono variare notevolmente a seconda del Paese d’origine e della categoria.
Per le aziende del settore delle bevande, questi dati possono rappresentare al tempo stesso un avvertimento e un’opportunità. Indicano che anche alcuni mercati di esportazione secondari sono diventati più difficili da far crescere, limitando la possibilità di spostarsi facilmente dai mercati tradizionali. Mostrano però anche che i fornitori con un posizionamento, una strategia di prezzo o un assortimento efficaci possono ancora guadagnare quote, persino quando le importazioni totali diminuiscono. È un aspetto rilevante non solo per i produttori di vino, ma anche per le aziende del più ampio comparto delle bevande che monitorano i cambiamenti della domanda nei mercati di esportazione più recenti.
Il rapporto ha evidenziato i risultati in valore, non in volume: una distinzione importante in un settore in cui le variazioni nella composizione dell’offerta, nelle fasce di prezzo e nella premiumizzazione possono incidere sui risultati delle esportazioni anche se il numero di bottiglie spedite non cresce allo stesso ritmo. In assenza dei dati sui volumi nell’estratto pubblicato, non è possibile stabilire in quale misura l’avanzata dell’Italia sia dovuta a maggiori spedizioni e quanta invece ai prezzi o allo spostamento verso etichette di maggior valore.
Nomisma è ampiamente seguito nei settori alimentare e delle bevande in Italia per le sue ricerche di mercato e analisi degli scambi; i suoi risultati sono utilizzati regolarmente da produttori e associazioni di categoria per valutare le tendenze dell’export. In questo caso, la fotografia dei 13 mercati emergenti aggiunge un elemento al dibattito più ampio sulle future fonti della domanda di vino, mentre le abitudini di consumo cambiano da una regione all’altra.
Il risultato è particolarmente rilevante per i produttori italiani, poiché la diversificazione delle esportazioni è diventata una componente importante delle strategie commerciali. Quando i grandi mercati tradizionali rallentano, le aziende si rivolgono spesso all’Europa centrale e orientale, ad alcune aree dell’Asia e dell’America Latina o ad altre destinazioni d’importazione in via di sviluppo per ottenere una crescita aggiuntiva. I dati del primo semestre suggeriscono che questa strategia resta percorribile, ma non in modo uniforme. Il successo sembra dipendere dai singoli Paesi di destinazione e dalla capacità di competere efficacemente in mercati che continuano a importare vino, ma lo fanno in modo più selettivo.
Il ruolo della Repubblica Ceca nei dati conferma questo aspetto. Anche all’interno di un gruppo di mercati in difficoltà, alcune destinazioni possono continuare a ottenere risultati migliori e fungere da motori di crescita. Per gli esportatori, questo può spostare la pianificazione verso investimenti, distribuzione e promozione più mirati, anziché verso un’espansione generalizzata in tutti i mercati emergenti.
Nel rapporto estratto, Alimenti News non ha indicato quali Paesi produttori concorrenti abbiano perso terreno nel campione dei 13 mercati, né ha specificato se il guadagno dell’Italia si sia concentrato sui vini fermi, sugli spumanti o su un altro segmento. Questi dettagli potrebbero influire sull’interpretazione della tendenza da parte di produttori e importatori. Un aumento trainato, per esempio, dagli spumanti o dalle etichette premium segnalerebbe un modello di domanda diverso rispetto a una crescita basata sui vini fermi di fascia d’ingresso.
Nonostante questi limiti, il dato del primo semestre evidenzia un punto centrale: il mercato complessivo monitorato da Nomisma si è ridotto, mentre le vendite di vino italiano al suo interno sono aumentate. Per gli esportatori italiani, si tratta di una performance superiore a quella del mercato in un momento in cui le condizioni in diverse destinazioni emergenti erano diventate meno favorevoli.