Un tribunale di Amsterdam condanna Heineken a pagare 111,2 milioni di euro a una rivale greca per condotte anticoncorrenziali

Secondo i giudici, Athenian Brewery ha abusato per 16 anni della posizione dominante, causando perdite a Macedonian Thrace Brewery poi aumentate dagli interessi

giovedì 22 ottobre 2026

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Un tribunale di Amsterdam condanna Heineken a pagare 111,2 milioni di euro a una rivale greca per condotte anticoncorrenziali

Un tribunale di Amsterdam ha condannato Heineken a pagare 111,2 milioni di euro a una rivale greca, ritenendo il gruppo olandese responsabile delle condotte anticoncorrenziali perpetrate per molti anni dalla sua controllata greca.

Il Tribunale distrettuale di Amsterdam ha stabilito che Macedonian Thrace Brewery, o MTB, ha perso profitti a causa dell’abuso di posizione dominante nel mercato greco della birra da parte di Athenian Brewery, nota come AB, controllata di Heineken. Secondo la sentenza, MTB ha subito danni per 43,3 milioni di euro nell’arco di 16 anni; gli interessi, pari a 67,9 milioni di euro, hanno portato l’indennizzo totale a 111,2 milioni di euro.

La causa nasce da una lunga disputa in Grecia tra MTB, produttrice della birra Vergina, e Athenian Brewery, uno dei maggiori birrifici del Paese. La decisione del tribunale olandese fa seguito alle precedenti conclusioni dell’autorità greca per la concorrenza, secondo cui AB aveva sfruttato il proprio potere di mercato per limitare la concorrenza.

Alla fine del 2015, l’autorità greca per la concorrenza ha inflitto ad Athenian Brewery una multa di 31,5 milioni di euro, dopo aver accertato che aveva ostacolato la concorrenza per un periodo prolungato. Secondo l’autorità, il birrificio aveva stipulato accordi di esclusiva con i rivenditori e offerto sconti in cambio della limitazione o dell’interruzione della vendita di birre concorrenti. Tali pratiche, secondo le contestazioni riportate nel caso, hanno ridotto la scelta dei consumatori e contribuito all’aumento dei prezzi della birra sul mercato greco.

Il tribunale di Amsterdam ha riconosciuto la responsabilità di Heineken in quanto società madre di AB. È un passaggio significativo, perché estende le conseguenze economiche del caso greco in materia di concorrenza oltre la società operativa locale, coinvolgendo il gruppo multinazionale che la controlla.

Il risarcimento copre le perdite a partire dal 1998, anno in cui si ritiene abbia avuto inizio l’abuso di posizione dominante. Il tribunale ha riconosciuto che in quel periodo MTB non ha realizzato ricavi a cui avrebbe avuto diritto, non potendo competere a parità di condizioni sul mercato.

Heineken ha dichiarato che presenterà ricorso contro la decisione. In una risposta ripresa da ANP, l’azienda ha affermato di rispettare il procedimento legale, ma di non condividere parti importanti della sentenza. Un portavoce ha detto che richieste di risarcimento di tale entità dovrebbero basarsi sui fatti e su una rappresentazione realistica delle condizioni di mercato.

Heineken ha inoltre sostenuto che una parte del calcolo dei danni si fonda su ipotesi relative ai ricavi, al potere di determinazione dei prezzi e agli utili che MTB avrebbe conseguito in un mercato più competitivo. Secondo l’azienda, tali ipotesi dovrebbero essere verificate con attenzione alla luce delle prove economiche disponibili e dell’effettivo andamento del mercato nel periodo in questione.

La sentenza aggiunge un’altra sfida legale ed economica per un grande birrificio globale, in un momento in cui le autorità garanti della concorrenza e i tribunali europei continuano a esaminare i rapporti tra i grandi gruppi di beni di consumo e distributori, bar, ristoranti e rivenditori. Nel settore della birra, dove lo spazio sugli scaffali, l’accesso alle spine e le promozioni al dettaglio possono influenzare fortemente le scelte dei consumatori, il caso potrebbe aumentare l’attenzione sugli accordi di fornitura in esclusiva e sui sistemi di sconti che possono rendere più difficile per i marchi minori entrare in un mercato o espandervisi.

La vicenda apre inoltre la possibilità che la responsabilità si estenda più ampiamente alla società madre quando una controllata viene riconosciuta colpevole di aver violato le norme sulla concorrenza. Il tema potrebbe essere rilevante per l’intero settore delle bevande, compresi birra, vino e superalcolici, dove le grandi aziende operano spesso tramite società locali e si affidano ad accordi commerciali con migliaia di punti vendita. Analisti legali e dirigenti del settore seguiranno probabilmente con attenzione il ricorso, poiché l’esito potrebbe influenzare il modo in cui i gruppi valutano i rischi antitrust nelle strutture societarie transfrontaliere e nelle pratiche di vendita.

Da anni MTB sostiene di non aver avuto un accesso equo al mercato mentre cercava di far crescere il marchio Vergina in Grecia. La decisione del tribunale riconosce alla società un risarcimento non solo per gli affari che sostiene di aver perso, ma anche per il lungo periodo trascorso prima che si arrivasse a una decisione definitiva sui danni. La componente degli interessi, pari a 67,9 milioni di euro, supera l’importo dei danni di base e riflette quanto risalga nel tempo la condotta contestata.

Il caso riunisce due fasi dell’applicazione delle norme, sempre più interconnesse nelle controversie in materia di concorrenza. In primo luogo, le autorità stabiliscono se vi sia stata una violazione delle norme antitrust. In seguito, le società che affermano di aver subito un danno possono chiedere un risarcimento in sede civile. Questo percorso può trasformare una sanzione amministrativa in un problema economico molto più rilevante per l’azienda coinvolta, soprattutto quando la condotta è durata anni e il tribunale accoglie un’ampia richiesta di risarcimento per mancati profitti.

Per Heineken, il ricorso sarà ora la prossima fase di una controversia che dura da oltre un decennio nei procedimenti pubblici e da quasi tre decenni se si considera l’inizio della condotta descritta nelle sentenze. Per i concorrenti in Grecia e altrove, è probabile che la decisione venga letta come un segnale della disponibilità dei tribunali a imporre risarcimenti consistenti quando una posizione dominante viene sfruttata per escludere i rivali dai canali di vendita al dettaglio.

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