Le 10 regioni vinicole italiane più redditizie, secondo la classifica dell’AAWE

L’Alto Adige conquista di misura il primo posto con 32.155 euro di valore aggiunto netto per ettaro di vigneto

11-08-2026

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L’Alto Adige si è classificato come la regione vinicola più redditizia d’Italia nel 2024, con 32.155 euro di valore aggiunto netto aziendale per ettaro di vigneto, secondo una classifica pubblicata dall’American Association of Wine Economists sulla base di dati pubblici della Rete d’informazione contabile agricola dell’Unione europea, o FADN.

La Valle d’Aosta ha seguito con 32.043 euro per ettaro, a soli 112 euro dall’Alto Adige. Il divario è stato il più contenuto tra due posizioni consecutive nella classifica italiana. Nel ranking europeo più ampio, l’Alto Adige si è piazzato al secondo posto e la Valle d’Aosta al terzo, entrambi dietro la Champagne-Ardenne francese.

I dati non si riferiscono ai prezzi dei terreni né al valore di vendita di un ettaro di vigneto. La misura utilizzata nella classifica è il valore aggiunto netto aziendale per ettaro di vigneto, un indicatore contabile che parte dalla produzione totale, sottrae i consumi intermedi e gli ammortamenti, e poi aggiunge il saldo tra sussidi e imposte. Serve a mostrare il valore disponibile per remunerare lavoro, terra e capitale in azienda. Possono essere inclusi anche i proventi di attività legate all’azienda, compreso l’agriturismo, nella produzione totale.

Questa distinzione conta in un Paese in cui il valore dei vigneti, i prezzi delle bottiglie e il prestigio dominano spesso il dibattito pubblico. La classifica AAWE segnala invece la forza operativa delle aziende commerciali specializzate in viticoltura, misurata sulla base delle unità regionali FADN e non delle denominazioni più note d’Italia.

L’Italia ha collocato quattro regioni nella top 10 europea, più di qualsiasi altro Paese della classifica. Dopo Alto Adige e Valle d’Aosta, la Liguria è stata la terza regione italiana con 21.177 euro per ettaro, sufficiente per il quinto posto in Europa. La differenza tra Valle d’Aosta e Liguria è stata di 10.866 euro, a conferma di un forte calo dopo le due leader italiane. Il Piemonte si è classificato quarto a livello nazionale con 18.253 euro per ettaro e ottavo in Europa.

Quelle quattro regioni hanno garantito all’Italia una presenza forte ai vertici della graduatoria continentale. La concentrazione è significativa perché la classifica copre territori viticoli in tutta l’Unione europea, eppure Alto Adige, Valle d’Aosta, Liguria e Piemonte hanno chiuso tutte entro le prime 10 posizioni.

La Toscana ha guidato il gruppo successivo di regioni italiane con 12.447 euro per ettaro, classificandosi 12ª in Europa. Seguiva il Molise con 12.275 euro, appena 172 euro in meno, e poi il Veneto con 11.609 euro. Nel ranking europeo, queste tre regioni sono apparse una dopo l’altra al 12°, 13° e 14° posto, a dimostrazione di quanto fossero contenute le differenze nella parte centrale della classifica italiana.

Il Friuli-Venezia Giulia si è piazzato ottavo in Italia con 9.373 euro per ettaro e 17° in Europa. Il Trentino è stato nono con 8.831 euro, mentre la Basilicata ha completato la top 10 italiana con 7.547 euro. La differenza tra Friuli-Venezia Giulia e Trentino è stata di 542 euro, mentre il divario tra Trentino e Basilicata è stato di 1.284 euro. Dal primo al decimo posto in Italia, lo scarto ha raggiunto 24.608 euro per ettaro.

La Puglia è rimasta appena fuori dalla top 10 nazionale con 7.058 euro per ettaro, 489 euro sotto la Basilicata. Dopo la Puglia sono venute Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Campania, Abruzzo, Sardegna, Umbria e Sicilia, tutte incluse nella tabella europea citata dall’AAWE.

La classifica evidenzia quanto possa essere disomogenea la performance economica della viticoltura in Italia, anche tra regioni con lunghe tradizioni enologiche e solide reputazioni all’export. Alto Adige e Valle d’Aosta, le due leader italiane, erano separate da poco più di 100 euro per ettaro, mentre il divario tra la prima e la terza regione del Paese superava i 10.000 euro. Quando la lista arrivava alla Basilicata, al 10° posto, il valore per ettaro era inferiore a un quarto del livello dell’Alto Adige.

Poiché il quadro FADN si basa su aziende commerciali specializzate in viticoltura, i risultati riflettono la performance economica media di quelle imprese e non le vicende dei singoli produttori. Il dato inoltre non va letto come l’utile finale di un agricoltore. Si tratta di una misura operativa influenzata da produzione, costi, ammortamenti, sussidi e imposte, e in alcuni casi anche da attività collegate presenti in azienda.

Ciò significa che la classifica va intesa soprattutto come un’istantanea di quanta ricchezza abbiano generato in media i vigneti per ettaro nel 2024, non come una guida diretta al valore di mercato dei terreni vitati o a quanto una cantina possa chiedere per una bottiglia. Per le regioni vinicole italiane offre una chiave di lettura diversa della competitività, che colloca Alto Adige e Valle d’Aosta in testa a livello nazionale e subito dietro la Champagne-Ardenne in Europa.

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