11-05-2026

Uno studio della Stellenbosch University, nel Western Cape sudafricano, sta utilizzando la tecnologia di editing genetico per cercare di rendere le viti più resistenti alle malattie e alla siccità, in un lavoro che, secondo i ricercatori, potrebbe contribuire a proteggere le colture mentre si intensificano le pressioni climatiche.
Il progetto, guidato dal dipartimento di genetica dell’università in collaborazione con l’Agricultural Research Council, si concentra sulle viti, una coltura centrale per l’industria vinicola e l’economia agricola della regione. Gli scienziati stanno utilizzando CRISPR, uno strumento che consente modifiche precise al DNA, per indurre mutazioni che potrebbero aiutare le piante a resistere meglio allo stress.
La dottoressa Manuela Campa, genetista coinvolta nella ricerca, ha affermato che il team sta esaminando modi per migliorare la resilienza delle colture in un’ottica di agricoltura sostenibile. Ha aggiunto che il lavoro è incentrato sulle viti per la loro importanza per il Western Cape e per l’area di Stellenbosch, e perché questa coltura è sottoposta a una pressione crescente dovuta ai cambiamenti dei modelli meteorologici e alle malattie delle piante.
Lo studio arriva mentre gli agricoltori sudafricani fanno i conti con siccità ricorrenti, variazioni delle precipitazioni e minacce fitosanitarie che possono ridurre le rese e aumentare i costi di produzione. In regioni vinicole come Stellenbosch, dove i vigneti dipendono da condizioni di crescita stabili, i ricercatori hanno cercato modi per rafforzare le piante senza affidarsi soltanto ai trattamenti chimici o a pratiche ad alto consumo d’acqua.
CRISPR è diventato uno degli strumenti più osservati nella scienza agricola perché può intervenire su tratti specifici più rapidamente rispetto al miglioramento genetico tradizionale. In questo caso, i ricercatori stanno cercando di individuare cambiamenti genetici che possano aiutare le viti a far fronte contemporaneamente a più stress, tra cui il caldo e la scarsità d’acqua.
Il lavoro è ancora in fase di ricerca, ma riflette una spinta più ampia in Sudafrica a utilizzare la biotecnologia per sostenere la sicurezza alimentare e delle colture. Se avrà successo, l’approccio potrebbe in futuro essere applicato oltre che alle viti anche ad altre colture esposte a rischi ambientali simili.
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