Le autorità italiane identificano un relitto romano carico di centinaia di anfore da vino al largo della Sicilia
Il relitto, datato al II e I secolo a.C., indica la portata del commercio del vino nel Mediterraneo.
venerdì 14 agosto 2026
Le autorità italiane hanno identificato un relitto romano al largo della costa di Mazara del Vallo, nella Sicilia sudoccidentale, dove sul fondale marino, a 46 metri sotto la superficie, sono state trovate centinaia di anfore ritenute destinate al trasporto di vino.
Il ritrovamento, annunciato questa settimana, ha attirato l'attenzione non solo per il suo valore archeologico, ma anche per ciò che suggerisce sulla portata del commercio del vino nell'antico Mediterraneo prima della nascita di Cristo. Le stime iniziali datano il relitto tra il II e l'I secolo a.C., secondo i funzionari italiani coinvolti nell'operazione.
Il sito si trova nello Stretto di Sicilia, un tratto di mare che per migliaia di anni ha fatto da corridoio commerciale. Nell'antichità, le navi che viaggiavano tra Sicilia, Cartagine, Spagna e Nord Africa attraversavano regolarmente queste acque, rendendo il canale una delle rotte marittime più importanti del mondo mediterraneo.
Vicino al relitto, i funzionari hanno trovato una grande concentrazione di anfore Dressel 1A, un noto tipo di contenitore romano usato principalmente per il trasporto del vino. Queste anfore erano grandi contenitori cilindrici con fondo appuntito, progettati per essere sistemati strettamente l'uno accanto all'altro nella stiva di una nave. La loro presenza nel sito offre un legame diretto con il movimento del vino via mare in un'epoca in cui la bevanda era già una merce ampiamente commercializzata.
La scoperta è stata effettuata dal nucleo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di Palermo, dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e dal nucleo sommozzatori dei Carabinieri di Messina, con il supporto di una motovedetta dei Carabinieri con base a Trapani. I funzionari hanno detto che l'operazione è iniziata dopo una segnalazione di privati cittadini.
In una nota diffusa dal Ministero della Cultura, Alessandro Giuli, ministro della Cultura italiano, ha definito il relitto una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni.
“Si tratta di una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni”, ha detto Giuli. “Il mare continua a restituire preziosi frammenti della nostra storia e il relitto di Mazara del Vallo ci parla delle persone, delle rotte e degli scambi che hanno reso il Mediterraneo un crocevia di civiltà. La ricerca continuerà a svelarne la storia e a restituirla al pubblico.”
Per gli studiosi della storia del cibo e del vino, il ritrovamento aggiunge nuove prove a una vicenda che da tempo viene ricostruita attraverso fonti scritte, frammenti di anfore e scavi precedenti. Il vino non era un prodotto marginale nel mondo romano. Veniva consumato da tutte le classi sociali ed era commerciato in grandi quantità, spesso trasportato via nave su lunghe distanze. I carichi di anfore costituivano una parte centrale di quel sistema e le loro forme e marcature aiutano gli archeologi a risalire alle aree di produzione, ai modelli commerciali e ai legami economici tra le regioni.
Le anfore Dressel 1 sono in particolare strettamente associate all'espansione del commercio del vino italiano durante il tardo periodo repubblicano. La loro presenza in un sito di relitto al largo della Sicilia è coerente con ciò che gli storici sanno già sulla funzione dell'isola negli scambi mediterranei. La Sicilia si trovava tra la penisola italiana, il Nord Africa e il Mediterraneo occidentale, e i suoi porti servivano da punti strategici per le navi che trasportavano prodotti agricoli, tra cui vino, cereali e olio.
La scoperta tocca anche il lungo rapporto della Sicilia con la viticoltura. La storia del vino sull'isola precede il dominio romano e gli studiosi hanno spesso sottolineato l'influenza dei coloni greci nel plasmare le pratiche locali di coltivazione della vite e di vinificazione. Le comunità greche introdussero varietà di uva e conoscenze tecniche che contribuirono a definire l'identità agricola dell'isola ben prima del periodo romano. Il relitto collega quindi due storie connesse: la Sicilia come produttrice di vino e la Sicilia come crocevia marittimo attraverso cui il vino transitava.
I funzionari non hanno ancora diffuso informazioni dettagliate sulla nave stessa, comprese costruzione, dimensioni o stato di conservazione. In questa fase, le anfore rappresentano l'elemento visibile più chiaro del sito e la base per la datazione iniziale. Ulteriori lavori subacquei dovrebbero chiarire il contesto del relitto, il suo carico e la rotta che potrebbe aver seguito al momento dell'affondamento.
La Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana dovrebbe ora svolgere ulteriori attività di documentazione e studio del sito. Quel lavoro avrà l'obiettivo di ricostruire il contesto archeologico e predisporre misure di tutela. I siti subacquei di questo tipo possono essere vulnerabili a saccheggi, attività di pesca e danni ambientali, soprattutto una volta che la loro posizione diventa nota.
Mazara del Vallo, sulla costa sudoccidentale della Sicilia, guarda da sempre verso il mare. Oggi è conosciuta come un porto peschereccio con profondi legami con il Mediterraneo, ma la scoperta al largo mostra quanto indietro nel tempo si estenda questo rapporto. Il relitto suggerisce un mondo marittimo in cui il vino era già parte di una vasta rete commerciale che collegava porti, popoli ed economie attraverso il bacino.
Per gli archeologi, le anfore sono spesso tra gli oggetti più utili recuperati dai relitti antichi perché possono rivelare sia il carico sia la cronologia. Le loro forme sono cambiate nel tempo e alcuni tipi sono strettamente legati a periodi e regioni specifici. A Mazara del Vallo, la concentrazione di contenitori Dressel 1A offre ai ricercatori un primo quadro per comprendere la nave e la sua funzione, anche prima dell'inizio di uno scavo più esteso.
Le autorità italiane hanno detto che la prossima fase dei lavori si concentrerà sulla documentazione dettagliata del sito e sull'approfondimento dell'indagine. Quel processo richiederà probabilmente tempo, soprattutto a una profondità che impone immersioni specializzate e un'attenta pianificazione della conservazione. Ciò che è già emerso, tuttavia, è un segno vivido di quanto il vino fosse centrale nel commercio antico e di quanta parte di quella storia si trovi ancora sui fondali del Mediterraneo.