23-06-2026
Il Veneto si avvia verso un’altra grande vendemmia nel 2026, con le prime stime che indicano una produzione superiore a 11 milioni di ettolitri, sostanzialmente in linea con lo scorso anno, mentre i produttori devono anche fare i conti con rinnovate preoccupazioni per la flavescenza dorata, una malattia della vite diffusa dall’insetto Scaphoideus titanus.
Le prospettive contano ben oltre i vigneti della regione perché il Veneto è una delle principali aree vinicole d’Italia. Una vendemmia senza tagli significativi, unita a scorte già elevate, potrebbe aumentare la pressione sui prezzi del vino e sulla capacità di stoccaggio lungo la filiera delle bevande, facendo al tempo stesso crescere i costi per la salute dei vigneti.
Al 31 maggio, le scorte di vino in Veneto erano superiori a 12 milioni di ettolitri, secondo i dati citati da Gambero Rosso. Questo lascia il mercato sotto pressione ancora prima che arrivi il nuovo raccolto. Se la vendemmia raggiungerà i livelli oggi ipotizzati, i produttori potrebbero trovarsi ad affrontare un’altra stagione di offerta abbondante in un mercato che già sopporta volumi elevati.
Allo stesso tempo, l’attenzione è concentrata sulla flavescenza dorata, una grave malattia della vite che è diventata un problema crescente nel Nord Italia. L’insetto vettore, Scaphoideus titanus, è stato rilevato in circa il 92% delle aree monitorate in Veneto, secondo il rapporto. Un livello di diffusione del genere desta preoccupazione perché aumenta la necessità di controlli e trattamenti nei vigneti durante la stagione vegetativa.
La combinazione tra produzione sostenuta e rischi fitosanitari crea un equilibrio difficile per i viticoltori. Un raccolto abbondante può sostenere i volumi dei vini fermi e spumanti di una delle regioni più importanti d’Italia, ma può anche aggravare l’eccesso di offerta se la domanda non lo assorbe. Allo stesso tempo, le misure di contenimento delle malattie possono aumentare i costi operativi per produttori che già devono fare i conti con un mercato affollato.
Le prime stime restano preliminari e dipenderanno dal meteo e dalle condizioni dei vigneti fino all’estate. Ma il quadro attuale in Veneto suggerisce che i produttori potrebbero ancora una volta dover gestire due pressioni concorrenti: troppo vino nel sistema e una minaccia fitosanitaria che richiede un monitoraggio attento prima dell’inizio della vendemmia 2026.