Legambiente nomina Barone Pizzini Custode della Biodiversità
La cantina della Franciacorta entra in una rete sostenuta dall’Ue che lega la tutela degli habitat al monitoraggio pubblico del suolo del vigneto e degli insetti.
mercoledì 30 settembre 2026
Barone Pizzini, storica cantina della Franciacorta, è stata riconosciuta dal gruppo ambientalista Legambiente come “Custode della Biodiversità”, una designazione che collega il lavoro di sostenibilità portato avanti da anni dal produttore a un più ampio sforzo regionale per proteggere gli habitat naturali e gli ecosistemi agricoli.
Il riconoscimento è stato consegnato nei giorni scorsi al presidente di Barone Pizzini Silvano Brescianini presso la cantina di Provaglio d’Iseo, in provincia di Brescia, nel corso di un incontro intitolato “Biodiversità in vigna”. L’evento era incentrato sul rapporto tra ambiente, salute del suolo e viticoltura sostenibile, e ha coinvolto Legambiente Lombardia, Ersaf, l’agenzia regionale lombarda per i servizi agricoli e forestali, e lo studio di agronomia Studio Agronomico Sata.
Il premio segna un ulteriore passo in un programma di sostenibilità che la cantina dice di perseguire da oltre 30 anni. Barone Pizzini aveva già ottenuto nel 2015 la certificazione internazionale “Biodiversity Friend”, uno standard volontario creato dalla World Biodiversity Association nel 2010 per valutare la conservazione della biodiversità in agricoltura e in altri contesti.
Questo ultimo riconoscimento colloca la cantina all’interno di una rete di “Custodi della Biodiversità” promossa da Legambiente Lombardia. Il programma è collegato alla più ampia iniziativa Life NatConnect 2030, acronimo di “Connessioni naturali per Natura 2000 nell’Italia settentrionale al 2030”. Il progetto è cofinanziato dall’Unione europea, coordinato dalla Regione Lombardia e sostenuto dalla Fondazione Cariplo. Coinvolge 16 partner e si svolge dal 2024 al 2032 in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e nella Provincia autonoma di Trento.
Secondo gli organizzatori, il progetto mira a rafforzare la biodiversità e a migliorare le connessioni ecologiche attraverso il ripristino degli habitat, lo sviluppo di corridoi ecologici, misure di adattamento climatico e la gestione delle specie invasive. Il riconoscimento a Barone Pizzini vuole collegare questi grandi obiettivi di politica pubblica al lavoro quotidiano di un’azienda agricola che opera in un paesaggio vitivinicolo.
Il modello di “custodia del territorio” di Legambiente si basa sull’idea che le persone e le aziende che operano in un luogo debbano svolgere un ruolo attivo nella sua tutela. In pratica, ciò significa che il riconoscimento non è solo onorifico. I partecipanti si impegnano volontariamente in azioni specifiche di conservazione, cura del territorio e protezione delle risorse naturali condivise.
Per Barone Pizzini, questo quadro si inserisce in una filosofia promossa da anni: considerare il vigneto non semplicemente come una superficie produttiva, ma come un ecosistema vivo sopra e sotto il suolo. In questa visione, la qualità dell’uva dipende dalla vitalità del suolo, dalla presenza di specie vegetali e animali e dall’equilibrio ambientale complessivo del sito.
Brescianini ha affermato che la cantina ha sempre considerato la certificazione esterna un modo utile per acquisire una prospettiva diversa sul proprio lavoro. “Abbiamo sempre visto gli organismi di certificazione come un nuovo punto di vista, un occhio che guarda le cose in modo diverso da come le guardavamo noi”, ha detto, descrivendo il processo come un’opportunità e non come un limite. Ha anche affermato che favorire la biodiversità permette alle viti di crescere in un suolo ricco di vita, aiutandole a sviluppare una maggiore resistenza alle malattie.
Ha inquadrato l’agricoltura biologica e la sostenibilità come strumenti, non come fini in sé. “Tutto questo richiede più impegno, sia intellettuale sia operativo, e richiede di adattarsi ai ritmi della natura”, ha detto Brescianini. “Ma non sarebbe incoerente pensare a un prodotto di qualità fatto con cose che non hanno nulla a che vedere con la natura? L’agricoltura biologica e la sostenibilità sono i mezzi. Il fine è la qualità”.
Una parte centrale del nuovo impegno riguarda il monitoraggio della biodiversità, soprattutto nel suolo. Barone Pizzini svolge già da anni questo lavoro con Studio Agronomico Sata. L’attività comprende il rilevamento dei microartropodi, usati come indicatori della salute del suolo e della fertilità biologica, e l’assegnazione di un punteggio QBS-ar, indice di qualità biologica del suolo basato sugli artropodi. Il lavoro viene svolto in collaborazione con l’Agrofood Research Hub dell’Università di Brescia.
Il piano di monitoraggio si estenderà anche al di sopra del suolo. La cantina ha detto che terrà sotto osservazione gruppi di insetti tra cui carabidi, coleotteri, ditteri e imenotteri, considerati indicatori utili della ricchezza biologica. L’obiettivo è misurare non solo ciò che accade nelle viti stesse, ma anche il contributo degli elementi di habitat circostanti all’equilibrio ecologico.
Il programma prevede anche una valutazione del ruolo più ampio dell’agroecosistema aziendale. Ciò include l’osservazione di siti di nidificazione, aree umide e spazi che favoriscono gli insetti impollinatori. Inoltre, la cantina intende calcolare la capacità di sequestro del carbonio del proprio ecosistema agricolo, aggiungendo al lavoro sulla biodiversità già in corso una misura legata al clima.
Gli organizzatori hanno detto che le informazioni raccolte attraverso queste attività saranno rese pubbliche. La diffusione dei dati mira a sostenere la trasparenza e a condividere conoscenze tecniche oltre la cantina stessa, offrendo un quadro più chiaro di come la biodiversità possa essere misurata e gestita in un vigneto commerciale.
La Franciacorta, nota per gli spumanti metodo classico, è una delle aree vitivinicole più conosciute d’Italia, e la pressione sul suolo agricolo in zone di questo tipo è entrata a far parte di un dibattito più ampio sull’impatto ambientale dell’agricoltura intensiva, della frammentazione degli habitat e del cambiamento climatico. In questo contesto, programmi come Life NatConnect 2030 cercano di collegare le politiche di conservazione ai paesaggi produttivi anziché separare le aree protette da quelle produttive.
Per Legambiente e i suoi partner, il riconoscimento a Barone Pizzini sembra servire proprio a questo: usare un noto produttore di vino come caso di studio per mostrare come le imprese private possano assumere obblighi ambientali misurabili. Per la cantina, il riconoscimento aggiunge un nuovo livello di monitoraggio scientifico a una strategia di sostenibilità che, secondo l’azienda, è stata costruita nel corso di decenni, con il coinvolgimento di istituti di ricerca, agronomi e organismi regionali nella documentazione delle condizioni del vigneto e dell’ambiente circostante.