I dazi USA pesano sulle importazioni di vino

Le spedizioni italiane, francesi e spagnole verso gli Stati Uniti sono diminuite nel 2025 mentre i dazi aumentavano a ritmi diversi da Paese a Paese.

28-04-2026

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I dazi USA pesano sulle importazioni di vino

I dazi imposti dagli Stati Uniti sul vino importato hanno avuto un effetto misurabile nel 2025, con un impatto variabile a seconda del Paese e della tempistica delle misure, secondo un’analisi dell’American Association of Wine Economists basata sui dati del U.S. Census Bureau tratti da USA Trade Online.

Per il vino italiano, l’aliquota tariffaria effettiva del 2025 è stata dell’8,8%, calcolata come media dei diversi dazi applicati nel corso dell’anno. Il dato riflette un prelievo standard di circa 6,3 centesimi di dollaro per litro sulla maggior parte dei vini fermi da gennaio al 4 aprile, seguito da un dazio del 10% dal 5 aprile al 7 agosto e da un dazio del 15% a partire dall’8 agosto.

L’aumento dei costi è arrivato mentre le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti si indebolivano. Secondo l’istituto nazionale di statistica ISTAT, le spedizioni di vino italiano negli Usa hanno raggiunto 1,75 miliardi di euro nel 2025, in calo del 9,1% rispetto al 2024, mentre i volumi sono scesi del 6,2% a 339,5 milioni di litri.

La Francia ha registrato un’aliquota effettiva più bassa, pari al 7,4%, ma l’impatto è stato comunque significativo perché gli Stati Uniti restano uno dei suoi mercati più importanti. Le esportazioni di vino francese verso gli Usa hanno totalizzato quasi 1,9 miliardi di euro nel 2025, pari al 17,9% del totale delle esportazioni vinicole francesi, ma in calo del 19% rispetto al 2024. Anche i volumi sono diminuiti, scendendo a 1,6 milioni di ettolitri.

La Spagna ha registrato una delle aliquote tariffarie effettive più alte tra i principali fornitori, pari al 9,3%. Gli Stati Uniti sono il secondo mercato di esportazione per il vino spagnolo e le spedizioni verso questo Paese sono scese a 210,8 milioni di euro nel 2025, con un calo del 14,8% rispetto all’anno precedente.

L’analisi dell’AAWE suggerisce che i dazi non siano stati l’unico fattore a incidere sugli scambi, ma indica un chiaro rapporto tra l’aumento dei prelievi e la debolezza della performance export nei principali Paesi produttori.

L’effetto è stato disomogeneo a livello globale. L’Australia ha affrontato un dazio medio del 5,5%, la Nuova Zelanda del 9,4%, l’Argentina del 7,3%, il Cile del 5,5%, il Portogallo del 9,4% e la Germania del 9,3%, a conferma che gli esportatori sono entrati nel mercato statunitense con pressioni sui costi diverse a seconda dell’origine e del mix di prodotto.

I risultati arrivano in un momento in cui i produttori europei e di altre aree continuano a seguire con attenzione la politica commerciale statunitense, poiché anche variazioni modeste dei livelli tariffari possono modificare prezzi, margini e domanda in uno dei mercati del vino più importanti al mondo.

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