21-04-2026

L’industria vinicola italiana è sottoposta a una pressione crescente per effetto della contrazione dei margini, delle condizioni più difficili sui mercati esteri e del cambiamento nelle abitudini dei consumatori, secondo una nuova analisi di Michael Page, la società di recruiting. Il rapporto sostiene che le aziende vinicole si stanno orientando verso un modello più manageriale e guidato dai dati, in cui strategia, analisi e posizionamento del marchio stanno diventando centrali per la competitività.
I risultati indicano un settore che procede a velocità diverse a seconda delle dimensioni aziendali. Le cantine più piccole, soprattutto quelle con ricavi annui inferiori a 10 milioni di euro, si stanno concentrando sull’aumento del valore medio e sul riposizionamento dei propri brand per difendersi dalla pressione sui prezzi. I gruppi più grandi, con ricavi superiori a 100 milioni di euro, puntano invece su scala, crescita dei volumi e processi organizzativi più rigorosi. Questa divisione sta influenzando anche il fabbisogno di assunzioni, con le aziende alla ricerca di manager in grado di gestire finanza, vendite e operations in contesti più complessi. Michael Page ha affermato che il 33% delle aziende ha indicato la pressione sui margini come un problema strutturale.
L’export resta una delle principali fonti di tensione. Il rapporto afferma che il modello tradizionale di esportazione del vino italiano sta perdendo parte della sua stabilità a causa delle pressioni economiche, della debolezza dei canali distributivi e delle nuove barriere commerciali. La concorrenza sui prezzi sta colpendo le aziende in tutte le fasce di fatturato e sta comprimendo la redditività lungo l’intera filiera. I dazi sono oggi motivo di preoccupazione per il 25% delle aziende nel complesso, percentuale che sale al 30% tra le imprese con ricavi superiori a 30 milioni di euro e al 33,3% tra quelle oltre i 100 milioni. Le cantine più piccole hanno maggiori probabilità di avere difficoltà con gli importatori: il 36,8% delle aziende sotto i 10 milioni di euro di fatturato ha indicato questo aspetto come un problema, contro una media complessiva del 22%.
Gli investimenti digitali stanno diventando uno strumento difensivo, non solo un segnale di innovazione. Michael Page ha detto che l’85% delle aziende intervistate prevede di investire nella digitalizzazione nei prossimi 24 mesi. Per le realtà più piccole, la priorità è controllare i margini e migliorare l’efficienza. Le aziende di medie dimensioni si concentrano sulla gestione di clienti e distributori attraverso sistemi CRM. I gruppi più grandi si stanno orientando verso strumenti di business intelligence, previsioni di vendita e sistemi di supporto alle decisioni.
Pierluigi Catello, executive manager di Michael Page, ha affermato che le cantine stanno investendo sempre più in strumenti digitali per ottenere un controllo migliore sui costi diretti e indiretti. Ha spiegato che l’obiettivo non è solo l’efficienza, ma anche usare i dati per individuare risparmi e costruire strategie commerciali capaci di migliorare i margini. Ha aggiunto che questo è particolarmente importante per i gruppi più grandi che operano su più mercati e canali distributivi, dove le performance devono essere monitorate per mercato, cliente e persino singolo prodotto.
Il rapporto individua inoltre cinque competenze che prevede saranno le più richieste nei prossimi cinque anni: visione strategica e capacità decisionale al 26%, gestione dei margini al 18%, costruzione e posizionamento del brand al 16%, leadership al 12% e gestione dei dati all’11%. Michael Page ha affermato che queste competenze saranno necessarie mentre le cantine passano da un approccio guidato dal prodotto a uno più centrato sui consumatori e sulla creazione di valore.
Anche l’innovazione sta cambiando forma. Per le cantine più piccole significa sempre più semplificare le linee di prodotto, ridurre la complessità e assicurarsi che il prezzo sia coerente con il valore percepito. Per le aziende più grandi, invece, l’innovazione è più orientata al mercato e comprende vini low-alcohol e no-alcohol, oltre a nuovi formati come lattine e bag-in-box.
Catello ha detto che le cantine con maggiori probabilità di competere con successo in futuro saranno quelle che adotteranno un approccio davvero data-driven e assumeranno persone in grado di interpretare le informazioni e trasformarle in strategia. Ha aggiunto che il cambiamento chiave consiste nel partire dalle esigenze dei consumatori anziché soltanto dalla tradizione o dalla storia del prodotto.
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