Pompei rilancia le antiche vigne nel parco archeologico per riconnettersi con il suo patrimonio culturale

Una nuova partnership pianta uve Greco e Aglianico biologiche, unendo ricerca scientifica e agricoltura sostenibile su uno storico terreno vulcanico

09-03-2026

Condividi!

Pompeii Revives Ancient Vineyards in Archaeological Park to Reconnect with Its Cultural Heritage

L'antica città di Pompei sta compiendo un nuovo passo per ricollegarsi al suo passato, piantando vigneti all'interno del suo parco archeologico. L'iniziativa è frutto di una partnership tra il Parco Archeologico di Pompei e il Gruppo Tenute Capaldo, di cui fanno parte Feudi di San Gregorio, noto produttore di vino campano, e Basilisco, lucano. Il progetto è stato presentato a un pubblico internazionale presso l'Istituto Italiano di Cultura di Londra il 25 febbraio, dove Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del Parco, ha spiegato che il piano va oltre la produzione di vino per scopi commerciali.

Zuchtriegel ha sottolineato che il progetto mira a combinare ricerca scientifica, sostenibilità e promozione dei prodotti agricoli italiani. Il vigneto di sei ettari sarà piantato con varietà di uve Greco e Aglianico e coltivato esclusivamente con metodi biologici. La guida del progetto è affidata al professor Attilio Scienza dell'Università degli Studi di Milano, uno dei massimi esperti di enologia. La scelta dei vitigni rispecchia quelli storicamente coltivati in Campania e si allinea alle competenze di Feudi di San Gregorio.

Le origini di questa iniziativa possono essere fatte risalire a studi botanici condotti negli anni '90 dal laboratorio di ricerca applicata di Pompei. Questi studi si sono concentrati sulla comprensione delle antiche tecniche di coltivazione dei vigneti e delle abitudini alimentari a Pompei prima dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.. Nel corso del tempo, questa ricerca si è ampliata in un più ampio programma di archeo-agricoltura che ora include la coltivazione dell'olivo e le attività di agricoltura sociale all'interno di quella che il parco descrive come una fattoria sociale e culturale.

Zuchtriegel ha sottolineato che a Pompei il vino è sempre stato più di una semplice merce. Ha fatto riferimento alle sale per banchetti recentemente scavate e decorate con affreschi che raffigurano Dioniso (Bacco per i Romani) e altre figure mitologiche associate al vino. Queste immagini servivano a ricordare agli antichi commensali che bere vino era un atto comunitario legato ai rituali religiosi e alla mitologia. Zuchtriegel ha anche osservato che l'approccio italiano al consumo di vino è diverso da quello di altri Paesi in cui si stanno prendendo in considerazione le avvertenze sanitarie sulle bottiglie. Ha suggerito che i tassi più bassi di dipendenza da alcol in Italia potrebbero essere legati al ruolo del vino come parte di pasti condivisi e tradizioni culturali, piuttosto che come intossicante isolato.

Storicamente, il vino ha avuto un ruolo centrale nell'economia di Pompei. Dipinti dell'antichità mostrano il Vesuvio ricoperto di vigneti e le prove archeologiche indicano che il vino pompeiano veniva esportato in tutto il Mediterraneo, raggiungendo regioni come la Spagna, la Turchia, il Nord Africa e la Francia meridionale. Non tutti i consumatori antichi apprezzavano il vino pompeiano; alcune iscrizioni consigliavano ai visitatori di mangiare il pane di Pompei ma di bere il vino della vicina Nuceria. Anche i gusti dei Romani differivano dalle preferenze moderne, poiché spesso mescolavano il vino con acqua e spezie.

Il progetto attuale non mira a ricreare esattamente i vini romani, ma cerca di far rivivere la viticoltura sui terreni che duemila anni fa ospitavano i vigneti. L'obiettivo è quello di permettere ai visitatori di sperimentare sia il paesaggio che i prodotti di questi vigneti rinnovati. Antonio Capaldo, presidente di Feudi di San Gregorio, ha descritto il progetto come un impegno a lungo termine, simile al modo in cui i Romani hanno stabilito la loro presenza piantando viti e ulivi prima di costruire infrastrutture o riscuotere tasse.

Capaldo ha sottolineato che i soldati romani bevevano circa un litro di vino al giorno, solitamente diluito con acqua a causa delle preoccupazioni sulla qualità dell'acqua dell'epoca. Per l'industria vinicola di oggi, che deve affrontare le sfide normative e il cambiamento delle abitudini dei consumatori, il nuovo vigneto di Pompei offre una storia di resilienza e continuità.

Il parco sta investendo non solo nella conservazione delle sue rovine, ma anche in quella del paesaggio e dell'ambiente grazie a questa partnership con un'impresa privata. I piani prevedono lo sviluppo di strutture per la vinificazione e l'invecchiamento in loco. Reimpiantando le viti nel terreno vulcanico, Pompei mira a far rivivere una tradizione agricola radicata nella pazienza e nella ricchezza culturale, piuttosto che replicare semplicemente i sapori antichi. Questo sforzo segna un cambiamento per Pompei, che passa dall'essere vista solo come un sito congelato dal disastro a un sito che coltiva attivamente il suo patrimonio per le generazioni future.

Ti è piaciuta la lettura? Condividetela con altri!