L'UE contesta le misure antidumping della Cina sul brandy all'OMC

Bruxelles cerca una soluzione attraverso i meccanismi di contenzioso dell'OMC

25-11-2024

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La Commissione europea ha avviato un procedimento formale presso l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) per contestare le misure antidumping provvisorie imposte dalla Cina sulle importazioni di brandy dell'Unione europea. In una dichiarazione rilasciata lunedì, l'UE ha sostenuto che queste misure violano le regole del commercio internazionale e colpiscono ingiustamente l'industria europea.

Il vicepresidente esecutivo della Commissione e commissario per il commercio Valdis Dombrovskis ha sottolineato che l'UE è impegnata a difendere i propri settori economici da quello che percepisce come un uso improprio degli strumenti di difesa commerciale. Dombrovskis ha osservato che la richiesta di consultazioni riflette la determinazione della Commissione a proteggere i produttori europei da quelle che considera accuse infondate.

La controversia è incentrata sulle misure adottate dalle autorità cinesi il 15 novembre, che impongono agli importatori di brandy europeo di depositare margini antidumping compresi tra il 30,6% e il 39%. Pechino giustifica la decisione sostenendo che i produttori europei hanno venduto il brandy a prezzi ingiustamente bassi, danneggiando l'industria nazionale e minacciandone la crescita. Tuttavia, Bruxelles sostiene che le prove alla base di queste misure sono insufficienti e non dimostrano un legame diretto tra le importazioni europee e il presunto danno.

L'indagine della Cina è iniziata a gennaio di quest'anno e ha preso di mira principalmente i produttori francesi, che sono i principali esportatori di brandy sul mercato cinese. I risultati preliminari presentati in agosto hanno suggerito significativi margini di dumping, anche se all'epoca non sono state applicate misure provvisorie. La situazione è cambiata con l'introduzione di depositi obbligatori a novembre.

Dall'avvio dell'indagine, la Commissione europea ha monitorato attentamente il caso e ha ripetutamente espresso la sua opposizione all'approccio della Cina. Secondo la Commissione, il caso è contrario alle norme internazionali e intende risolvere la questione attraverso i meccanismi di risoluzione delle controversie previsti dall'OMC. La richiesta di consultazioni presentata all'organizzazione con sede a Ginevra segna il primo passo di un processo che, in assenza di un accordo, potrebbe sfociare in un panel di controversie.

La Cina ha ora dieci giorni per rispondere alla richiesta dell'UE e fissare una data per le consultazioni. Se non si raggiungerà una soluzione, si potrà chiedere all'OMC di riesaminare il caso ed emettere una decisione vincolante. Nel frattempo, la Commissione europea si è impegnata a continuare a prendere provvedimenti per salvaguardare gli interessi dei produttori europei interessati.

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