07-01-2026

L'industria vinicola mondiale si trova ad affrontare sfide importanti, poiché il cambiamento climatico altera i modelli meteorologici e influisce sulla coltivazione della vite. Negli ultimi anni, eventi meteorologici estremi hanno colpito i vigneti delle principali regioni vinicole, tra cui Italia, Spagna, Australia, Argentina, Cile, Brasile e Sudafrica. Secondo l'Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV), nel 2024 si è registrato un calo del 10% della produzione vinicola mondiale a causa di grandinate, gelate improvvise e gravi siccità. Alcune regioni hanno registrato cali fino al 30%, segnando i livelli di produzione più bassi dal 1961.
L'Italia, tradizionalmente uno dei principali produttori di vino al mondo, è stata duramente colpita da questi cambiamenti. Nel 2023, il raccolto di vino del Paese è diminuito del 12% rispetto all'anno precedente. Il calo è stato più pronunciato nelle regioni centrali e meridionali, dove i raccolti sono diminuiti rispettivamente del 20% e del 30%. Questa riduzione è legata a un aumento del 70% delle precipitazioni nei periodi critici per i trattamenti di controllo delle malattie nei vigneti. L'eccesso di pioggia non solo ha reso difficile l'accesso ai campi, ma ha anche aumentato il rischio di malattie delle piante.
Nel 2024 si è registrata una modesta ripresa del settore vitivinicolo italiano, con un aumento del 7% del raccolto rispetto al 2023. Tuttavia, questo miglioramento non ha riportato la produzione ai livelli degli anni precedenti. I dati del Consiglio Nazionale delle Ricerche mostrano che la siccità continua a colpire quasi un terzo dei terreni agricoli nelle regioni meridionali come Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. La Sicilia e la Calabria sono state particolarmente colpite, con la siccità che ha colpito rispettivamente il 69% e il 47% delle loro aree agricole.
L'aumento delle temperature sta cambiando anche le modalità e i luoghi di coltivazione dell'uva. Negli ultimi tre decenni, le temperature medie nell'Italia meridionale sono aumentate di quasi due gradi Celsius. Questo ha portato molti coltivatori a spostare i vigneti ad altitudini più elevate, talvolta fino a 1.000 metri sul livello del mare, alla ricerca di condizioni più fresche e di una migliore umidità del suolo. Gli esperti avvertono che il trasferimento dei vigneti deve essere fatto con attenzione per evitare di danneggiare gli ecosistemi locali o ridurre la biodiversità.
Mentre l'Italia meridionale lotta con la siccità e la carenza d'acqua, le regioni settentrionali devono affrontare problemi diversi. Le persistenti piogge abbondanti e le inondazioni hanno reso i campi inaccessibili ai macchinari durante i periodi chiave della semina e della raccolta. Queste condizioni hanno ritardato la semina e impedito la raccolta del fieno necessario per l'alimentazione del bestiame.
Il cambiamento climatico sta influenzando anche la tempistica dei cicli di crescita della vite. Gli inverni più caldi possono compromettere la capacità delle piante di entrare in dormienza e di avviare nuovi cicli di crescita al momento giusto. Questo può ridurre le rese e influire sulla qualità dell'uva.
In prospettiva, i ricercatori avvertono che un ulteriore aumento delle temperature globali potrebbe ridurre drasticamente i terreni adatti alla coltivazione della vite in tutto il mondo. Uno studio pubblicato dai Proceedings of the National Academy of Sciences ha rilevato che se le temperature medie dovessero aumentare di due gradi Celsius, più della metà delle attuali aree viticole potrebbe diventare inadatta alle varietà di uva tradizionali. Se le temperature aumentassero di quattro gradi centigradi, fino all'85% di queste aree potrebbe andare perduto.
Una soluzione proposta è quella di diversificare i tipi di uva coltivati - noti come "cultivar" - per includere varietà più resistenti al calore o alla siccità. Cambiando cultivar, le perdite potrebbero essere ridotte in modo significativo anche in scenari di temperature più elevate. Tuttavia, il cambiamento delle varietà di uva può alterare il gusto e il carattere dei vini, il che può influire sia sulle preferenze dei consumatori sia sui risultati economici per i produttori.
Il settore vitivinicolo italiano si trova ora a un bivio. Dopo quattro anni di livelli di produzione stabili e vicini alle medie storiche, la produzione è calata bruscamente nel 2023. Le prime stime per il 2024 indicano una certa ripresa, ma sono ancora inferiori alla media quinquennale. Gli esperti del settore affermano che l'adattamento ai cambiamenti climatici richiederà nuove pratiche agricole, un'attenta gestione della biodiversità e una pianificazione a lungo termine.
Con l'aumentare delle pressioni climatiche, i viticoltori di tutta Italia - e di tutto il mondo - sono costretti a ripensare il modo in cui coltivano l'uva e producono il vino. Il futuro di questa industria secolare potrebbe dipendere dalla rapidità con cui riuscirà ad adattarsi a un ambiente che cambia, preservando al contempo il suo valore culturale ed economico.
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