13-11-2024

Il settore vinicolo negli Stati Uniti e in Europa deve affrontare nuove potenziali tensioni commerciali derivanti dall'attuale clima politico ed economico tra Stati Uniti e Francia. Anche se questa volta il vino potrebbe evitare alcune misure punitive, l'incertezza rimane significativa.
L'elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti e la decisione della Francia di aumentare la tassa sui servizi digitali (DST) dal 3 al 5% sono i due eventi principali che hanno messo a dura prova le relazioni. La tassa è rivolta principalmente alle grandi aziende tecnologiche americane e l'amministrazione Trump aveva già accennato a ritorsioni anche prima di questo aumento.
La possibilità di misure di ritorsione è evidente, e alcuni analisti ricordano le questioni irrisolte tra Stati Uniti e Unione Europea, come la controversia Airbus-Boeing. Tale conflitto ha portato all'imposizione di tariffe sui vini europei nel 2019. Tuttavia, Ben Aneff, presidente della U.S. Wine Trade Alliance (USWTA), ha espresso un cauto ottimismo. Aneff ritiene che il vino francese non sarà al centro delle future risposte statunitensi.
La prospettiva di Aneff è informata dalle esperienze passate. Nel 2020, durante il primo mandato di Trump, fu presa in considerazione una tariffa del 100% sullo Champagne come reazione alla DST francese. L'USWTA ha sostenuto con successo che colpire il vino francese avrebbe danneggiato le aziende americane più che i produttori francesi. I loro sforzi hanno indotto l'Ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti (USTR) a escludere lo Champagne dalle tariffe.
Robert Lighthizer, una figura fondamentale in queste decisioni, potrebbe tornare a ricoprire un ruolo chiave, aggiungendo un livello di incertezza ma anche di speranza per l'industria vinicola. Lighthizer, uno stretto alleato di Trump, è noto per sostenere un commercio "equo" piuttosto che un libero scambio, il che potrebbe favorire il settore vinicolo. Aneff sottolinea che il commercio di vino tra Europa e Stati Uniti è uno dei pochi esempi di commercio equilibrato e senza tariffe.
Tuttavia, Aneff avverte che i prodotti agricoli europei potrebbero essere presi di mira dagli Stati Uniti. L'USTR ha accusato l'UE di rendere difficile l'accesso al mercato europeo per i prodotti agricoli americani, come la carne bovina. Aneff suggerisce che il formaggio francese potrebbe essere un facile bersaglio di nuove tariffe, mentre il vino potrebbe essere risparmiato.
Il settore vinicolo americano ha sempre sostenuto il mantenimento delle importazioni europee senza restrizioni. Secondo l'USWTA, ogni dollaro speso in vino europeo genera 4,52 dollari di entrate per le aziende americane, grazie a una catena di distribuzione di cui beneficiano importatori, distributori e ristoranti. Questo beneficio economico non si applica a beni come i profumi o le borse francesi, che sono spesso venduti da aziende francesi negli Stati Uniti.
Anche l'impatto culturale ed emotivo del vino europeo è un fattore significativo. Andrew Fortgang, proprietario di diversi ristoranti in Oregon, sottolinea che il vino e il cibo sono profondamente intrecciati. Secondo lui, i consumatori non possono semplicemente sostituire i vini europei con quelli di altre regioni, poiché l'esperienza culturale non può essere replicata.
Nel frattempo, Julio Alonso, direttore esecutivo di Wines of Chile, vede una potenziale opportunità. Se le tariffe aumentano il prezzo dei vini francesi, i consumatori americani potrebbero rivolgersi alle opzioni cilene, come i Sauvignon Blanc della Valle di Leyda. Alonso descrive questi vini come un equilibrio tra mineralità e freschezza, a metà strada tra Sancerre e Marlborough, in Nuova Zelanda.
I dati di mercato sul vino francese negli Stati Uniti rivelano alcune tendenze interessanti. SipSource riferisce che i vini francesi rappresentano solo il 9,3% del volume totale di vino importato, dopo l'Italia e l'Australia. La maggior parte delle vendite di vini francesi riguarda le varietà frizzanti e rosé, mentre i rossi di Bordeaux e Borgogna rappresentano solo il 15,6% del totale. Ciò significa che solo una bottiglia su 250 venduta negli Stati Uniti è un rosso francese.
Nonostante queste dinamiche, prevale l'incertezza. Kate Laughlin, CEO di Martine's Wines, sottolinea che gli importatori non stanno accumulando scorte, poiché il rischio finanziario di tenere grandi quantità è troppo alto senza chiarezza sulle tariffe a lungo termine. Laughlin afferma che la mancanza di prevedibilità li costringe a mantenere una stretta comunicazione con i partner europei, nella speranza di ottenere risposte che rimangono elusive.
Per ora, l'industria vinicola continua a monitorare ogni mossa politica ed economica, riconoscendo che la stabilità e la prevedibilità sono fondamentali per prosperare nel mercato globale.
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