Le cantine italiane trasformano l’ospitalità in un motore di crescita

I produttori attirano milioni di visitatori con degustazioni, arte, architettura e cucina mentre l’enoturismo diventa un pilastro del settore.

04-05-2026

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Le cantine italiane trasformano l’ospitalità in un motore di crescita

La rinascita del vino italiano ha dato vita ad alcune delle bottiglie più celebrate del Paese, ma ha anche contribuito a trasformare l’ospitalità in cantina in un grande business, con produttori di tutta Italia che utilizzano degustazioni, architettura, arte e cucina per attirare i visitatori tra i vigneti. È questo il messaggio emerso a Vinitaly 2026 a Verona, dove una master class dedicata alle grandi cantine e ai vini legati all’enoturismo ha messo in evidenza come il settore sia diventato una delle componenti più solide del vino italiano in un momento in cui l’industria è sotto pressione da più fronti.

Luciano Ferraro, vicedirettore del Corriere della Sera e coautore con James Suckling di I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia, ha spiegato che alcune aziende sono state tra le prime a costruire questo modello, combinando la produzione con un’esperienza più ampia che va oltre la semplice visita in cantina. Ha descritto queste aziende come parte della “rinascita” del vino italiano e come esempi di uno stile di ospitalità diventato distintamente italiano. Il format comprende oggi eventi, programmazione culturale ed esperienze didattiche pensate per gli enoturisti, non solo per gli acquirenti.

I numeri aiutano a capire perché i produttori prestino tanta attenzione al fenomeno. Il settore dell’enoturismo in Italia richiama circa 15 milioni di visitatori e genera un valore di circa 3 miliardi di euro. Oltre ai ricavi diretti, sostiene l’occupazione, le economie locali e i flussi turistici, rafforzando al tempo stesso il ruolo del vino come parte della cucina e della cultura italiane. L’enoturismo è diventato un modo per raccontare il territorio, collegando vigneti, paesaggi, comunità e tradizioni gastronomiche.

Tra i vini presentati c’era il Barolo Brunate 2018 di Ceretto, introdotto da Roberta Ceretto, presidente e direttrice della comunicazione dell’azienda di famiglia. Ceretto è da tempo associata al Barolo e alle Langhe, ma anche all’arte contemporanea e a progetti paesaggistici che hanno contribuito ad attirare l’attenzione internazionale sulla zona. Dal 5 maggio, Le Brunate a La Morra, dove si trova la Cappella del Barolo di Sol Lewitt e David Tremlett, sarà anche un nuovo punto d’incontro tra vino, cibo e paesaggio.

Un altro vino in degustazione era Turriga 2021 di Argiolas in Sardegna, presentato da Valentina Argiolas, responsabile vendite e marketing della tenuta di famiglia. Il vino si lega a una storia iniziata con la prima bottiglia di Turriga nel 1988, un’idea associata ad Antonio Argiolas e all’enologo Giacomo Tachis. La tenuta ha contribuito a definire il vino sardo moderno per il pubblico internazionale.

Il Costasera Amarone Classico 2006 Limited Edition Costasera Contemporary Art by Fabrizio Plessi di Masi ha mostrato un altro volto di questa tendenza: l’abbinamento tra vini iconici e progetti culturali. Sotto la guida del presidente Sandro Boscaini, Masi ha avuto un ruolo centrale nel rafforzare la reputazione dei vini della Valpolicella all’estero. Il progetto Monteleone21 è pensato come hub eno-culturale per l’area, mentre la collaborazione con Plessi riflette un investimento di lunga data nell’arte contemporanea.

In Trentino, il Trentodoc Masetto Privè 2014 di Endrizzi rappresentava una storia familiare che risale al 1885. Paolo Endrici, amministratore delegato e proprietario, ha indicato la cantina in stile austriaco dell’azienda come parte della sua identità. La tenuta ha ottenuto successo anche negli spumanti, contribuendo a garantirsi un posto tra i principali produttori italiani di bollicine.

Dalla Sicilia arrivava l’Etna Bianco Calderara 2024 di Cottanera, presentato da Mariangela Cambria, responsabile dell’ospitalità della tenuta e anche presidente di Assovini Sicilia. La cantina riflette la spinta verso la qualità avviata negli anni Novanta sull’Etna e che ha contribuito a trasformare il vulcano in una delle destinazioni enologiche più ambite d’Italia per visitatori provenienti da tutto il mondo.

Feudi di San Gregorio ha portato il Cutizzi Greco di Tufo Riserva Docg 2023 dall’Irpinia in Campania. Il gruppo di Antonio Capaldo ha investito non solo nella salvaguardia delle vecchie vigne ma anche in architettura e arte, compresa una cantina progettata dall’architetto giapponese Hikaru Mori. L’azienda è inoltre coinvolta nei piani per far tornare il vino a Pompei su terreni legati all’antica viticoltura romana.

Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute ha presentato La Pietra Toscana Igt 2023 40 Vendemmie, descritto come il primo Supertuscan bianco ottenuto da uve Chardonnay piantate nel 1983. L’azienda sta costruendo una nuova cantina Cabreo nel Chianti Classico e continua a usare l’enoturismo come strumento per mettere in contatto i visitatori con la storia del Gallo Nero e dei Supertuscan.

In Valpolicella, Villa della Torre del gruppo Marilisa Allegrini si è distinta sia come gioiello architettonico sia come cantina operativa. Costruita da Giulio Romano come omaggio alla civiltà romana, oggi è uno spazio per incontri, eventi letterari e ospitalità centrata sul vino.

Caprili a Montalcino ha mostrato un’altra declinazione di questo modello attraverso i suoi vini Brunello di Montalcino e Rosso di Montalcino 2024. La famiglia Bartolommei conduce la tenuta dagli anni Sessanta, mantenendo un approccio classico radicato nel territorio. A Il Borro, nella valle del Valdarno in Toscana, Salvatore e Vittoria Ferragamo hanno costruito una tenuta biologica che combina lavoro in vigna e ospitalità secondo gli standard Relais & Châteaux. La proprietà ospita anche la Vino & Arte Gallery, una delle più grandi collezioni private italiane di incisioni sul vino.

Eros Teboni, consulente del vino e sommelier che ha guidato la selezione della degustazione, ha affermato che queste tenute dimostrano come il vino italiano possa restare competitivo puntando su identità, vitigni, suoli, tradizione e potenziale evolutivo, offrendo al tempo stesso esperienze che avvicinano i visitatori alla cultura dietro ogni bottiglia.

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