I dazi USA colpiscono le esportazioni di vino italiano

Il settore vitivinicolo italiano afferma che le spedizioni verso gli Stati Uniti sono calate bruscamente dopo l’entrata in vigore dei nuovi dazi.

15-04-2026

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A un anno dall’introduzione da parte degli Stati Uniti di nuovi dazi su vino e spirits importati, il settore vitivinicolo italiano arriva alla 58ª edizione di Vinitaly con un messaggio chiaro: il comparto è sotto pressione nel suo principale mercato estero, ma sta lavorando per ampliare la propria presenza altrove.

Federvini, l’associazione italiana di riferimento per vino e spirits, ha detto che le esportazioni di vino italiano hanno chiuso il 2025 in calo del 3,6% in valore, pari a una perdita di quasi 300 milioni di euro, secondo una ricerca del suo osservatorio con Nomisma e TradeLab. Il contraccolpo più pesante è arrivato dagli Stati Uniti, dove le spedizioni sono diminuite del 12% dopo l’entrata in vigore delle modifiche tariffarie. Nei primi due mesi del 2026, il calo si è ampliato al 34%, a conferma della rapidità con cui i nuovi dazi hanno inciso su una delle destinazioni più importanti per l’export italiano.

Il gruppo ha sottolineato che finora l’Italia ha retto meglio rispetto ad altri grandi produttori di vino. Secondo l’analisi di Federvini, le esportazioni francesi sono scese del 4,4%, quelle spagnole del 5,1%, quelle cilene del 10,2%, mentre le esportazioni vinicole statunitensi sono calate del 36% nello stesso periodo.

«Siamo alfieri del Made in Italy e abbiamo il dovere di guardare avanti con spirito positivo», ha dichiarato Giacomo Ponti, presidente di Federvini, in occasione di un evento legato a Vinitaly a Verona. Ha invitato a un coordinamento più stretto con le istituzioni governative mentre i produttori si adattano a un contesto commerciale globale più incerto. All’incontro hanno partecipato Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy; Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute; Matteo Zoppas, presidente dell’Agenzia ICE; e Paolo De Castro, eurodeputato.

Albiera Antinori, alla guida del gruppo vino di Federvini, ha affermato che il mercato interno premia sempre più qualità, esperienza e identità territoriale. Nella distribuzione alimentare, le vendite di vino sono rimaste stabili intorno ai 3 miliardi di euro in valore, mentre i volumi sono scesi del 2,8%. Gli spumanti hanno continuato a fare meglio della categoria complessiva, con un aumento del 3,1% in volume.

Il quadro è stato meno favorevole nella ristorazione, nei bar e negli altri canali fuori casa. Il consumo di vino lì è sceso del 6,6% in un mercato da 102 miliardi di euro che nel complesso è comunque cresciuto dell’1,5% in valore. Gli spumanti hanno registrato un calo meno marcato, pari al 2,3%, mentre i consumatori più giovani continuano a preferire abitudini di consumo più leggere.

Con il mercato statunitense sotto pressione, i produttori italiani stanno rivolgendo maggiore attenzione alle nuove aperture commerciali promosse dall’Unione europea. Il 1° maggio è attesa l’entrata in vigore provvisoria dell’accordo Ue-Mercosur, che dovrebbe dare agli esportatori accesso a un blocco di circa 260 milioni di persone con un prodotto interno lordo complessivo di circa 3.000 miliardi di dollari. Le importazioni di vino in quell’area sono aumentate del 45% negli ultimi cinque anni e l’Italia detiene già una quota dell’8%, sostenuta dalla domanda di rossi toscani e piemontesi.

Anche l’India sta diventando un mercato prioritario. I dazi federali sul vino dovrebbero scendere dal 150% a una fascia compresa tra il 20% e il 30%, una modifica che potrebbe ridisegnare i flussi commerciali in un Paese da 1,47 miliardi di abitanti. Le vendite di Prosecco sono già cresciute del 165%, ha riferito Federvini.

Un accordo separato con l’Australia elimina completamente i dazi e apre quello che i produttori italiani considerano un mercato ad alto valore, con importazioni di vino superiori a 540 milioni di euro. I rappresentanti del settore hanno affermato che questi accordi creano nuove opportunità ma non risolvono una preoccupazione storica per gli esportatori italiani: una tutela giuridica più forte all’estero per le indicazioni geografiche legate a nomi e etichette territoriali.

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