25-02-2026

L'industria vinicola argentina ha iniziato il 2026 con un notevole cambiamento nelle tendenze delle esportazioni, invertendo diversi anni di declino. Secondo gli ultimi dati dell'Istituto Nazionale di Viticoltura, a gennaio le esportazioni totali di vino sono aumentate del 17,9% in volume rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Il principale motore di questa crescita è stato il vino sfuso, che ha registrato un aumento del 59,1% delle spedizioni all'estero. Spiccano i vini bianchi sfusi, con un aumento eccezionale del 688% rispetto al gennaio 2025.
Fonti del settore indicano una performance mista tra vini varietali e generici. Juan Manuel Palomo, direttore della Camera argentina dei vini sfusi, ha spiegato che mentre i vini varietali non imbottigliati hanno aggiunto solo circa 100.000 litri rispetto all'anno scorso, il vero cambiamento è avvenuto nei vini da tavola. Per tre anni, le esportazioni mensili di questi vini hanno oscillato tra i 360.000 e i 450.000 litri. Nel gennaio 2026, questa cifra è balzata a più di 2 milioni di litri, quasi interamente a causa della domanda di vini bianchi generici.
Questa ripresa è attribuita a diversi fattori. Dal 2022 il settore aveva perso terreno sui mercati internazionali a causa degli alti costi interni. Ora, un ambiente economico più stabile e un tasso di cambio più competitivo hanno aiutato l'Argentina a riconquistare la sua posizione di fornitore chiave nel mercato del vino sfuso. Le ampie scorte hanno inoltre spinto i prezzi al ribasso, rendendo il vino argentino più attraente all'estero.
I vini sfusi sono venduti a bassi valori unitari - in media circa 0,30 dollari al litro - ma svolgono un ruolo importante nel bilanciare i livelli delle scorte e nell'evitare che i prezzi nazionali scendano ulteriormente. Gli acquirenti internazionali hanno risposto rapidamente a queste nuove condizioni. Paesi come la Germania, la Spagna e la Repubblica Ceca hanno ripreso ad acquistare vini bianchi non designati per utilizzarli nei loro marchi o nei loro tagli.
I leader del settore considerano questa ripresa un primo passo importante dopo un 2025 difficile, in cui le esportazioni sono diminuite di oltre il 14%. La sfida per il resto dell'anno sarà quella di mantenere la reputazione dell'Argentina come fornitore affidabile e di evitare le oscillazioni dei prezzi che in passato hanno portato alla perdita di mercati.
Anche il settore dei mosti d'uva ha registrato risultati positivi all'inizio dell'anno, con un aumento delle esportazioni del 37,5%. Martín Materia, presidente della Camera argentina dei produttori ed esportatori di mosto, ha avvertito che questo aumento è probabilmente dovuto a fattori temporanei, come le tariffe più basse sull'uva rispetto alle mele negli Stati Uniti e la ricostituzione delle scorte una tantum da parte degli importatori. Le proiezioni annuali per le esportazioni di mosto rimangono simili ai livelli dello scorso anno e ancora al di sotto della media degli anni precedenti, in attesa degli sviluppi dei raccolti dell'emisfero settentrionale previsti per settembre.
L'industria vinicola argentina sta osservando attentamente come questi primi guadagni si tradurranno in una crescita sostenuta per tutto il 2026, nel tentativo di consolidare la sua rinnovata competitività sulla scena globale.
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