Le esportazioni di vino italiano negli Stati Uniti crollano del 28% a causa dei dazi e del dollaro che pesano sul mercato

I produttori devono affrontare il calo della domanda interna e l'aumento degli ostacoli all'esportazione: la produzione del Sud Italia è in aumento ma le vendite si spostano verso nuovi mercati.

20-11-2025

Condividi!

Italian Wine Exports to U.S. Plunge 28 Percent as Tariffs and Dollar Weigh on Market

In una recente conferenza a Noventa di Piave, organizzata da CIA Venezia, il settore vitivinicolo italiano ha fatto il punto sulla vendemmia 2025 e ha discusso le sfide che i produttori devono affrontare. L'evento ha riunito i leader nazionali e regionali dell'associazione, che hanno analizzato i punti di forza e di debolezza del mercato attuale. I temi principali sono stati la stabilità dei livelli di produzione, il calo dei consumi interni e le notevoli difficoltà nelle esportazioni verso gli Stati Uniti.

Franco Passador, Presidente e Amministratore Delegato di Vi.V.O. Cantine, ha spiegato che la produzione nazionale di vino è stata inizialmente stimata in 47 milioni di ettolitri per il 2025, ma successivamente è stata corretta a 44 milioni. Nonostante questa correzione, la produzione rimane complessivamente stabile. Il Veneto ha registrato un modesto aumento del 2%, mentre regioni come la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia hanno ottenuto buoni risultati. Il Sud Italia ha mostrato una crescita inaspettata, con la Basilicata che ha aumentato la produzione del 40% e la Sicilia del 20%.

Tra i vitigni del Veneto, il prosecco continua a registrare ottime performance. Nel 2025 sono stati imbottigliati 4.253 ettolitri, con un aumento del 2,2% rispetto all'anno precedente. Le scorte sono basse, il che ha indotto ad anticipare l'inizio della commercializzazione al 1° dicembre. Anche il Pinot grigio ha registrato risultati positivi, sebbene molti vigneti siano ormai considerati vecchi.

La preoccupazione più pressante per i produttori è il rallentamento delle esportazioni verso gli Stati Uniti. I nuovi dazi del 15% e l'indebolimento del dollaro hanno spinto i prezzi al dettaglio da 12-13 dollari a circa 20 dollari a bottiglia. Questo aumento di prezzo ha portato a un forte calo degli acquisti. I dati dell'estate 2025 mostrano una diminuzione del 28% del valore delle esportazioni rispetto all'anno scorso, nonostante un forte inizio d'anno, quando gli importatori si sono riforniti prima dell'entrata in vigore delle tariffe.

Secondo la società di ricerca Nomisma, le esportazioni rimangono fondamentali per i produttori di vino italiani, perché il consumo interno è diminuito di circa il 30% dagli anni '90. Mentre le vendite negli Stati Uniti sono rallentate, altri mercati come la Romania, il Vietnam, la Turchia, la Thailandia e la Bulgaria registrano tassi di crescita a due cifre.

Federica Senno, presidente di CIA Venezia, ha affermato che queste tendenze richiedono un'attenta considerazione sia da parte dei produttori che dei politici. Ha sottolineato che le abitudini dei consumatori stanno cambiando - le vendite di vino rosso sono in calo, i giovani bevono meno vino in generale - e c'è la necessità di proteggere i livelli di produzione e i redditi agricoli. Con l'avvicinarsi delle elezioni regionali in Veneto, Senno ha invitato il governo entrante a prestare molta attenzione al settore vitivinicolo, che ha descritto come una parte fondamentale dell'agricoltura locale.

La conferenza ha evidenziato come i produttori di vino italiani si stiano adattando alle nuove dinamiche di mercato, affrontando al contempo pressioni esterne come i dazi e il cambiamento delle preferenze dei consumatori. Il settore cerca il sostegno delle autorità regionali per affrontare queste sfide nel prossimo anno.

Ti è piaciuta la lettura? Condividetela con altri!