La Russia minaccia tariffe del 200% sui vini della NATO

Guerra del vino? La Russia pensa a un dazio del 200% sui vini dei Paesi NATO

21-03-2024

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In una mossa senza precedenti che potrebbe ridisegnare il panorama del mercato vinicolo russo e le sue relazioni internazionali, il governo russo sta valutando la proposta dell'Associazione dei viticoltori e dei produttori di vino della Russia (AVVR) di imporre uno sconcertante dazio del 200% sulle importazioni di vino dai Paesi della NATO. Questa audace strategia, volta a sostenere l'industria vinicola nazionale e a limitare l'afflusso di quelle che vengono definite importazioni "ostili", potrebbe avere implicazioni di vasta portata non solo per gli amanti del vino russo, ma anche per le dinamiche del commercio vinicolo globale.

Al centro di questa proposta c'è l'ambizione della Russia di coltivare e proteggere il suo fiorente settore vinicolo. Con l'applicazione di un proibitivo dazio all'importazione del 200%, il governo mira a ridurre drasticamente la presenza dei vini dei Paesi NATO sul mercato russo, aprendo così più spazio sugli scaffali per i produttori nazionali. Alexey Plotnikov, direttore esecutivo dell'AVVR, ha sottolineato l'obiettivo dell'iniziativa di fortificare il mercato russo contro la concorrenza esterna, auspicando un aumento sostanziale delle aliquote attuali, che sono già state portate dal 12,5% al 20% nel luglio 2023 per i vini provenienti da Paesi "non amici".

I viticoltori e i vigneti russi potrebbero trovarsi in una posizione privilegiata, con misure proposte come una quota del 20% per i vini russi nei negozi al dettaglio a partire dal settembre 2024, che potrebbe aumentare fino al 50%. Inoltre, la spinta per una rappresentanza obbligatoria del 50% di vini nazionali nei bar e nei ristoranti potrebbe amplificare in modo significativo la visibilità e la quota di mercato dell'industria nazionale. Tuttavia, questo abbraccio protettivo comporta una serie di sfide, in particolare il timore di autocompiacimento e il potenziale soffocamento dei miglioramenti qualitativi, essenziali per competere sulla scena globale.

La politica, se attuata, promette di inasprire significativamente il panorama vinicolo russo per gli importatori e gli appassionati. I principali importatori di vino russi e gli analisti del settore hanno espresso preoccupazione per l'inevitabile impennata dei prezzi dei vini, comprese le etichette nazionali, derivante da dazi d'importazione così pesanti. Il timore di una selezione più ristretta, insieme a una potenziale contrazione generale del mercato, incombe. I critici sostengono che, sebbene l'intenzione di sostenere i produttori locali sia lodevole, l'approccio rischia di impoverire la cultura vinicola russa, storicamente arricchita dalla sua diversità.

Mentre il governo russo riflette su questa proposta, i riflettori si spostano su Paesi produttori di vino non appartenenti alla NATO come Sudafrica, Argentina e Cile. Sebbene questi Paesi possano in parte colmare il vuoto lasciato dai vini europei e occidentali, gli analisti sono scettici sulla loro capacità di soddisfare appieno la variegata fame di vino della Russia. La sfida non riguarda solo la quantità, ma anche il ricco arazzo di gusti e preferenze che i consumatori russi hanno sviluppato nel corso degli anni.

Le più ampie ramificazioni economiche e culturali di un'imposizione così pesante non possono essere sopravvalutate. Pur mirando a proteggere l'industria vinicola nazionale, il governo russo rischia di allontanare un segmento della popolazione che ha acquisito un gusto per i vini globali. Inoltre, questa mossa potrebbe isolare ulteriormente la Russia dalla comunità internazionale, complicando le relazioni commerciali in un momento in cui la diplomazia e i legami economici sono più cruciali che mai.

In sintesi, la decisione della Russia di adottare una posizione protezionistica nei confronti delle importazioni di vino dai Paesi della NATO ha un peso significativo, con impatti potenziali che vanno ben oltre i suoi vigneti. Resta da vedere se questo porterà a una fiorente industria vinicola nazionale o se lascerà i consumatori desiderosi dei diversi sapori del mondo. Man mano che la situazione si sblocca, tutti gli occhi saranno puntati sulla prossima mossa della Russia in questo complesso gioco di politica vinicola internazionale.

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