29-04-2026
La produzione di Scotch whisky è destinata a diminuire nei prossimi anni, dopo oltre due decenni di crescita costante, mentre il settore si adegua all’accumulo di scorte in invecchiamento e a una domanda che non ha tenuto il passo con l’espansione della capacità produttiva.
Nuovi dati citati da Commercial Spirits Intelligence No. 138 indicano che la produzione dovrebbe scendere dai recenti livelli record a volumi non visti da oltre un decennio. Il cambiamento segna una svolta per un settore che per anni aveva aumentato la produzione, soprattutto nel malt whisky, dove il calo è atteso come il più marcato.
Il rallentamento sta già interessando alcune parti della filiera. La minore domanda di orzo maltato comincia a farsi sentire su agricoltori, maltatori e attività collegate. Anche la produzione di grain whisky è prevista in lieve flessione, sebbene meno accentuata, a riflesso di una base produttiva più concentrata e di contratti di fornitura di lungo periodo.
John Kennedy, amministratore delegato di Decant Index, ha affermato che da tempo la produzione correva più della domanda e che una correzione era probabile. Ha aggiunto che la quantità di distillato messa oggi a riposo determinerà l’offerta futura, in particolare nel malt whisky, perché servono anni prima che il new make spirit maturi fino a diventare stock vendibile.
Il cambiamento non dovrebbe avere effetti immediati sugli scaffali. I produttori di Scotch dispongono ancora di scorte consistenti, ma una produzione più bassa oggi significa meno distillato che entra nel ciclo di invecchiamento per le future uscite. Questo potrebbe pesare soprattutto nel segmento premium, dove le indicazioni d’età e la disponibilità limitata spesso sostengono prezzi più elevati.
Kennedy ha detto che i periodi di produzione ridotta tendono in seguito a restringere l’offerta, soprattutto per le scorte più vecchie e le bottiglie di qualità superiore. Ha osservato che, quando la produzione cala, lo stock sostitutivo diventa più limitato, il che può contribuire nel tempo a sostenere il valore dell’inventario esistente.
L’attuale aggiustamento riflette un riequilibrio tra offerta e domanda, non una contrazione generalizzata del settore. Ma dopo anni di espansione, l’industria si trova ora ad affrontare una fase in cui le decisioni produttive prese oggi avranno probabilmente effetti su disponibilità, prezzi e livelli di stock ben nel futuro.
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