28-04-2026
Un nuovo studio australiano afferma che le bevande zero alcol vengono promosse in modi che potrebbero incoraggiare il consumo di alcol invece di sostituirlo, aumentando la pressione sui regolatori mentre i marchi alcolici ampliano le loro linee analcoliche.
I ricercatori, che hanno esaminato 30 campagne pubblicitarie di prodotti zero alcol in Australia e Nuova Zelanda, hanno rilevato che quasi due terzi, pari al 63%, collocavano queste bevande in contesti normalmente associati all’assenza totale di alcol, tra cui nuoto, allenamenti in palestra e guida. Lo studio, pubblicato sulla rivista Drug and Alcohol Review, sostiene che le aziende del settore alcolico stiano sfruttando norme pubblicitarie deboli per normalizzare occasioni di consumo in luoghi in cui l’alcol non verrebbe ordinariamente utilizzato.
Le campagne analizzate sono andate in onda tra il 2018 e il 2024 e promuovevano 13 prodotti zero alcol in Australia e sei in Nuova Zelanda. I ricercatori hanno osservato che gli annunci spesso mantenevano il marchio della casa madre produttrice di alcolici, il che significava che i prodotti potevano continuare a rafforzare l’immagine del brand anche quando non contenevano alcol.
Julia Stafford, vice presidente del Nutrition, Alcohol and Physical Activity Committee del Cancer Council e coautrice dello studio, ha affermato che i risultati mostrano l’urgenza di irrigidire gli standard australiani sulla pubblicità degli alcolici. Secondo Stafford, i marchi del settore stanno sfruttando le lacune mostrando prodotti zero alcol in contesti come le palestre, prima o durante la guida, nell’uso di macchinari pesanti e persino nel cliff jumping.
Stafford ha detto che alcuni prodotti zero alcol possono essere utili per gli adulti che cercano di ridurre il consumo di bevande alcoliche, ma molte campagne non li presentavano chiaramente come sostituti dell’alcol. Al contrario, ha spiegato, mostravano scene e attività in cui l’alcol normalmente non verrebbe consumato, limitando così qualsiasi possibile beneficio per la salute pubblica.
I ricercatori hanno inoltre rilevato che un quinto delle campagne utilizzava contesti sportivi o legati all’esercizio fisico, il 27% metteva in evidenza benefici connessi al fitness e il 23% suggeriva una maggiore produttività. Secondo gli autori, questi temi possono contribuire ad ampliare l’idea di quando sia accettabile bere, anche se il prodotto in sé non contiene alcol.
Lo studio arriva mentre le bevande zero alcol guadagnano quote di mercato e sempre più aziende del settore investono in questo segmento. Gli attivisti per la salute pubblica sostengono che questa crescita abbia superato la regolamentazione. In Australia, la maggior parte dei controlli sulla pubblicità degli alcolici si basa ancora su regole volontarie del settore anziché su standard vincolanti fissati dal governo.
Il Cancer Council chiede ora al governo federale di chiudere quella che definisce una lacuna normativa sullo zero alcol e di imporre regole più severe su marketing, promozione e sponsorizzazioni dei marchi di bevande alcoliche. Il gruppo sostiene che gli standard attuali privilegiano gli interessi delle aziende rispetto alla salute della comunità e non limitano adeguatamente l’esposizione alla promozione degli alcolici.
La preoccupazione va oltre lo stile della pubblicità. I ricercatori hanno richiamato evidenze che collegano una riduzione del consumo di alcol a un minor rischio di cancro. È noto che l’alcol causa almeno sette tipi di tumore, compresi quelli della bocca, della gola, dell’esofago, della mammella, del fegato e dell’intestino.
Con la diffusione crescente dei prodotti zero alcol nei bar, nei supermercati e nei ristoranti, i regolatori si trovano davanti a una domanda più difficile: se le bevande vendute come alternative all’alcol debbano poter portare lo stesso marchio e lo stesso potere promozionale delle loro controparti alcoliche.
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