Studio: ricavi del vino toscano in calo a 1,431 miliardi di euro nel 2025

Nel campione di 130 aziende, le vendite sono diminuite dello 0,2% rispetto al 2024 e la redditività è sotto pressione nei principali mercati dei vini rossi

lunedì 26 ottobre 2026

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Studio: ricavi del vino toscano in calo a 1,431 miliardi di euro nel 2025

Secondo i risultati preliminari presentati la scorsa settimana a Firenze, uno studio condotto su 130 aziende vitivinicole toscane ha rilevato che nel 2025 i loro ricavi complessivi hanno raggiunto 1,431 miliardi di euro, in lieve calo dello 0,2% rispetto al 2024, ma ancora superiori del 2,2% al dato del 2023.

La ricerca offre uno dei quadri più ampi degli ultimi tempi sulle finanze delle aziende vitivinicole in Toscana, regione dell’Italia centrale la cui industria del vino è strettamente legata a rossi come Chianti, Brunello di Montalcino e Vino Nobile di Montepulciano. I risultati indicano che il settore non ha subito un crollo netto, ma che la crescita si è arrestata e la pressione sui margini è sempre più evidente, soprattutto mentre i vini rossi incontrano una domanda più debole in alcuni mercati di esportazione e cambiano le abitudini dei consumatori.

I dati sono stati presentati il 23 ottobre a Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio regionale della Toscana, durante un incontro dedicato ai bilanci e alla gestione delle aziende vitivinicole. L’analisi è stata realizzata dal centro di ricerca Management DiVino di Studio Impresa, un gruppo italiano di consulenza aziendale specializzato nella gestione del settore vitivinicolo. L’evento è stato promosso dall’Accademia Italiana della Vite e del Vino e dalla sezione toscana dell’associazione nazionale delle donne del vino, Le Donne del Vino.

Il dato principale dello studio è rappresentato dagli 1,431 miliardi di euro di ricavi complessivi registrati nel 2025 dalle 130 aziende esaminate. In base alle percentuali diffuse insieme alla presentazione, il totale è inferiore di circa 2,9 milioni di euro rispetto al 2024 e superiore di circa 30,8 milioni rispetto al 2023; si tratta tuttavia di confronti approssimativi, perché i totali pubblicati sono stati arrotondati. I ricercatori hanno definito preliminari i risultati e precisato che il campione non è ancora completo.

Questo aspetto è importante per interpretare i dati. Lo studio non misura i ricavi complessivi dell’intero settore vitivinicolo toscano: prende in esame un campione di aziende, non tutto il mercato regionale, e si basa sui bilanci aziendali del 2025, non sulle condizioni commerciali attuali del 2026. Il materiale diffuso con la presentazione, inoltre, non contiene dettagli sufficienti per distinguere quanto della variazione sia riconducibile ai volumi di vendita, ai prezzi, al mix di prodotti o all’inflazione.

Ciononostante, i risultati delineano un quadro eterogeneo. Delle 130 aziende esaminate, 64 hanno aumentato i ricavi nel 2025. Tra queste, 28 hanno migliorato anche il margine EBITDA, un indicatore comune della redditività operativa. Ciò suggerisce che l’aumento delle vendite non si è tradotto automaticamente in maggiori utili per tutte le aziende del campione e che alcune cantine sono riuscite a gestire i costi o il posizionamento dei prodotti meglio di altre.

La presentazione si è svolta in un contesto difficile per i produttori di vino in Italia e nel resto d’Europa. In diversi mercati importanti i consumi stanno cambiando: alcuni consumatori bevono meno alcolici nel complesso, mentre altri si allontanano dai vini rossi più corposi. I produttori devono inoltre fare i conti con l’incertezza geopolitica, l’aumento dei costi operativi e le pressioni del clima sull’agricoltura. La Toscana è particolarmente esposta a un eventuale rallentamento della domanda di vini rossi, che rappresentano una parte rilevante dell’identità e della produzione regionale.

Nel corso dell’incontro, Luca Castagnetti di Management DiVino ha affermato che, in un mercato sempre più selettivo, per le cantine sono essenziali dati finanziari chiari e decisioni tempestive. Come riportato nei materiali dell’evento, il suo intervento ha sottolineato l’importanza della continuità finanziaria prima di affrontare strategie più ampie in materia di mercati, investimenti e creazione di valore. Gli organizzatori hanno presentato la ricerca come uno strumento per aiutare le aziende vitivinicole a comprendere meglio i propri bilanci, in una fase in cui è più difficile interpretare l’andamento delle vendite e la struttura dei costi.

Altri relatori dell’incontro fiorentino si sono concentrati sul divario tra crescita dei ricavi e redditività effettiva. Davide Gaeta, professore all’Università di Verona, ha affermato che l’analisi di bilancio e il controllo di gestione sono fondamentali per valutare la solidità di un’azienda, la sostenibilità dei piani di investimento e la reale redditività dei singoli prodotti. Nel settore vitivinicolo ciò può significare analizzare i costi, dalla vigna all’imbottigliamento, alla distribuzione e al marketing, per capire dove si generano o si perdono i margini.

La questione è particolarmente rilevante per i produttori più piccoli. Sebbene il materiale pubblico relativo allo studio non fornisca una ripartizione completa delle 130 aziende per dimensione, durante la presentazione è stato detto che le imprese minori incontrano maggiori difficoltà. In un contesto in cui i ricavi sono stabili nel complesso, le cantine con minore capacità produttiva possono essere più esposte alle oscillazioni dei costi degli input, delle condizioni di finanziamento e della domanda estera.

L’incontro ha inoltre evidenziato il ruolo di istituti di credito e consulenti nel rafforzare la gestione finanziaria delle cantine. Emanuele Fontana, coordinatore Agricoltura di Crédit Agricole Italia, ha affermato che le banche possono sostenere le aziende vitivinicole non solo attraverso il credito, ma anche con servizi di consulenza diretta. È il segno di un cambiamento più ampio nel settore: i produttori, a lungo affidatisi soprattutto al marchio, alla qualità dei vigneti e ai rapporti commerciali sui mercati esteri, sono ora spinti a prestare maggiore attenzione a liquidità, debito, margini e struttura del capitale.

Lo studio arriva mentre la Toscana continua a promuovere all’estero la propria economia del vino e dell’agroalimentare attraverso iniziative commerciali e turistiche. In apertura, la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi ha affermato che la regione resta impegnata a sostenere le imprese locali mentre cambiano i mercati internazionali e le abitudini di consumo. Le sue parole hanno collocato i risultati nel contesto delle politiche regionali, ma i dati presentati a Firenze restituiscono un quadro più misurato: non un crollo, ma pochi margini per abbassare la guardia.

Poiché i risultati sono ancora preliminari, i numeri potrebbero cambiare con l’ampliamento del campione. I ricercatori hanno detto di voler estendere l’analisi per esaminare più ampiamente le dinamiche del settore vitivinicolo, anche a livello nazionale. Per ora, i dati del 2025 offrono una prima fotografia finanziaria di una regione di punta del vino italiano, che tiene sul fronte dei ricavi, ma in un mercato in cui crescita delle vendite, redditività e resilienza non procedono più nella stessa direzione.

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