La commissione del Parlamento europeo respinge avvertenze più severe sull’alcol per il vino

La decisione mantiene la distinzione tra consumo dannoso e consumo in generale, ma a novembre i deputati potranno ancora ripristinare misure più severe.

giovedì 15 ottobre 2026

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La commissione del Parlamento europeo respinge avvertenze più severe sull’alcol per il vino

I produttori di vino europei accolgono con favore il voto della commissione per la sanità pubblica del Parlamento europeo, che ha respinto formulazioni più severe sui rischi per la salute legati all’alcol e non ha chiesto limiti più rigorosi alla promozione del vino. La questione, tuttavia, non è chiusa: a novembre i deputati saranno chiamati a un voto finale.

Il voto si è svolto nella commissione per la sanità pubblica del Parlamento, nota come SANT, durante l’esame dell’attuazione del Piano europeo di lotta contro il cancro. Le associazioni del settore vinicolo hanno affermato che la commissione ha mantenuto la distinzione tra consumo di alcol in generale e consumo dannoso, eliminando inoltre una formulazione secondo cui non esisterebbe un livello di consumo sicuro.

L’esito è stato accolto con favore dalla Rete europea delle città del vino, o RECEVIN, che rappresenta i comuni vitivinicoli di tutta Europa. In una dichiarazione rilasciata dopo il voto, il presidente di RECEVIN, Angelo Radica, ha definito il risultato positivo per le regioni vinicole, perché ha evitato quella che ha chiamato la «demonizzazione» del vino e ha mantenuto una distinzione tra consumo moderato e abuso.

Radica ha affermato che le aree vitivinicole considererebbero ingiusto condannare qualsiasi consumo di vino senza operare questa distinzione. Ha inoltre osservato che norme più severe in materia di etichettatura e pubblicità avrebbero potuto incidere pesantemente su un prodotto di grande rilevanza economica in diversi Paesi europei.

Secondo RECEVIN, il testo della commissione ha inoltre riconosciuto le norme già in vigore per l’indicazione degli ingredienti e delle informazioni nutrizionali sui vini, anziché sostenere avvertenze sanitarie più severe. L’organizzazione ha aggiunto che le restrizioni proposte al marketing dell’alcol durante gli eventi sportivi sono state circoscritte alla tutela dei minori dall’esposizione, senza introdurre limiti più ampi.

Il voto si inserisce in un dibattito politicamente delicato in Europa: la politica sull’alcol debba trattare il vino in modo diverso, in considerazione del suo ruolo culturale ed economico in molte regioni, oppure se tutte le bevande alcoliche debbano essere soggette ad avvertenze sanitarie più incisive per il loro legame con il cancro e altre malattie.

I produttori di vino e i rappresentanti delle regioni sostengono che il vino non possa essere ridotto a una questione di salute pubblica. Le organizzazioni che si occupano di salute pubblica e l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) spingono nella direzione opposta: chiedono avvertenze più chiare sui rischi di cancro per i consumatori e che le politiche non lascino intendere che esista una quantità di alcol priva di rischi.

La controversia ha suscitato particolare attenzione in Spagna, Italia e Francia, dove il vino è strettamente legato all’agricoltura, all’export e all’identità locale. In Spagna, il governo regionale di Castilla-La Mancha, la più grande regione vitivinicola del Paese, ha accolto pubblicamente con favore questa settimana la decisione della commissione.

Intervenendo a Bruxelles il 13 ottobre, il secondo vicepresidente di Castilla-La Mancha, José Manuel Caballero, ha affermato che la commissione aveva riconosciuto le ragioni addotte dai territori vitivinicoli contro l’idea di considerare il vino intrinsecamente dannoso. Ha inoltre difeso il vino come parte della dieta mediterranea e della cultura delle regioni produttrici.

Castilla-La Mancha afferma che circa la metà della produzione vinicola spagnola proviene dalla regione. Secondo le autorità regionali, circa 80.000 persone dipendono direttamente da un settore che vale circa €2 miliardi. Il governo regionale riferisce che, nei primi sette mesi del 2026, le esportazioni di vino da Castilla-La Mancha hanno raggiunto €440 milioni.

Questi dati aiutano a capire perché il dibattito su etichette e pubblicità sia diventato una questione economica oltre che sanitaria. I produttori temono che avvertenze obbligatorie sul cancro sul fronte delle confezioni o ampie restrizioni pubblicitarie possano penalizzare le vendite e indebolire l’immagine del vino sui mercati interni e di esportazione.

RECEVIN ha affermato che il voto della commissione ha riconosciuto anche i progressi compiuti dal settore vinicolo nel fornire informazioni digitali tramite codici QR e altri strumenti. Su questo punto le autorità sanitarie mantengono una posizione diversa: sostengono che le informazioni sanitarie essenziali debbano essere immediatamente visibili sulle bottiglie e non richiedere la scansione di un codice.

L’ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità continua a fare pressione sull’Unione europea affinché adotti avvertenze più severe sull’alcol, in particolare sul legame con il cancro. L’OMS Europa ha affermato che, in relazione al cancro, nessun livello di consumo di alcol è privo di rischi e ha sostenuto che le informazioni sanitarie debbano essere ben visibili sulle confezioni.

L’OMS ha inoltre richiamato l’attenzione sulla scarsa consapevolezza dei rischi di cancro legati all’alcol. Una ricerca pubblicata dall’OMS Europa nel febbraio 2025 ha rilevato che solo il 15% degli intervistati in 14 Paesi europei sapeva che il consumo di alcol può causare il cancro al seno. Dallo stesso sondaggio è emerso che il 39% era a conoscenza del legame tra alcol e cancro al colon.

Questa lacuna nelle conoscenze del pubblico è diventata un argomento centrale per chi chiede etichette più rigorose. Secondo i sostenitori della salute pubblica, molti consumatori associano ancora i rischi dell’alcol soprattutto alla dipendenza, alla guida in stato di ebbrezza o alle malattie del fegato, mentre sanno molto meno del legame tra il consumo di alcol e diverse forme di cancro.

Il voto della commissione non introduce di per sé nuove norme di etichettatura a livello dell’UE e non mette fine al più ampio confronto politico. La relazione riguarda l’attuazione del piano contro il cancro, non una proposta legislativa diretta; qualsiasi cambiamento della posizione politica del Parlamento deve comunque essere approvato dall’assemblea plenaria.

Il voto in plenaria del Parlamento europeo è provvisoriamente previsto per l’11 novembre. Il risultato chiarirà se la formulazione della commissione sarà confermata oppure se i deputati reintrodurranno disposizioni più severe sulle avvertenze sanitarie, sul marketing dell’alcol o sulle informazioni ai consumatori.

L’esito sarà seguito con attenzione dai produttori di vino, dai governi regionali, dalle autorità sanitarie e dalle associazioni dei consumatori in tutta l’Unione. Per il settore vinicolo, il voto della commissione rappresenta una vittoria temporanea e segnala che i deputati sono ancora cauti nel trattare il vino, nella comunicazione pubblica, allo stesso modo degli altri prodotti alcolici. Per chi si occupa di salute pubblica, il voto di novembre resta un’occasione per chiedere che venga riconosciuto con maggiore forza il ruolo dell’alcol nel rischio di cancro.

Fino ad allora, è probabile che entrambe le parti intensifichino le attività di lobbying a Bruxelles. Le regioni vitivinicole inquadrano la questione in termini di sopravvivenza economica, patrimonio culturale e proporzionalità della regolamentazione. Le organizzazioni di sanità pubblica la pongono invece sul piano delle prove scientifiche, dell’informazione ai consumatori e della prevenzione delle malattie. Il voto finale determinerà quale di queste argomentazioni avrà più peso nella prossima presa di posizione del Parlamento sulla politica europea contro il cancro.

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