Nel Sud della Francia i viticoltori sostituiscono le vigne con pistacchi e legumi
Dopo ripetute siccità e la crisi del vino, gli agricoltori del Sud della Francia affermano che 4.000 euro per ettaro di aiuti non bastano.
martedì 13 ottobre 2026
Nel Sud della Francia i viticoltori stanno estirpando parte dei vigneti e puntando su colture come pistacchi e legumi per adattarsi alla profonda crisi del mercato del vino e alla siccità ricorrente, secondo un articolo pubblicato martedì da La Revue du vin de France, che cita AFP.
Questa svolta riflette le difficoltà più ampie che interessano molti produttori della regione. I proprietari di vigneti, un tempo quasi interamente dipendenti dal vino, cercano ora altre fonti di reddito, potenzialmente più adatte a condizioni più calde e aride. Si prendono in considerazione pistacchi, lenticchie e altre colture, che possono offrire un uso alternativo dei terreni, diventati più difficili da coltivare in modo redditizio con il calo delle vendite di vino e la crescente pressione sulle risorse idriche.
Al tempo stesso, i viticoltori sostengono che gli aiuti pubblici disponibili per l’estirpazione delle viti sono troppo esigui per finanziare una vera riconversione. Secondo l’articolo, il contributo previsto per i vigneti estirpati è di 4.000 euro per ettaro, una cifra che alcuni produttori considerano insufficiente una volta calcolati tutti i costi della transizione. L’estirpazione delle viti è solo la prima spesa. Gli agricoltori devono poi affrontare i costi di nuovi impianti, le esigenze in termini di attrezzature, il periodo di attesa prima che alcune colture generino ricavi e la difficoltà di trovare acquirenti in mercati che non conoscono.
La decisione è quindi più complessa di un semplice cambio di coltura. Per i produttori che hanno dedicato anni, e spesso generazioni, alla costruzione dei propri vigneti, passare ai pistacchi o ai legumi significa modificare le pratiche tecniche, i rapporti commerciali e i piani aziendali a lungo termine. In alcuni casi, significa anche accettare che un terreno un tempo destinato al vino non rientri più nel futuro della tenuta.
La svolta arriva mentre alcune aree del settore vinicolo francese continuano a fare i conti con una domanda più debole e un eccesso strutturale di capacità produttiva, soprattutto nelle zone in cui i vini di fascia più bassa faticano a trovare acquirenti. Il Sud della Francia è inoltre esposto a periodi ricorrenti di siccità, che hanno aumentato i costi e i rischi legati alla gestione dei vigneti. Queste pressioni hanno spinto alcuni produttori a chiedersi se la vite sia ancora la coltura più adatta ai loro terreni.
La Revue du vin de France ha riferito che gli agricoltori coinvolti stanno cercando di reinventare il proprio modello aziendale, anziché aspettare un ritorno alle condizioni di mercato del passato. Il cambiamento non riguarda soltanto le scelte colturali, ma anche il finanziamento, la trasformazione, lo stoccaggio e la vendita. Un vigneto riconvertito a pistacchi o legumi entra in filiere molto diverse da quelle del vino, che spesso richiedono nuove partnership e pazienza prima che i rendimenti si stabilizzino.
La posta in gioco va oltre le singole aziende che intraprendono questa riconversione. Se una quota maggiore di terreni vitati venisse estirpata e destinata ad altri usi, in alcune aree del Sud potrebbe ridursi la capacità viticola futura della Francia. Per il settore delle bevande, questo potrebbe ridurre gradualmente la disponibilità potenziale di uva nelle zone interessate e costringere produttori, cooperative e commercianti a rivedere i propri piani d’investimento. La situazione evidenzia inoltre che le politiche di sostegno volte a ridurre la sovrapproduzione di vino potrebbero non bastare da sole, se non coprono i costi più ampi della riconversione di un’azienda agricola a un’altra coltura.
L’attuale sistema di aiuti sembra essere uno dei principali punti di tensione. Un contributo per l’estirpazione può aiutare un viticoltore a rinunciare alle viti, ma non fornisce necessariamente il capitale necessario per avviare un’attività alternativa sostenibile. I nuovi frutteti, per esempio, possono impiegare anni prima di raggiungere la piena produzione. I legumi possono garantire un ritorno più rapido, ma richiedono comunque macchinari diversi, competenze agronomiche e accesso al mercato. Per molti agricoltori, la questione non è soltanto se smettere di produrre vino su una parte dei propri terreni, ma anche se possono permettersi gli anni di transizione che seguono.
L’articolo di La Revue du vin de France, che cita AFP, suggerisce che la ricerca di «colture del futuro» stia diventando parte di una più ampia strategia di sopravvivenza nel Sud. I produttori valutano la resilienza climatica alla luce dell’identità e dell’economia della viticoltura. Verificano inoltre se la diversificazione possa proteggerli dalla volatilità che oggi interessa la produzione e il consumo di vino.
Per i responsabili politici, la situazione mette in luce un problema più ampio legato alla transizione agricola. Eliminare una coltura non redditizia è un passo; costruire un’alternativa sostenibile è un altro. Nel Sud della Francia, i viticoltori avvertono oggi il peso di questa distanza e sostengono che il contributo di 4.000 euro per ettaro non sia commisurato ai costi di una trasformazione che riguarda cosa coltivano, come lavorano e a chi vendono.