Le associazioni tedesche del settore bevande chiedono al governo di cancellare la tassa sullo zucchero: 5 € in più per una cassa di cola

Sei associazioni di categoria affermano che la proposta farebbe salire i prezzi, imporrebbe costosi obblighi di conformità e richiederebbe 89 milioni di euro di spesa doganale

lunedì 12 ottobre 2026

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Lunedì sei delle principali associazioni tedesche del settore delle bevande hanno chiesto al governo di abbandonare o rivedere in modo sostanziale il progetto di introdurre una tassa sullo zucchero. Secondo le associazioni, la misura farebbe aumentare i prezzi per i consumatori, comporterebbe ingenti costi di conformità per le aziende e aggiungerebbe un nuovo livello di burocrazia al mercato delle bevande.

La richiesta è arrivata dopo che, all’inizio di ottobre, il progetto di legge del Ministero federale delle Finanze è stato rinviato ancora una volta a causa delle perplessità espresse da altri ministeri, ritardando così l’esame da parte del Consiglio dei ministri. In una dichiarazione congiunta, le associazioni hanno chiesto al governo e al parlamento di accantonare del tutto il progetto, sostenendo che introdurre una nuova imposta sui consumi sarebbe inopportuno sia per le famiglie sia per i produttori.

Secondo le associazioni, la tassa renderebbe sensibilmente più care molte bevande analcoliche e colpirebbe aziende già alle prese con l’aumento dei costi di energia, manodopera, logistica e materie prime. Hanno inoltre sostenuto che il piano contrasta con l’obiettivo dichiarato dal governo di ridurre gli oneri burocratici per le imprese.

Secondo la dichiarazione del settore, l’ultima versione del progetto prevede aliquote di 26, 32 o 38 centesimi di euro al litro, a seconda del contenuto di zucchero. Le associazioni hanno affermato che la tassa aggiungerebbe più di 5 € a una normale cassa di limonata o cola. Hanno inoltre osservato che l’imposta farebbe aumentare il prezzo base su cui viene calcolata l’IVA tedesca del 19%, facendo salire ulteriormente i prezzi al dettaglio.

A titolo di esempio, le associazioni hanno indicato che una bottiglia da 1,5 litri soggetta all’aliquota più alta pagherebbe 57 centesimi di euro di sola tassa sullo zucchero; l’IVA aggiuntiva sul prezzo di vendita più elevato porterebbe l’aumento complessivo a circa 68 centesimi.

Secondo le associazioni, gli oneri andrebbero ben oltre l’imposta in sé. Le aziende dovrebbero sostenere costi elevati per sistemi informatici, procedure amministrative, documentazione dei prodotti e modifiche ai processi interni, al fine di classificare correttamente i prodotti, registrare il contenuto di zucchero e presentare le dichiarazioni fiscali. Le associazioni hanno aggiunto che eventuali modifiche alle ricette potrebbero rendere necessarie verifiche e aggiornamenti ripetuti di tali sistemi.

La questione è particolarmente rilevante per il più ampio settore tedesco delle bevande, poiché la tassa proposta non riguarderebbe soltanto i produttori di bibite. Anche i birrifici e le altre aziende del settore che vendono prodotti analcolici potrebbero dover adeguare le procedure di dichiarazione fiscale, i software e i processi di stoccaggio e distribuzione qualora la misura entrasse in vigore, con possibili ripercussioni su produttori e distributori con portafogli di prodotti diversificati.

Le associazioni hanno affermato che le aziende più piccole potrebbero essere le più colpite. Hanno criticato l’esenzione proposta per le imprese che producono fino a 70.000 litri l’anno, definendola in gran parte inefficace e sostenendo che la soglia è troppo bassa per garantire un sollievo significativo.

Le associazioni hanno contestato anche i tempi di attuazione. Il progetto prevede l’entrata in vigore della nuova tassa dal 1° luglio 2027, una scadenza che il settore giudica troppo ravvicinata sia per le aziende sia per le autorità doganali. Le imprese non possono installare in tempi brevi nuovi sistemi fiscali e informatici né predisporre la relativa documentazione; se i legislatori intendono procedere, sostengono le associazioni, l’iter parlamentare dovrà prevedere un periodo transitorio molto più lungo.

Le associazioni hanno richiamato l’attenzione anche sui costi che la misura comporterebbe per lo Stato. Sulla base dei dati che, a loro dire, sono stati resi noti finora, tra il 2026 e il 2029 la spesa doganale e informatica ammonterebbe complessivamente a circa 89 milioni di euro e verrebbero creati almeno 200 nuovi posti negli uffici doganali. Secondo le associazioni, questi dati dimostrano che la proposta richiederebbe un’imponente struttura di controllo, ancora prima di considerare gli ulteriori oneri di conformità per migliaia di aziende.

Le associazioni hanno inoltre sostenuto che il Ministero delle Finanze sovrastima il gettito della tassa e sottostima i costi della sua riscossione. Nella dichiarazione hanno affermato di non aver trovato prove del fatto che i costi burocratici a carico delle aziende siano stati inclusi in modo rigoroso nelle stime governative.

Le organizzazioni del settore hanno definito la misura ingiusta e arbitraria, sostenendo che, in un momento in cui il costo della vita è elevato, i responsabili politici dovrebbero concentrarsi sulla crescita, sugli investimenti e sulla riduzione della burocrazia, anziché introdurre una nuova imposta di tipo accisa sui prodotti di uso quotidiano.

Se la coalizione di governo formata da cristiano-democratici e socialdemocratici deciderà di mantenere la tassa nell’ambito della pianificazione del bilancio federale, il progetto dovrà essere rivisto a fondo e i settori interessati dovranno essere coinvolti da vicino, hanno affermato le associazioni. Hanno chiesto una valutazione d’impatto più completa, che consideri non solo il gettito fiscale previsto, ma anche gli effetti sui prezzi al consumo, sulle imprese di medie dimensioni, sugli investimenti, sulla competitività e sui costi amministrativi sia nel settore pubblico sia in quello privato.

La dichiarazione congiunta è stata firmata dall’Associazione delle sorgenti minerali tedesche, dall’Associazione tedesca dell’industria dei succhi di frutta, dall’Associazione dei birrai tedeschi, dalla Federazione delle industrie tedesche degli alimenti e delle bevande, dall’Associazione economica delle bevande analcoliche e dall’Associazione dei birrifici privati tedeschi.

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