Un gruppo legale prepara un ricorso contro il divieto statunitense sulla maggior parte delle importazioni di alcolici canadesi

Il Liberty Justice Center intende presentare entro fine mese un ricorso contro le misure della Section 338, chiedendo un’ampia tutela.

sabato 10 ottobre 2026

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È in preparazione un ricorso contro le misure statunitensi che hanno di fatto bloccato gran parte dell’alcol canadese sul mercato americano. Lo riferisce un aggiornamento commerciale diffuso venerdì dalla Wine & Spirits Shippers Association, aprendo un nuovo fronte in una controversia commerciale che sta già ostacolando le vendite transfrontaliere di vino, birra e spirits.

L’associazione ha dichiarato che il Liberty Justice Center intende presentare entro la fine del mese un ricorso contro le misure previste dalla Section 338, entrate in vigore il 29 settembre. Secondo l’organizzazione, il ricorso chiederà un provvedimento a tutela di tutti gli importatori interessati, non soltanto dei ricorrenti indicati nel caso.

L’azione statunitense ha di fatto impedito a quasi tutti gli alcolici canadesi di entrare negli Stati Uniti, ha affermato l’associazione. Le principali eccezioni riguardano alcune spedizioni alla rinfusa. Il vino sfuso può ancora entrare negli Stati Uniti, ma è soggetto a un dazio del 50% ai sensi della Section 338, secondo l’aggiornamento. Gli spirits sfusi sono invece esenti sia dal divieto sia dal dazio, ha precisato l’associazione.

La controversia si inserisce in una fase in cui i negoziati commerciali ufficiali tra Stati Uniti e Canada sono ancora sospesi. L’associazione ha dichiarato che i colloqui si sono interrotti il 22 agosto e non sono ripresi a livello ufficiale, anche se proseguono le discussioni a livelli inferiori. Nel frattempo, i prodotti alcolici statunitensi restano fuori dagli scaffali di quasi tutte le province canadesi: una restrizione distinta che, secondo l’organizzazione, continua a penalizzare gli esportatori americani.

L’associazione ha segnalato un forte calo delle vendite statunitensi in Canada: le esportazioni di vino sono diminuite dell’87% e quelle di spirits del 70%. Se confermati nel tempo, questi dati indicano una brusca contrazione in un mercato da sempre importante per molti produttori e distributori americani.

Per il settore delle bevande, la controversia ha una portata ben più ampia di una circoscritta battaglia legale. Sebbene l’associazione abbia affermato che le esportazioni di prodotti canadesi imbottigliati verso gli Stati Uniti non rappresentano volumi elevati e che l’effetto economico diretto del divieto d’importazione è stato finora limitato, le restrizioni stanno costringendo le aziende a riconsiderare le scelte relative ad approvvigionamento, prezzi e scorte. Gli importatori che dipendono da vino, birra o spirits canadesi si trovano ad affrontare nuove incertezze: non sanno se i prodotti potranno entrare negli Stati Uniti e a quale costo. Le aziende che utilizzano vino sfuso potrebbero ancora riuscire a movimentare i prodotti, ma il dazio del 50% aumenta i costi all’importazione e potrebbe comprimere i margini o far salire i prezzi al dettaglio.

Il caso arriva inoltre in un momento in cui le aziende del settore delle bevande devono già fare i conti con una più ampia volatilità dei trasporti e del commercio. Nello stesso aggiornamento settimanale, l’associazione ha segnalato il perdurare della congestione nei principali porti del Nord Europa, l’aumento degli attacchi alle petroliere nei pressi dello Stretto di Hormuz, le interruzioni dei trasporti in Spagna dovute al maltempo e i problemi legati ai bassi livelli dell’acqua sul Reno, che potrebbero interrompere il servizio delle chiatte. Questi fattori non sono direttamente all’origine della disputa tra Stati Uniti e Canada, ma aggiungono pressione operativa su importatori e distributori impegnati a mantenere stabili le catene di approvvigionamento.

Il Liberty Justice Center è ormai un nome noto nelle recenti cause commerciali promosse da importatori. L’associazione ha dichiarato che il gruppo ha già ottenuto esiti favorevoli in contenziosi relativi ai dazi IEEPA e ha inoltre una causa pendente sui dazi previsti dalla Section 122. Con il nuovo ricorso intende contestare le misure della Section 338 che ora colpiscono gli alcolici canadesi.

L’associazione di categoria non ha indicato una data precisa per il deposito del ricorso né il tribunale presso cui sarà presentato. Non ha inoltre specificato quali importatori faranno parte della causa iniziale. Nell’aggiornamento si legge soltanto che il ricorso è atteso entro la fine del mese.

La controversia ha portato anche a indicazioni pratiche per chi attraversa il confine. L’associazione ha dichiarato che gli avvocati specializzati in commercio sconsigliano ai viaggiatori di portare alcolici canadesi negli Stati Uniti finché le restrizioni resteranno in vigore: un segnale di quanto ampiamente vengano interpretate le misure attuali.

La disputa tra Stati Uniti e Canada si sviluppa mentre gli Stati Uniti portano avanti un processo di revisione separato nell’ambito dell’Accordo Stati Uniti-Messico-Canada. L’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti ha aperto il 2 ottobre una fase di consultazione pubblica in vista della revisione congiunta dell’USMCA, prevista per il 2027. Secondo l’associazione, i commenti dovranno essere presentati entro il 12 gennaio 2027. L’organizzazione ha affermato che i rapporti bilaterali con il Messico stanno avanzando, mentre i colloqui con il Canada restano bloccati.

Questa differenza ha rilevanza commerciale per i fornitori di alcolici. L’associazione ha dichiarato di continuare ad attendersi esiti positivi dai colloqui tra Stati Uniti e Messico e un trattamento esente da dazi per gli alcolici messicani. Se ciò avvenisse mentre i prodotti canadesi restano soggetti a restrizioni, importatori e grossisti potrebbero spostare una parte degli acquisti verso il Messico o altri fornitori esteri, a seconda della categoria, del prezzo e della disponibilità.

Per ora, l’effetto immediato è un mercato nordamericano degli alcolici soggetto a barriere insolite su entrambi i lati del confine tra Stati Uniti e Canada. Secondo l’associazione di categoria, gli alcolici canadesi imbottigliati sono in gran parte esclusi dagli Stati Uniti, mentre i prodotti americani restano assenti dagli scaffali della maggior parte delle province canadesi. In attesa di una svolta negoziale o di un’ordinanza giudiziaria che modifichi le regole attuali, è probabile che importatori, produttori e distributori di vino, birra e spirits continuino a rivedere contratti, spedizioni e prezzi per gestire le conseguenze della crisi.

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