Nel 2025 l’uva da tavola ha rappresentato il 48% della produzione mondiale di uva, secondo l’OIV
I dati provvisori presentati in Spagna mostrano che la quota dell’uva da tavola è passata dal 26% nel 2000.
mercoledì 7 ottobre 2026
L’Organizzazione internazionale della vigna e del vino ha trascorso cinque giorni a Murcia, in Spagna, per rafforzare i rapporti con il settore dell’uva da tavola, facendo dell’11° International Table Grape Symposium un’occasione per discutere di produzione, commercio, salute delle piante e della quota crescente dell’uva da tavola nel comparto viticolo mondiale.
Il simposio si è svolto dal 28 settembre al 2 ottobre sotto il patrocinio dell’OIV, l’organismo intergovernativo noto con il suo acronimo francese. L’organizzazione ha dichiarato che la propria partecipazione ha incluso incontri con le autorità regionali, scambi tecnici con scienziati e viticoltori e presentazioni pubbliche sulle tendenze della produzione mondiale e sugli standard internazionali.
La visita dell’OIV è iniziata con colloqui con le autorità e le istituzioni della regione di Murcia, importante area viticola della Spagna sudorientale. Secondo l’organizzazione, agli incontri hanno partecipato il ministro regionale dell’Agricoltura, i presidenti dei consigli di regolamentazione delle denominazioni vinicole di Murcia e i ricercatori dell’Instituto Murciano de Investigación y Desarrollo Agrario, noto come IMIDA.
Gli incontri si sono concentrati sull’importanza regionale della viticoltura e del comparto dell’uva da tavola. L’OIV ha spiegato che l’obiettivo era rafforzare i rapporti con le istituzioni locali e approfondire la conoscenza delle problematiche che interessano i produttori della zona.
A questa agenda istituzionale è seguito un incontro dedicato, dal titolo “Building Bridges Between the OIV and the International Table Grape Community”. La sessione ha riunito rappresentanti dell’OIV, specialisti dell’uva da tavola di diversi Paesi e un delegato della Convenzione internazionale per la protezione delle piante (IPPC).
Durante l’incontro, l’OIV ha presentato le attività della propria Commissione di viticoltura e della Sottocommissione per l’uva da tavola, l’uva secca e l’uva non fermentata. Secondo l’organizzazione, il confronto si è concentrato sulle priorità tecniche che oggi orientano il settore in molte aree di produzione: adattamento ai cambiamenti climatici, efficienza nell’uso dell’acqua, sostenibilità, biodiversità, salute delle piante e innovazione.
L’IPPC ha aggiornato i partecipanti sui lavori per una nuova norma specifica per il prodotto, relativa ai frutti freschi di Vitis vinifera. Il confronto ha messo in evidenza il ruolo del coordinamento internazionale nel ridurre i rischi fitosanitari e, al contempo, agevolare gli scambi tra Paesi produttori e importatori.
Il confronto si è ampliato con una tavola rotonda internazionale a cui hanno partecipato esperti di Cina, Australia, India, Egitto e Sudafrica. L’OIV ha spiegato che l’iniziativa mirava a mettere l’organizzazione in contatto più diretto con le esigenze commerciali e scientifiche del settore dell’uva da tavola nei diversi climi e sistemi produttivi.
Il ruolo pubblico dell’OIV al simposio è proseguito durante la cerimonia di apertura del 29 settembre, quando il direttore generale John Barker ha presentato dati provvisori a livello mondiale che mostrano quanto l’uva da tavola incida oggi sul settore dell’uva nel suo complesso.
Secondo i dati citati da Barker, nel 2025 la produzione mondiale di uva per tutti gli usi ha raggiunto 73,8 milioni di tonnellate, coltivate su 7 milioni di ettari. Di questo totale, 33,7 milioni di tonnellate erano uva da tavola. I dati indicano quindi che lo scorso anno l’uva da tavola ha rappresentato il 48% della produzione totale di uva, rispetto al 26% del 2000.
I dati evidenziano un importante cambiamento di lungo periodo nel settore viticolo. Per decenni, in molti forum internazionali il dibattito si è concentrato soprattutto sull’uva da vino, ma le cifre presentate a Murcia mostrano che l’uva fresca costituisce ormai quasi la metà della produzione mondiale.
La Cina è stata indicata come il principale produttore mondiale di uva da tavola, con 15 milioni di tonnellate nel 2025. L’Asia nel suo complesso ha rappresentato circa il 70% della produzione mondiale di uva da tavola, a conferma del ruolo centrale della regione per l’offerta, la ricerca e lo sviluppo del mercato.
Queste statistiche sono ancora provvisorie. L’OIV ha dichiarato che intende pubblicare sul proprio sito, all’inizio di novembre, il “Statistical Brief: Wine, Table Grapes and Dried Grapes in 2025”.
Il programma scientifico è proseguito negli ultimi giorni del simposio. Il 2 ottobre Enrico Battiston, responsabile dell’unità di viticoltura dell’OIV, è intervenuto durante una sessione intitolata “Smart Viticulture: From Field AI and Automated Monitoring to International Guidelines”.
La presentazione di Battiston, “An overview of the OIV: Global data and common OIV guidelines”, si è concentrata sull’uso di dati internazionali e standard tecnici condivisi per favorire la cooperazione tra aree di produzione che devono affrontare pressioni simili. Secondo l’OIV, tra queste figurano la resilienza climatica, la gestione delle risorse idriche, l’innovazione in campo, la protezione della salute delle piante e la necessità di norme affidabili a sostegno del commercio e della ricerca.
La presenza dell’organizzazione a Murcia rientra in un più ampio impegno volto a interagire più direttamente con un comparto dell’uva in rapida espansione e soggetto a esigenze diverse rispetto alla produzione di vino. Gli operatori dell’uva da tavola si muovono in un mercato in cui la qualità dei frutti, la gestione post-raccolta, la logistica, la conformità fitosanitaria e la conservabilità incidono spesso sui ricavi quanto le rese dei vigneti.
La composizione dei relatori e delle istituzioni presenti al simposio ha rispecchiato questa realtà. Accanto a ricercatori e rappresentanti dell’OIV, le autorità fitosanitarie e gli esperti dei principali Paesi produttori hanno discusso questioni che oggi collegano la gestione in campo ai controlli alle frontiere e ai mercati di consumo.
Murcia è stata una sede adatta a questo confronto. La regione è uno dei centri storici della viticoltura spagnola e vanta esperienza sia nella produzione vinicola sia in quella di frutta fresca. Organizzando sessioni tecniche nella zona e incontrando le istituzioni locali, l’OIV ha segnalato l’intenzione di mantenere il proprio lavoro sugli standard e la raccolta dei dati legati alle condizioni delle aree di produzione, e non soltanto ai dibattiti internazionali.
L’attenzione all’efficienza nell’uso dell’acqua e all’adattamento climatico è risultata particolarmente significativa in un momento in cui l’agricoltura mediterranea continua a subire gli effetti del caldo, della siccità e dei vincoli sulle risorse. L’OIV ha dichiarato che questi temi figurano tra le priorità esaminate dai suoi organi tecnici, insieme alla biodiversità e alla salute delle piante.
Anche il commercio è rimasto al centro dei colloqui a Murcia. L’aggiornamento dell’IPPC sulla bozza di una norma specifica per il prodotto, relativa ai frutti freschi di Vitis vinifera, ha mostrato come il lavoro normativo svolto al di fuori dell’OIV possa incidere direttamente su produttori ed esportatori. Gli standard comuni possono influenzare le procedure di ispezione, l’accesso ai mercati e la gestione dei rischi fitosanitari nelle spedizioni internazionali di uva fresca.
Affiancando i dati sulla produzione mondiale alle discussioni sull’intelligenza artificiale, il monitoraggio automatizzato e le linee guida internazionali, il simposio ha messo in relazione la crescita attuale del mercato con i sistemi tecnici che potrebbero determinare la competitività futura. Con i propri interventi, l’OIV ha sostenuto che dati affidabili e norme comuni sono necessari affinché i Paesi produttori possano rispondere efficacemente a problematiche condivise tra regioni e modelli produttivi diversi.
L’organizzazione ha dichiarato che gli incontri a Murcia miravano ad aprire nuovi canali di dialogo con la comunità internazionale dell’uva da tavola e a individuare ambiti di più stretta cooperazione scientifica e tecnica. Il rapporto statistico, la cui pubblicazione è prevista per l’inizio di novembre, dovrebbe offrire un quadro più completo delle tendenze produttive del 2025 per il vino, l’uva da tavola e l’uva secca.