Il Parlamento europeo approva una formulazione sulla politica dell’alcol che elimina il «nessun livello sicuro»

Il testo rivisto sposta l’attenzione sul consumo dannoso e compulsivo, con possibili effetti sulle norme su etichettatura e prevenzione.

martedì 29 settembre 2026

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Lunedì le istituzioni europee hanno fatto avanzare una nuova formulazione sulla politica dell’alcol che pone l’accento principale sul consumo dannoso e compulsivo invece di adottare la formula secondo cui nessun livello di consumo è sicuro, secondo un articolo della testata italiana Agricultura.it e commenti provenienti dal settore vinicolo italiano.

Il reportage ha riferito che il Parlamento europeo ha approvato un testo di attuazione legato al lavoro del blocco sulla politica contro il cancro e che la formulazione ha nuovamente omesso il concetto di «nessun livello sicuro». Nel dibattito sull’alcol e il cancro, tale espressione viene usata per sostenere che non esiste una soglia al di sotto della quale il consumo eviti effetti negativi sulla salute. Il testo, come descritto dalla pubblicazione, distingue invece tra modelli di consumo dannosi e altre forme di consumo.

Agricultura.it ha affermato che la posizione è seguita a una revisione scientifica condotta dalle istituzioni europee. Il sito ha riportato che il nuovo approccio sottolinea che il consumo compulsivo è il vero fattore di rischio e che la comunicazione pubblica e le politiche dovrebbero concentrarsi in modo più diretto sul consumo elevato e rischioso.

Antonio Frescobaldi, a nome di Unione Italiana Vini, ha accolto con favore l’esito. Ha affermato che la formulazione riconosce una differenza tra consumo responsabile e moderato e consumo eccessivo e compulsivo, che, ha detto, va contrastato con decisione. Le sue osservazioni riflettono una posizione di lunga data nel settore vitivinicolo, che ha respinto le affermazioni generalizzanti che trattano tutto il consumo di alcol allo stesso modo, indipendentemente dalla quantità o dalla modalità.

La questione è diventata politicamente rilevante perché la formulazione dell’Ue su alcol e salute può influenzare decisioni successive su etichettatura, pubblicità, campagne di prevenzione e regole transfrontaliere per produttori e dettaglianti. Anche quando un testo parlamentare non crea immediatamente una legge vincolante, il suo linguaggio può orientare il successivo ciclo di proposte regolatorie e le aspettative di conformità. Per le aziende beverage, inclusi i produttori di vino, birra e spiriti, ciò può incidere sul modo in cui i prodotti vengono presentati ai consumatori, sulle informazioni sanitarie che devono essere esposte e sulla progettazione delle strategie di marketing.

Secondo il riassunto del passaggio parlamentare, l’ultimo testo mantiene inoltre l’attenzione sugli strumenti di etichettatura digitale e sui limiti volti a proteggere i minori. Questo punto è particolarmente rilevante per i produttori perché in Europa le etichette digitali sono state discusse come un modo per fornire informazioni più dettagliate ai consumatori senza appesantire il packaging fisico. Se questa direzione verrà mantenuta, le aziende dell’intero settore delle bevande potrebbero dover continuare a investire in nuovi sistemi di etichettatura, tutele legate all’età e messaggi aggiornati per i diversi mercati nazionali.

Il linguaggio sull’alcol è stato una delle componenti più sensibili della più ampia agenda di sanità pubblica europea. I dibattiti sulle politiche contro il cancro a Bruxelles hanno più volte riunito sostenitori della salute pubblica, legislatori e gruppi industriali con visioni nettamente diverse sulla comunicazione del rischio. I gruppi sanitari hanno sostenuto la necessità di un linguaggio di avvertimento più forte e di un legame più chiaro tra alcol e malattie. I produttori di vino e altri comparti del settore delle bevande, pur sostenendo in generale misure contro l’abuso e il consumo minorile, hanno affermato che la politica dovrebbe distinguere tra i modelli di consumo ed evitare quello che considerano un messaggio troppo generico.

Questo disaccordo aiuta a spiegare perché l’esclusione della formula «nessun livello sicuro» venga considerata un risultato significativo dal settore vinicolo. In termini pratici, la formulazione può ridurre la pressione immediata per l’impostazione più ampia basata sugli avvertimenti e mantenere il dibattito centrato su uso dannoso, prevenzione e informazione al consumatore. Non pone fine alla disputa di fondo su come l’Europa debba parlare di alcol e cancro, ma segnala che alcuni legislatori restano cauti nell’adottare il linguaggio più severo possibile.

Agricultura.it ha detto che la linea aggiornata mira a concentrare gli sforzi politici sui comportamenti ad alto rischio, evitando quella che il settore considera una demonizzazione ingiusta del vino. Il reportage ha anche riferito che c’è sostegno a ulteriori colloqui tra industria del vino, esperti di salute pubblica e legislatori, affinché le future norme promuovano un consumo informato e consapevole.

La vicenda sarà probabilmente seguita da vicino in Italia e negli altri Paesi produttori di vino, dove il linguaggio sanitario dell’Ue può diventare rapidamente anche una questione commerciale e regolatoria, oltre che medica. Qualsiasi ulteriore mossa del Parlamento, della Commissione europea o degli Stati membri potrebbe avere conseguenze dirette per produttori, importatori, distributori e imprese dell’ospitalità che vendono bevande alcoliche nel mercato unico.

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