I parlamentari italiani rilanciano la proposta sui vitigni PIWI per i vini delle denominazioni di punta

La misura consentirebbe l’ingresso delle varietà resistenti nei disciplinari DOC e DOCG, ma per ora la normativa italiana resta invariata.

giovedì 15 ottobre 2026

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I parlamentari italiani rilanciano la proposta sui vitigni PIWI per i vini delle denominazioni di punta

I parlamentari italiani si preparano a rilanciare una proposta di legge che consentirebbe di utilizzare vitigni PIWI resistenti alle malattie nei vini DOC e DOCG, riaprendo un dibattito politico con ricadute dirette sul sistema delle denominazioni del Paese e sui produttori di vino.

Gambero Rosso ha riferito che Centinaio e Forattini intendono riavviare l’iter legislativo e promuovere modifiche al Testo Unico del Vino. L’autorizzazione proposta, tuttavia, non è stata approvata e, in base alla modifica attualmente in discussione, l’impiego di varietà PIWI nei vini DOC e DOCG non è ancora consentito.

La questione è rilevante perché DOC e DOCG sono le categorie di qualità più note del vino italiano e sono strettamente legate ai disciplinari di produzione, ai vitigni e all’origine geografica. Qualsiasi modifica che interessi queste categorie ha un peso che va oltre le sole pratiche agricole. Riguarda l’identità dei vini di denominazione, le regole a cui devono attenersi i produttori e la gamma di strumenti a disposizione dei vigneti che devono affrontare una maggiore pressione delle malattie e margini di costo più ridotti.

I vitigni PIWI sono ottenuti selezionando varietà con una maggiore resistenza alle malattie fungine, caratteristica che può ridurre la necessità di trattamenti ripetuti in vigneto. I sostenitori della riforma sostengono che consentire l’impiego di queste varietà nei vini DOC e DOCG offrirebbe ai produttori maggiore flessibilità nell’affrontare i cambiamenti climatici, le pressioni agronomiche e l’onere economico della gestione dei vigneti. Per il settore delle bevande nel suo complesso, questo potrebbe tradursi nel tempo in maggiori possibilità di adattare i vigneti delle denominazioni protette e, potenzialmente, in una riduzione dei costi dei trattamenti e della produzione in un comparto chiave del settore vitivinicolo italiano.

Il dibattito è particolarmente delicato in Italia, dove i disciplinari delle denominazioni si sono fondati a lungo su elenchi tradizionali di vitigni e sull’identità locale. Per questo, qualsiasi proposta di introdurre varietà resistenti nelle denominazioni di fascia alta assume una rilevanza politica e culturale. I sostenitori presentano la modifica come un adeguamento pratico alle attuali condizioni di coltivazione, mentre è probabile che il dibattito più ampio nel settore continui a concentrarsi su come conciliare l’innovazione con gli standard storici associati ai vini di denominazione.

La nuova iniziativa di Centinaio e Forattini suggerisce un rinnovato interesse politico a far uscire la proposta dalla fase di stallo. In base alle informazioni riportate da Gambero Rosso, l’obiettivo immediato è riportare la misura all’ordine del giorno del Parlamento, non sostenere che la riforma sia già in vigore. La distinzione è importante per produttori, associazioni di categoria e acquirenti che seguono la questione, perché per ora il quadro normativo che disciplina i vini DOC e DOCG resta invariato.

Se i parlamentari riusciranno a far avanzare la proposta di legge, il dibattito attirerà probabilmente l’attenzione ben oltre il Parlamento. Il settore vitivinicolo italiano è sottoposto a pressioni crescenti per conciliare gli obiettivi ambientali, la riduzione degli input e la sostenibilità economica con le rigide regole che definiscono le denominazioni. La questione dei PIWI si colloca proprio all’incrocio di questi temi e, per ora, il prossimo passo è politico: trasformare il rinnovato impulso dei parlamentari in una modifica legislativa approvata.

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