Le esportazioni di vino dell’Argentina sono calate del 14,9% nel terzo trimestre

La domanda globale più debole, i prezzi più bassi e le interruzioni al confine sulle Ande hanno ridotto i ricavi da export del 16,4%, a 155,7 milioni di dollari.

giovedì 15 ottobre 2026

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Le esportazioni di vino dell’Argentina sono calate del 14,9% nel terzo trimestre

Nel terzo trimestre del 2026 le esportazioni di vino dell’Argentina hanno registrato un forte calo, penalizzate dalla domanda globale più debole, dalla riduzione dei prezzi internazionali e dai problemi di trasporto legati alle chiusure del corridoio di confine sulle Ande, secondo i dati riportati da Sitio Andino.

Tra luglio e settembre, il volume delle esportazioni argentine di vino è sceso del 14,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a 45,7 milioni di litri. In valore, il calo è stato più marcato, pari al 16,4%, portando i ricavi complessivi da export a 155,7 milioni di dollari. La flessione dei ricavi, superiore a quella dei volumi, indica una pressione sui prezzi nei mercati esteri, in un momento in cui le cantine devono già fare i conti con costi operativi e logistici più elevati.

La flessione è il risultato di diversi problemi che stanno colpendo il settore contemporaneamente. Tra i più immediati vi è la chiusura delle rotte attraverso la Cordigliera, la catena montuosa che costituisce gran parte del confine tra Argentina e Cile. Le interruzioni hanno rallentato il trasporto delle merci e reso le spedizioni verso l’estero più costose e meno prevedibili. Per gli esportatori di vino, i ritardi possono incidere sui tempi di consegna, sulla pianificazione dello stoccaggio e sugli impegni commerciali nei mercati esteri.

I problemi logistici si aggiungono a un mercato internazionale più debole. Sitio Andino ha riferito che il consumo di vino è in calo a livello globale, una tendenza che interessa l’Argentina come gli altri Paesi produttori. La domanda più bassa ha contribuito a creare eccedenze in alcuni mercati, facendo scendere i prezzi. Per le cantine argentine questo significa vendere in un mercato più debole, subendo al contempo una maggiore pressione sui margini.

I dati sui prezzi mostrano chiaramente questa pressione. Da gennaio a settembre, il prezzo medio all’esportazione del vino argentino è diminuito del 7,6%, secondo quanto riportato. Il calo è rilevante perché, anche quando i produttori riescono a vendere all’estero, ogni spedizione frutta meno rispetto al passato. La combinazione di prezzi e volumi più bassi sta riducendo allo stesso tempo i ricavi dall’estero di cantine e viticoltori.

La pressione è particolarmente rilevante in un Paese in cui il vino è un’importante voce dell’export agricolo e un settore centrale in province come Mendoza e San Juan. Un calo prolungato dei ricavi da export può ripercuotersi su vigneti, impianti di imbottigliamento, operatori del trasporto e occupazione locale legata al comparto vinicolo. Le conseguenze si estendono anche al settore delle bevande, perché mostrano come un grande Paese esportatore sia stretto tra consumi più deboli, prezzi più bassi e colli di bottiglia logistici. Questa combinazione può influire sulle decisioni di investimento, sulle strategie di prezzo e sulla pianificazione delle esportazioni nel comparto vinicolo e, potenzialmente, in altre categorie di bevande che dipendono dai mercati esteri e da trasporti transfrontalieri efficienti.

L’attuale flessione segnala anche un contesto internazionale più competitivo. Quando i consumi globali si indeboliscono, gli acquirenti hanno maggiore potere contrattuale e i fornitori competono più duramente sui prezzi. Questo può danneggiare esportatori come l’Argentina, che devono preservare le quote di mercato tutelando al tempo stesso la redditività. Se le interruzioni dei trasporti dovessero continuare, i produttori del Paese potrebbero trovarsi in ulteriore svantaggio rispetto ai concorrenti che dispongono di un accesso più agevole ai porti o di costi di trasporto inferiori.

Gli analisti citati da Sitio Andino hanno affermato che il settore deve reagire diversificando le destinazioni dell’export e rafforzando la qualità e la promozione del vino argentino all’estero. Queste misure sono spesso considerate necessarie quando i mercati tradizionali rallentano e i prezzi si indeboliscono. Ampliare il numero delle destinazioni può ridurre la dipendenza da un ristretto gruppo di acquirenti, mentre un marchio più forte può aiutare alcuni produttori a difendere i prezzi nei segmenti più affollati.

Il rapporto ha tuttavia sottolineato che la ripresa dipenderà in parte da fattori che sfuggono al controllo delle cantine locali. Una ripresa dei consumi mondiali di vino contribuirebbe ad attenuare le attuali eccedenze, mentre condizioni commerciali e di trasporto più stabili ridurrebbero i ritardi e i costi di spedizione aggiuntivi. Fino ad allora, i produttori argentini sembrano attraversare una fase difficile: devono vendere in un mercato più debole e fare i conti con ricavi inferiori per ogni litro esportato.

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