Le esportazioni di Prosecco DOC in Cina crescono di oltre il 30% nel primo semestre 2026
L’aumento ha portato le spedizioni annue a circa 1 milione di bottiglie, pari ancora solo allo 0,2% delle esportazioni globali di Prosecco DOC.
mercoledì 14 ottobre 2026

Secondo il Consorzio Prosecco DOC, nel primo semestre 2026 le esportazioni di Prosecco DOC in Cina sono aumentate di oltre il 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un risultato di rilievo in un mercato in cui molte categorie di vino hanno registrato un rallentamento della domanda.
Il gruppo italiano del vino spumante ha dichiarato che l’aumento porta le spedizioni in Cina a circa 1 milione di bottiglie all’anno. Nonostante la crescita, la Cina rappresenta ancora una quota esigua delle vendite globali della denominazione, pari a circa lo 0,2% delle esportazioni totali di Prosecco DOC.
I dati sono stati diffusi mentre il Consorzio intensificava le attività promozionali a Pechino, dove di recente ha organizzato due masterclass con la University of International Business and Economics e la Beijing Language and Culture University. Alle sessioni, condotte da David Cheng dell’Associazione Italiana Sommelier, hanno partecipato oltre 100 studenti cinesi. Gli incontri si sono concentrati sulla storia della denominazione, sul metodo Martinotti utilizzato per produrre lo spumante, sulle tecniche di degustazione e sulla preparazione di cocktail a base di Spritz.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno dei gruppi vinicoli italiani per trovare nuovi modi di entrare in contatto con i consumatori più giovani in Cina, soprattutto in un momento in cui il vino importato deve affrontare la forte concorrenza di altre bevande alcoliche, il cambiamento degli stili di vita e un mercato dei consumi più selettivo rispetto agli anni precedenti. Per il Prosecco DOC, il Consorzio punta sullo stile spumante a gradazione alcolica più contenuta, sulla sua associazione ai momenti di socialità e sulla sua versatilità negli aperitivi e nei cocktail per conquistare spazio nei consumi urbani cinesi.
La denominazione Prosecco DOC si estende tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia e conta, secondo i dati del Consorzio, 12.322 viticoltori, 1.110 aziende vinificatrici e 350 case spumantistiche. La produzione si basa sulle uve Glera e rappresenta una delle maggiori categorie vinicole italiane commercializzate all’estero.
Durante gli eventi di Pechino, gli studenti hanno partecipato anche ad attività di branding che andavano oltre la degustazione. È stato chiesto loro di reinterpretare l’identità del Prosecco DOC per il pubblico cinese, anche proponendo caratteri cinesi capaci di evocare concetti come gioia, effervescenza e convivialità. Altre proposte hanno riguardato strategie di marketing, tra cui collaborazioni con programmi televisivi legati al benessere e a uno stile di vita più lento, il ricorso a testimonial locali e progetti di co-branding legati alla tendenza “guochao”, che unisce la cultura dei consumi contemporanea a elementi dell’identità e del patrimonio cinese.
Alcuni partecipanti hanno inoltre suggerito di proporre il vino per i momenti di relax pomeridiani, anziché limitarne il consumo alle celebrazioni formali o alla sera: un approccio che potrebbe ampliare le occasioni di consumo. È un aspetto importante per i marchi di vino importato in Cina, dove produttori e distributori cercano di andare oltre i regali e i banchetti, promuovendone un uso più informale e quotidiano.
Secondo il Consorzio, la degustazione prevista dal programma di Pechino ha incluso vini di 13 produttori: Borgo Molino, Bosco del Merlo, Bottega, Brilla!, Cantina Trevigiana, De Stefani, La Gioiosa, Masottina, Martellozzo, Paladin, Piera 1899, Tenuta Sant’Anna e Valdo. Presentando diverse etichette all’interno di un’unica denominazione, gli organizzatori hanno voluto mostrare sia la coerenza stilistica sia la varietà della categoria.
Giancarlo Guidolin, presidente del Consorzio Prosecco DOC, ha dichiarato che il mercato cinese offre una prospettiva nuova per i piani di crescita internazionale della denominazione. In una nota diffusa dal Consorzio, ha affermato che l’aumento di oltre il 30% nel primo semestre sostiene una strategia fondata sul dialogo culturale e sul posizionamento a lungo termine, anziché su iniziative di vendita di breve durata. Ha aggiunto che la risposta degli studenti dimostra la disponibilità dei giovani consumatori cinesi a reinterpretare i prodotti italiani attraverso i propri riferimenti culturali.
Questo approccio è sempre più diffuso nel marketing di alimenti e bevande in Cina, dove i marchi stranieri cercano di acquisire rilevanza a livello locale senza rinunciare alla propria storia d’origine. Nel caso del vino, ciò può tradursi nell’adattamento del linguaggio, delle occasioni di consumo e dello stile di comunicazione, mantenendo al centro il luogo d’origine, il metodo di produzione e l’autenticità.
La scelta del Consorzio Prosecco DOC di collaborare con le università indica inoltre che considera la formazione parte integrante della propria strategia di sviluppo del mercato. In Cina, i produttori stranieri hanno spesso fatto ricorso alla formazione enologica strutturata e alle degustazioni guidate per illustrare categorie meno note a un vasto pubblico. Per gli spumanti in particolare, i produttori hanno cercato di mostrare che questi vini possono trovare spazio non solo in contesti di lusso, ma anche in momenti informali di socialità, in abbinamento al cibo e nella preparazione di drink.
Le masterclass di Pechino dovrebbero confluire nelle future campagne promozionali del Prosecco DOC in Cina, dove il Consorzio sembra voler verificare fino a che punto la denominazione possa adattare il proprio messaggio ai consumatori più giovani, preservando al contempo la propria identità italiana.