Nel 2026 il settore delle bevande in Italia supererà i 22 miliardi di euro, nonostante la frenata dei consumi

Il turismo e un’estate molto calda hanno sostenuto la domanda, ma nei primi otto mesi le visite a bar e ristoranti sono diminuite dello 0,6%.

mercoledì 14 ottobre 2026

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Nel 2026 il settore delle bevande in Italia supererà i 22 miliardi di euro, nonostante la frenata dei consumi

Nel 2026 il settore delle bevande in Italia dovrebbe generare oltre 22 miliardi di euro, confermando una crescita costante anche mentre i consumatori riducono le spese non essenziali e le imprese devono fare i conti con i rischi geopolitici, i costi energetici e l’evoluzione della domanda. È quanto emerge dai dati di mercato presentati a Milano al forum nazionale di Italgrob dedicato al settore food & beverage.

La cifra corrisponde al fatturato stimato per il 2026 dei canali di vendita legati ai luoghi di consumo, compresa la distribuzione per bar, ristoranti e altre attività del settore dell’ospitalità. Il quadro presentato all’evento descrive un settore ancora in espansione, ma a un ritmo moderato e sottoposto a pressioni crescenti dovute a cambiamenti economici e sociali più ampi.

Secondo il gruppo di ricerca Circana, nel 2026 i distributori di bevande dovrebbero registrare una crescita del 2,4%, mentre per gli operatori cash and carry è previsto un aumento del 3,4% e per la grande distribuzione dell’1,4%. La domanda è stata sostenuta da una forte stagione turistica e da un’estate molto calda, che hanno fatto crescere le vendite in diverse categorie di prodotto.

Si prevede che i volumi aumentino di oltre il 2%, soprattutto grazie all’acqua, che rappresenta più del 50% dei volumi complessivi delle bevande. Sono in crescita anche le vendite di bibite gassate, energy drink, birra e aperitivi alcolici. Allo stesso tempo, lo sviluppo di nuovi prodotti sembra perdere slancio. La crescita del mercato quest’anno è stata trainata in larga misura da prodotti consolidati e marchi storici, più che dai lanci recenti. Le prime 100 linee di prodotto rappresentano ormai oltre il 36% del fatturato totale: un segnale del perdurante predominio dei leader di mercato nelle decisioni d’acquisto.

I dati indicano che le pressioni inflazionistiche nel comparto delle bevande si sono attenuate rispetto agli ultimi anni, sebbene l’economia italiana nel suo complesso debba ancora fare i conti con prezzi elevati. A settembre 2026 l’inflazione complessiva in Italia era pari al 4,2%, secondo i dati citati durante l’evento. I rappresentanti del settore hanno affermato che alcuni anelli della filiera hanno assorbito una parte degli aumenti dei costi, anziché trasferirli interamente sui consumatori, contribuendo così a sostenere la domanda in un mercato in cui le famiglie restano prudenti.

Questa prudenza è sempre più evidente nei consumi fuori casa. Due consumatori su tre dichiarano che la propria situazione finanziaria incide sulla frequenza con cui vanno al bar, al ristorante o in altri locali, oltre che sulla spesa sostenuta in quelle occasioni. Gli analisti hanno sottolineato che il costo della vita continua a rappresentare un problema rilevante, nonostante un certo allentamento delle pressioni sui prezzi delle bevande.

Il cambiamento climatico è stato indicato come un’altra forza strutturale che sta ridisegnando il settore. Le imprese si confrontano con andamenti della domanda più volatili, che comportano maggiori pressioni sulle scorte, sulla logistica, sulla disponibilità dei prodotti e sulla continuità del servizio. L’analisi di Formind ha descritto un consumatore ancora disposto a spendere per mangiare e bere fuori casa, ma oggi più attento all’equilibrio tra prezzo ed esperienza, oltre che alla qualità e alla sostenibilità.

Questo cambiamento sta trasformando il modo di operare delle imprese. Invece di competere soltanto sul prezzo, gli operatori sono spinti a ripensare i modelli di servizio, l’assortimento dei prodotti e i sistemi di approvvigionamento, per reagire più rapidamente alle variazioni della domanda. I relatori del settore hanno descritto questa fase come una nuova stagione, in cui la resilienza dipende non solo dal controllo dei costi, ma anche dalla flessibilità e da un coordinamento più stretto lungo la filiera.

Il mercato dei consumi fuori casa resta fragile. Secondo TradeLab, nei primi otto mesi del 2026 le visite sono diminuite dello 0,6%, dopo il calo dell’1,1% registrato nel 2025. Nello stesso periodo il valore del mercato è sceso dello 0,2%. L’andamento è stato diverso a seconda delle fasce orarie: le occasioni di consumo a pranzo sono aumentate dell’1,7%, mentre gli aperitivi serali sono calati del 3,1% e si è indebolito anche il consumo dopo cena.

I dati mostrano inoltre una crescente divergenza tra le diverse tipologie di locali. La crescita della ristorazione commerciale organizzata è quasi ferma, con un aumento di appena lo 0,04%, mentre gli operatori indipendenti sono nel complesso stabili, ma sempre più polarizzati. I locali di fascia alta sono cresciuti del 2,9%, mentre le attività di fascia media e bassa restano sotto pressione. Secondo gli analisti, questo andamento riflette un consumatore più selettivo, che sceglie di spendere di più per la qualità oppure riduce i consumi, lasciando meno spazio alle proposte di fascia media.

Anche le tendenze generazionali seguono direzioni diverse. TradeLab ha rilevato un aumento dell’1,5% dell’attività tra i consumatori della Gen Z, mentre la Gen X ha ridotto del 4% la frequenza delle visite a bar e ristoranti. La divergenza è rilevante per gli operatori, perché i consumatori più giovani sono spesso più aperti alla sperimentazione, mentre quelli più maturi hanno tradizionalmente garantito una clientela più stabile.

Antonio Portaccio, presidente di Italgrob, ha affermato che il settore non può più affrontare le sfide attuali considerando i diversi segmenti separatamente e deve concentrarsi sul valore, non soltanto sul prezzo. Ha aggiunto che oggi la distribuzione di bevande e prodotti alimentari funziona come un sistema interconnesso e che il distributore Horeca del futuro dovrà essere non solo un fornitore, ma anche un gestore e un consulente, in grado di integrare strumenti digitali e relazioni dirette.

Alessandro Fontana, responsabile del Centro Studi di Confindustria, ha delineato prospettive più caute per l’economia nel suo complesso. Ha dichiarato che finora il 2026 ha fatto registrare risultati migliori del previsto a inizio anno, ma ha avvertito che l’ultima parte dell’anno potrebbe essere più difficile e che le pressioni attuali potrebbero protrarsi nel 2027. Ha indicato nei costi delle materie prime energetiche il rischio principale, soprattutto a causa della guerra nel Golfo e delle persistenti tensioni sui mercati, che potrebbero innescare nuovi rincari e un’ulteriore accelerazione dell’inflazione.

Dino Di Marino, direttore generale di Italgrob, ha dichiarato che il risultato del 2026 non va considerato un punto d’arrivo per il settore. Ha sostenuto che le imprese hanno bisogno di condizioni favorevoli agli investimenti, alla produttività e alla competitività, compreso un quadro fiscale e normativo che non limiti la crescita delle attività. Ha inoltre affermato che la competitività futura dipenderà sempre più dalle competenze, dalla qualità della gestione e dalla capacità delle imprese lungo la filiera di collaborare, invece di agire singolarmente.

Durante l’evento di Milano, gli organizzatori hanno presentato anche una prima anticipazione dell’International Horeca Meeting 2027 e di Beer & Food Attraction. Corrado Peraboni, amministratore delegato di Italian Exhibition Group, ha dichiarato che la 16ª edizione dell’International Horeca Meeting si terrà alla Fiera di Rimini dal 21 al 23 febbraio 2027, in concomitanza con Beer & Food Attraction. Ha aggiunto che l’integrazione degli eventi, insieme all’ampliamento di Mixology Attraction, punta a rafforzare il ruolo di Rimini come punto d’incontro di riferimento per i settori italiani dei consumi fuori casa e del food & beverage.

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