Gruppo statunitense dei distillati chiede a Trump di revocare il dazio del 10% sul cognac francese

Secondo DISCUS, il dazio sul cognac e su alcuni liquori europei fa aumentare i costi per importatori, bar e rivenditori.

martedì 13 ottobre 2026

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Gruppo statunitense dei distillati chiede a Trump di revocare il dazio del 10% sul cognac francese

L’industria statunitense dei distillati chiede al presidente Donald Trump di revocare il dazio del 10% sul cognac francese e sui liquori europei. Secondo il settore, la misura fa aumentare i costi per gli importatori, mette sotto pressione bar e rivenditori e penalizza i consumatori.

La richiesta ha preso nuovo slancio lunedì, quando il Distilled Spirits Council of the United States, noto come DISCUS, ha dichiarato che produttori e importatori hanno raccolto firme per un appello alla Casa Bianca. L’associazione ha chiesto all’amministrazione di riconsiderare il dazio, che, a suo dire, è stato introdotto lo scorso anno nell’ambito di una più ampia disputa commerciale.

In una lettera all’amministrazione, DISCUS ha affermato che il dazio sta perturbando un’attività che dipende da flussi regolari di prodotti importati e da prezzi prevedibili. Secondo l’associazione, la misura ha contribuito a un netto calo delle vendite dei distillati importati interessati. Ha inoltre dichiarato che molti bar e negozi sono stati costretti ad aumentare i prezzi oppure a ridurre l’assortimento.

L’associazione di categoria ha sostenuto che gli effetti non riguardano soltanto i marchi stranieri. Secondo DISCUS, il dazio mette sotto pressione anche le aziende statunitensi che importano, distribuiscono, promuovono e vendono questi prodotti. Tra queste figurano grossisti, ristoratori e imprese del settore alberghiero e dell’ospitalità che si affidano alle vendite di distillati premium. L’associazione ha avvertito che i posti di lavoro legati alla distribuzione e alle vendite nei locali potrebbero essere a rischio se il dazio resterà in vigore.

L’appello riflette anche la frustrazione del settore per il fatto che altri distillati europei abbiano già ottenuto agevolazioni sui dazi, mentre il cognac e alcuni liquori continuano a essere soggetti all’aliquota del 10%. Il mantenimento del dazio su queste categorie è diventato un problema di competitività per importatori e rivenditori, soprattutto in un mercato in cui i consumatori possono orientarsi verso prodotti che non comportano lo stesso costo aggiuntivo.

La questione ha ricadute sull’intero comparto delle bevande, poiché cognac e liquori importati sono categorie importanti per enoteche e negozi di liquori, ristoranti, bar d’hotel e distributori. L’aumento dei costi di importazione può incidere sui prezzi a scaffale, sui margini di profitto e sulla selezione dei prodotti. Se il dazio resterà in vigore, potrebbe indebolire la posizione dei principali distillati europei sul mercato statunitense e modificare il modo in cui i venditori gestiscono scorte e promozioni.

I critici del dazio sostengono che la misura produca effetti che vanno oltre i negoziati commerciali. A loro avviso, invece di colpire soltanto i produttori stranieri, il dazio ricade anche sulle imprese americane e sui consumatori che acquistano o servono quei prodotti importati. Gli importatori hanno dichiarato che è difficile assorbire il costo aggiuntivo in un mercato in cui i consumatori sono già sensibili agli aumenti dei prezzi.

Lunedì l’amministrazione non aveva ancora risposto pubblicamente alla richiesta del settore. La Casa Bianca non aveva inoltre precisato se stesse valutando il dazio o prendendo in considerazione una revisione più ampia della politica commerciale sui distillati.

La disputa si inserisce in un contesto in cui l’industria dei distillati continua a chiedere regole commerciali stabili, dopo diversi anni di scontri sui dazi che hanno inciso sulle vendite transatlantiche di bevande alcoliche. Per gli importatori statunitensi, il problema non è soltanto il dazio del 10%, ma anche l’incertezza che crea in materia di ordini, prezzi e rapporti a lungo termine con i fornitori. Le aziende che acquistano cognac e liquori europei pianificano spesso gli acquisti con mesi di anticipo, e i cambiamenti nella politica tariffaria possono modificare rapidamente queste decisioni.

DISCUS ha dichiarato di volere una soluzione rapida per evitare ulteriori turbative del mercato. L’associazione ha definito il comparto dei distillati una componente importante dell’economia statunitense e ha affermato che il mantenimento dei dazi su questi prodotti rende più difficile per le imprese lungo tutta la filiera pianificare le prossime stagioni di vendita.

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