Un progetto sulle colline del Prosecco passa alle prove sul campo per prevenire le frane nei vigneti

I ricercatori monitorano gli argini ripristinati in cinque siti del Veneto per individuare soluzioni di protezione dei pendii ripidi minacciati da piogge più intense.

martedì 13 ottobre 2026

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Un progetto sulle colline del Prosecco passa alle prove sul campo per prevenire le frane nei vigneti

Un progetto per la protezione dei vigneti nel Nord-Est d’Italia entra nella fase di sperimentazione sul campo. Ricercatori e partner del settore vitivinicolo cercano soluzioni più efficaci per prevenire le frane sui pendii ripidi della zona della DOCG Conegliano Valdobbiadene Prosecco.

Il consorzio che tutela la denominazione ha dichiarato martedì che il progetto, denominato IN.TE.G.R.A., è stato avviato in cinque siti pilota, dove gli argini dei vigneti sono stati ripristinati, piantumati con vegetazione protettiva e dotati di sensori progettati per monitorare in tempo reale le condizioni del suolo e i movimenti del terreno. Gli interventi sono in corso in Veneto, nei comuni di Susegana, Farra di Soligo, Vidor e Valdobbiadene.

Secondo il Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, il progetto punta ad affrontare uno dei rischi in crescita per la zona: l’instabilità dei versanti legata alla maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi. Le colline di Conegliano Valdobbiadene sono caratterizzate da vigneti su terreni ripidi, dove le piogge intense possono aumentare il deflusso delle acque, indebolire gli argini e accrescere il rischio di frane.

Il consorzio ha spiegato che il metodo del progetto si basa sull’individuazione delle aree più vulnerabili, sulla simulazione degli scenari di deflusso dell’acqua e sulla sperimentazione di interventi mirati di ingegneria e agronomia. IN.TE.G.R.A., acronimo di innovazione e tecnologie sostenibili per la gestione resiliente, la valorizzazione e la competitività dei settori vitivinicolo e agroalimentare del Veneto, è finanziato nell’ambito del Programma regionale Veneto FESR 2021-2027.

Il progetto è stato presentato dalla rete regionale per l’innovazione RIAV e coinvolge 11 aziende venete, l’Università degli Studi di Padova, l’Università degli Studi di Verona e Veneto Agricoltura, l’agenzia regionale per l’agricoltura. L’obiettivo dichiarato è sviluppare strumenti pratici che rendano le colture più resilienti riducendone al contempo l’impatto ambientale.

Al centro delle attività sul campo ci sono i “ciglioni”, gli argini erbosi che sostengono molti dei cosiddetti vigneti eroici della zona. Queste strutture sono comuni nella viticoltura sui pendii ripidi, ma possono essere vulnerabili quando le piogge intense modificano i percorsi di drenaggio o saturano il suolo. Il consorzio ha spiegato che il progetto intende anche determinare quali soluzioni tecniche siano più efficaci per stabilizzare gli argini, a seconda del tipo di frana e della natura del terreno.

A tal fine, il progetto confronta due tecnologie fornite da aziende specializzate in condizioni reali sul campo. Il consorzio non ha diffuso una classifica delle prestazioni: il monitoraggio è ancora in corso e i dati saranno analizzati nel tempo, prima della pubblicazione di eventuali linee guida.

Il sistema di monitoraggio comprende inclinometri per rilevare i movimenti in profondità all’interno degli argini ripristinati. Include inoltre sonde che misurano temperatura, umidità relativa e conducibilità elettrica a diverse profondità e in vari punti. Le letture servono a stimare il movimento dell’acqua nella struttura e a individuare eventuali problemi di drenaggio.

Il consorzio ha fornito un esempio di come potrebbero essere utilizzati i dati: se l’umidità risulta costantemente più elevata sul lato a monte rispetto a quello a valle, ciò potrebbe segnalare un ristagno d’acqua da affrontare. Nei vigneti in forte pendenza, l’acqua stagnante all’interno di un argine può aumentarne la pressione e indebolire il versante.

Nei cinque siti pilota sono state seminate anche miscele di piante selezionate in base alle condizioni locali. Le soluzioni per l’idrosemina sono state scelte caso per caso, tenendo conto del tipo di suolo, dell’esposizione e dell’uso previsto del terreno. Nell’area direttamente sotto i filari sono state impiegate specie a crescita bassa. Sugli argini sono state utilizzate specie fiorite con apparati radicali più sviluppati, scelte anche per la loro capacità di adattarsi a diversi interventi di stabilizzazione.

Il consorzio ha dichiarato che finora la germinazione è stata regolare, sebbene lo sviluppo delle piante vari da un sito all’altro, soprattutto per le differenze nella disponibilità idrica. Questa variabilità è uno dei motivi per cui i siti sono stati distribuiti in diverse aree della denominazione, così da raccogliere dati su terreni con caratteristiche differenti.

Il progetto ha una rilevanza che va oltre la gestione locale del suolo. Per i produttori di spumante di Conegliano Valdobbiadene, i cedimenti dei versanti possono danneggiare le viti, interrompere l’accesso ai vigneti e aumentare i costi per mantenere la produzione su terreni difficili. Se le tecniche sperimentate si dimostreranno efficaci, potranno offrire un modello ad altre regioni vitivinicole con pendii ripidi esposte a precipitazioni più intense, contribuendo a proteggere l’approvvigionamento di uva e la produttività dei vigneti nel lungo periodo. Lo stesso approccio potrebbe essere applicabile anche ad altre aree agricole che producono bevande, dove la qualità e la resa delle colture dipendono dalla stabilità e dal buon drenaggio dei versanti.

Per ora il progetto è ancora in fase di sperimentazione. Il consorzio ha dichiarato che il monitoraggio proseguirà in tutti i siti e che i risultati saranno successivamente tradotti in linee guida, messe a punto insieme ad altri partner del territorio. L’obiettivo è fornire ai viticoltori della zona del Conegliano Valdobbiadene Prosecco uno strumento pratico e riconosciuto per gestire il rischio idrogeologico e preservare il paesaggio viticolo in condizioni meteorologiche sempre più variabili.

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