Il calo dell’imbottigliamento di vino in Italia rallenta allo 0,3% nel terzo trimestre

A settembre gli imbottigliamenti sono aumentati del 4,9%, ma i vini rossi e le etichette IGT hanno continuato a perdere terreno, mentre le giacenze sono rimaste elevate.

mercoledì 7 ottobre 2026

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Il calo dell’imbottigliamento di vino in Italia rallenta allo 0,3% nel terzo trimestre

Nel terzo trimestre il rallentamento dell’imbottigliamento di vino in Italia si è quasi arrestato, offrendo finora il segnale più chiaro che la marcata debolezza registrata a inizio anno si è attenuata, anche se i vini rossi e le denominazioni di fascia inferiore continuano a perdere terreno.

I dati dell’unità di business intelligence di Valoritalia, relativi a 219 denominazioni certificate, mostrano che nel periodo da luglio a settembre gli imbottigliamenti sono diminuiti dello 0,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta di un netto miglioramento rispetto al calo del 7,7% registrato nel primo trimestre e a quello dello 0,6% del secondo. Nei primi nove mesi del 2026, gli imbottigliamenti hanno totalizzato circa 9,86 milioni di ettolitri, il 3% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025 e il 4,2% in meno rispetto alla media 2023-2025.

A settembre si è registrato un dato positivo, con imbottigliamenti in aumento del 4,9% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. I dati indicano una stabilizzazione, più che una ripresa generalizzata, ma suggeriscono che il ritmo del calo abbia subito una netta frenata dopo un inizio d’anno difficile.

Il miglioramento si inserisce in un mercato ancora sotto pressione per la debolezza della domanda e l’incertezza commerciale. Nel suo rapporto, Valoritalia ha citato i dati dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino, secondo cui nel 2025 i consumi mondiali di vino sono diminuiti del 2,7%, con un calo del 3,1% nell’Unione europea. Ha inoltre fatto riferimento ai dati del Wine Monitor di Nomisma, secondo cui il valore delle importazioni di vino in 12 importanti mercati globali è sceso dell’11% nei primi sette mesi del 2026, con un calo del 23% negli Stati Uniti.

Nel quadro generale, l’andamento è stato molto diverso a seconda della categoria. Nel terzo trimestre gli imbottigliamenti di vini DOC sono aumentati del 5% rispetto all’anno precedente, mentre quelli di vini DOCG sono cresciuti del 4,9%. Nei primi nove mesi, gli imbottigliamenti DOC sono diminuiti dello 0,5% e quelli DOCG dello 0,2%, portando entrambe le categorie a un andamento pressoché stabile da inizio anno.

I vini IGT hanno seguito la tendenza opposta. I loro imbottigliamenti sono calati del 18,9% nel terzo trimestre e del 13% nei primi nove mesi dell’anno. Il divario suggerisce che il mercato vinicolo italiano non si stia riprendendo in modo uniforme e che le categorie con certificazioni più restrittive si stiano dimostrando più resilienti rispetto alle classificazioni più ampie.

La differenza è ancora più evidente tra le tipologie di vino. Nel terzo trimestre i vini bianchi fermi sono aumentati del 6,7%, mentre gli spumanti bianchi sono cresciuti del 7,6%. I vini rossi sono invece diminuiti del 6,7% nello stesso periodo. Nei primi nove mesi, i bianchi fermi sono aumentati dell’1,8%, gli spumanti bianchi dell’1,3% e i rossi sono calati dell’8,8%.

Questa divergenza è rilevante anche al di là dei dati sulla produzione del momento, perché può influire sui piani di acquisto e sulla composizione dell’offerta di cantine, distributori e altre aziende del settore delle bevande nei prossimi mesi. Se la domanda continuerà a privilegiare i bianchi e gli spumanti rispetto ai rossi, i produttori potrebbero dover adeguare di conseguenza produzione, giacenze e strategia commerciale, anziché considerare il mercato come un settore che si muove in un’unica direzione.

Anche i risultati regionali sono stati eterogenei. Nei primi nove mesi, gli imbottigliamenti sono diminuiti del 4,7% nell’Italia centrale e del 4,1% nel Nord-Est. Il Nord-Ovest è tornato a crescere, con un aumento dell’1,4%. Il Sud Italia ha registrato un incremento del 26,7%, sebbene su volumi molto più contenuti nel perimetro dei dati di Valoritalia.

Valoritalia ha invitato alla cautela nell’interpretazione dei dati geografici, poiché il campione non è rappresentativo allo stesso modo in tutte le aree del Paese. Nelle regioni settentrionali, ha precisato l’ente di certificazione, i vini che certifica rappresentano oltre il 90% dei volumi complessivi delle denominazioni di origine, rendendo i dati particolarmente significativi per il Nord.

Le giacenze restano un importante freno a una ripresa più solida. Al 31 luglio, prima che la nuova annata entrasse nel sistema e utilizzando l’ultimo mese statisticamente confrontabile, le scorte ammontavano a circa 15,96 milioni di ettolitri, in aumento rispetto ai 13,67 milioni di un anno prima. Si tratta di una crescita del 16,8%.

Il livello più elevato delle scorte significa che, anche se nel terzo trimestre gli imbottigliamenti hanno assorbito meglio l’offerta, il mercato si avvia alla nuova vendemmia con ingenti volumi di vino ancora disponibili. L’equilibrio tra prodotto disponibile e domanda finale resterà probabilmente una questione centrale per produttori e operatori commerciali nel resto dell’anno.

Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia, ha definito i dati del terzo trimestre un segnale incoraggiante dopo le difficoltà di inizio 2026, mettendo però in guardia dal considerarli la prova di un’inversione di tendenza duratura. Ha affermato che la sostanziale stabilità degli imbottigliamenti e il ritorno alla crescita dei vini DOC e DOCG dimostrano la capacità di reazione del settore, anche in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, incertezza commerciale e cambiamenti nei modelli di consumo.

Liantonio ha inoltre sottolineato l’andamento disomogeneo del mercato: i bianchi e gli spumanti stanno ottenendo risultati decisamente migliori dei rossi, mentre i vini DOC e DOCG vanno meglio degli IGT. Ha aggiunto che i dati prodotti dall’attività di certificazione possono aiutare aziende e consorzi a individuare rapidamente questi cambiamenti.

I dati non consentono ancora di parlare di una piena ripartenza del vino italiano. Mostrano però una netta discontinuità rispetto all’andamento del primo trimestre, quando il calo era stato molto più marcato. Per le aziende dell’intero settore delle bevande, il quadro operativo è quindi più complesso: i volumi non diminuiscono più allo stesso ritmo, ma l’andamento delle diverse categorie diverge, la domanda estera resta fragile e le ingenti giacenze continuano a pesare sul mercato all’inizio dell’ultimo trimestre.

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