La Francia rivede al rialzo le previsioni sulla vendemmia 2026: 34,9 milioni di ettolitri

Siccità e caldo hanno ridotto le rese: il Ministero dell’Agricoltura prevede comunque il raccolto più scarso del secolo.

mercoledì 7 ottobre 2026

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La Francia rivede al rialzo le previsioni sulla vendemmia 2026: 34,9 milioni di ettolitri

La Francia ha rivisto al rialzo le previsioni sulla vendemmia 2026, ma si aspetta comunque il raccolto più scarso del secolo, dopo una stagione segnata da siccità, caldo estremo e forti differenze tra le regioni.

Mercoledì il Ministero dell’Agricoltura francese ha dichiarato che la produzione vinicola dovrebbe raggiungere i 34,9 milioni di ettolitri, rispetto ai 33,9 milioni stimati a settembre. La revisione aggiunge 1 milione di ettolitri, pari al 2,9%, alle previsioni del mese scorso, soprattutto perché le condizioni in Languedoc-Roussillon, la principale regione vitivinicola del Paese, si sono rivelate migliori del previsto.

Anche dopo questo rialzo, la stima del ministero resta inferiore del 2% a quella del 2025 e del 14% alla media del periodo 2021-2025. Sulla base di queste percentuali, il raccolto di quest’anno è inferiore di circa 0,7 milioni di ettolitri rispetto a quello dell’anno scorso e di circa 5,7 milioni rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Gli scarti in volume sono approssimativi, poiché le percentuali sono arrotondate.

La stima è provvisoria e non costituisce un dato definitivo certificato sulla produzione, ma indica un raccolto nazionale debole in uno dei principali Paesi produttori di vino al mondo. La Francia è solitamente il secondo produttore mondiale di vino e le dimensioni del suo raccolto sono seguite con attenzione da viticoltori, operatori commerciali e imbottigliatori in tutta Europa e oltre.

Secondo il ministero, il calo è dovuto a fattori strutturali e stagionali. La superficie vitata è in diminuzione e quest’anno le rese sono state ridotte dalla siccità e dal caldo intenso estivo. L’agricoltura francese nel suo complesso è stata colpita da ripetute ondate di calore e dalla mancanza di piogge, tanto che il mese scorso il governo ha annunciato aiuti d’emergenza per gli agricoltori per oltre 1 miliardo di euro.

Il dato nazionale nasconde inoltre forti differenze tra le regioni. In alcuni vigneti le rese sono state superiori a quelle dell’anno scorso, mentre altri hanno subito perdite ingenti a causa di gelate, grandine, siccità e caldo. Il miglioramento più significativo si è registrato in Languedoc-Roussillon, dove le piogge di fine estate hanno aiutato le viti a riprendersi, portando la produzione sopra i livelli normali. Il ministero prevede ora che la regione produca 10,585 milioni di ettolitri, il 20% in più rispetto al 2025 e il 2% sopra la media quinquennale.

Questo incremento è rilevante perché Languedoc-Roussillon è di gran lunga la principale regione per produzione vinicola in Francia. Il suo recupero è stato il fattore determinante nella revisione al rialzo delle previsioni nazionali rispetto a settembre. Senza questa ripresa, il raccolto complessivo del Paese sarebbe apparso ancora più debole.

La revisione più marcata riguarda ancora la Champagne, dove, secondo il ministero, la vendemmia si è conclusa all’inizio di settembre, prima che in qualsiasi altro anno da quando esistono rilevazioni. La produzione dovrebbe scendere a 1,344 milioni di ettolitri, il 48% in meno rispetto al 2025 e il 46% sotto la media quinquennale. In pratica, la Champagne produce circa la metà del vino dell’anno scorso e circa la metà del suo livello abituale. Il ministero ha ricondotto il calo a una combinazione di gelate, grandine, siccità e caldo.

Bordeaux, un’altra regione molto seguita, registra invece un andamento diverso. La produzione è stimata a 3,496 milioni di ettolitri, il 10% in più rispetto allo scarso raccolto dell’anno scorso. Resterebbe comunque l’11% sotto la media quinquennale. Secondo il ministero, una parte delle difficoltà a Bordeaux è legata all’estirpazione di alcuni vigneti, mentre i produttori reagiscono al calo dei consumi di vino.

Anche in altre regioni la produzione dovrebbe diminuire. Per Borgogna-Beaujolais si prevedono 1,481 milioni di ettolitri, il 22% in meno rispetto al 2025 e il 30% sotto la media quinquennale. Nella Valle della Loira la produzione dovrebbe attestarsi a 1,973 milioni di ettolitri, in calo del 7% sull’anno scorso e del 14% sulla media. Per la Charentes, zona importante per i vini di base destinati al Cognac, la stima è di 7,022 milioni di ettolitri, l’11% in meno rispetto al 2025 e il 28% sotto la media.

Nella Francia orientale, in Alsazia la produzione dovrebbe raggiungere 810.000 ettolitri, il 6% in meno rispetto all’anno scorso e l’11% sotto la media. Per il Jura si prevede un raccolto di appena 67.000 ettolitri, in calo del 28% sul 2025 e del 13% rispetto alla media quinquennale. La Savoia è stata una delle poche regioni minori a evitare un calo: la produzione dovrebbe attestarsi a 107.000 ettolitri, l’1% in più rispetto all’anno scorso e il 9% sopra la media.

Nel Sud-Ovest i risultati sono stati contrastanti. La produzione dovrebbe raggiungere 2,622 milioni di ettolitri, il 12% in più rispetto al 2025 ma ancora l’1% sotto la media. Per la Corsica si prevedono 360.000 ettolitri, un dato invariato rispetto all’anno scorso e superiore del 5% alla media. Nel Sud-Est la produzione dovrebbe attestarsi a 4,502 milioni di ettolitri, il 3% in meno rispetto al 2025 e l’8% sotto la media.

Nel complesso, i dati mostrano che il miglioramento delle previsioni mensili per la Francia non modifica il quadro generale: un raccolto ridotto, condizionato dalle difficoltà climatiche e dalla diminuzione della superficie vitata. Dal rapporto del ministero emerge chiaramente che le piogge di fine stagione, utili in Languedoc-Roussillon, non sono bastate a compensare i forti cali in Champagne e la produzione più debole in diverse altre regioni.

Per i viticoltori e i commercianti di vino, gli squilibri regionali potrebbero essere importanti quanto il dato nazionale. Un miglioramento contenuto in una grande area può far salire le previsioni complessive del Paese, ma non attenua le tensioni sull’offerta nelle regioni che hanno subito perdite gravi o in cui determinate categorie di vino dipendono dai raccolti locali. Quest’anno la Champagne è l’esempio più evidente: la produzione è diminuita molto più della media nazionale dopo una stagione segnata da ripetuti eventi meteorologici avversi.

Il ministero dovrebbe aggiornare le stime man mano che, nel corso dell’autunno, verranno raccolti e verificati ulteriori dati sulla vendemmia.

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