UKHospitality chiede una riforma fiscale per rilanciare le vie commerciali britanniche
Il rapporto propone 33 riforme e sostiene che le imposte sulle imprese assorbono l’82% degli utili ante imposte del settore.
martedì 6 ottobre 2026

Lunedì UKHospitality ha presentato un nuovo rapporto che chiede riforme in materia di fiscalità, licenze, pianificazione urbanistica e affitti, ritenute necessarie per rilanciare le vie commerciali britanniche e consentire alle imprese dell’ospitalità di espandersi.
L’associazione di categoria ha dichiarato che il rapporto «Placemaking» contiene 33 raccomandazioni rivolte al governo britannico e alle amministrazioni locali. Le proposte mirano a ridurre quelli che l’organizzazione definisce costi normativi elevati e ostacoli nelle politiche locali che frenano la crescita dell’intero settore.
Il rapporto presenta l’ospitalità come un motore di rigenerazione locale e sostiene che ristoranti, pub, bar, caffè e altri locali contribuiscono a creare luoghi in cui le persone desiderano vivere, lavorare e investire. Per svolgere pienamente questo ruolo, afferma, le imprese hanno bisogno di misure che alleggeriscano i costi crescenti e di un sistema normativo più semplice.
UKHospitality ha dichiarato che le raccomandazioni riguardano sette ambiti: imposta sugli immobili commerciali, sviluppo, infrastrutture, licenze, pianificazione urbanistica, affitti e competenze. L’associazione ha inoltre incluso indicazioni per aiutare gli operatori a interagire in modo più efficace con le amministrazioni locali e le comunità e ad affrontare le procedure per le licenze e la pianificazione.
Una delle tesi centrali del rapporto è che il carico fiscale del settore resta il principale ostacolo alla crescita. UKHospitality ha affermato che l’ospitalità è il settore dell’economia con il carico fiscale più elevato: l’82% degli utili ante imposte viene assorbito dalle imposte sulle imprese. Il dato proviene da rilevazioni dell’organizzazione ed è stato presentato come la ragione principale per cui l’associazione chiede interventi nella prossima legge di bilancio.
Secondo il rapporto, è necessario accelerare la riforma del sistema delle business rates, soprattutto in vista della revisione del 2026 e nella fase successiva. UKHospitality ha chiesto di velocizzare la procedura di ricorso e di stanziare più risorse per gestire quello che prevede sarà un numero maggiore di contestazioni.
Sul fronte dello sviluppo, l’associazione ha affermato che il principio dell’«Agent of Change» dovrebbe essere rafforzato per legge, sia per gli insediamenti esistenti sia per quelli futuri. Il principio è concepito per proteggere i locali già attivi, come gli spazi musicali o le attività notturne, da reclami per il rumore e altri conflitti quando nelle vicinanze vengono costruiti nuovi edifici residenziali.
Il rapporto chiede inoltre che gli investimenti nei trasporti e nelle infrastrutture siano coordinati con i progetti di rigenerazione incentrati sull’ospitalità. In pratica, le decisioni sugli investimenti pubblici dovrebbero tenere maggiormente conto del ruolo che le imprese del settore possono svolgere nell’attirare passanti e sostenere l’attività commerciale nei centri urbani.
In materia di licenze, UKHospitality ha sollecitato il governo ad attuare integralmente le raccomandazioni di una task force incaricata della riforma. Nell’annuncio di presentazione, il rapporto dell’associazione non illustrava nel dettaglio tutte le raccomandazioni, ma chiariva che le norme sulle licenze sono un elemento centrale della campagna per il cambiamento.
Questo aspetto del programma potrebbe incidere direttamente sul commercio di bevande. Pub, bar e ristoranti sono importanti canali di vendita per birra, vino e distillati; eventuali modifiche alle norme sulle licenze, ai tributi locali o alle condizioni operative potrebbero influire sulle zone in cui queste attività aprono, sugli orari di chiusura e sui costi di gestione.
Un altro obiettivo prioritario è il sistema di pianificazione urbanistica. UKHospitality ha dichiarato che la Gran Bretagna dovrebbe introdurre una forma di autorizzazione presunta, in base alla quale il permesso urbanistico verrebbe concesso automaticamente se sono soddisfatti determinati criteri. Ha inoltre chiesto una procedura accelerata per le domande di pianificazione, sia di grandi sia di piccole dimensioni. Secondo l’associazione, l’attuale sistema è troppo lento e imprevedibile per le imprese che intendono investire in nuove sedi o rinnovare quelle esistenti.
Sugli affitti commerciali, il rapporto sostiene che la normativa sulle revisioni al rialzo dovrebbe favorire canoni sostenibili e la rigenerazione delle vie commerciali. Le clausole che prevedono soltanto aumenti dei canoni sono da tempo criticate dalle associazioni di categoria, perché possono vincolare gli affittuari a costi più elevati anche quando le condizioni di mercato peggiorano.
Le raccomandazioni del rapporto sulle competenze riguardano la disponibilità di manodopera e la formazione. UKHospitality ha affermato che i Work Academy Programmes specifici per il settore dell’ospitalità dovrebbero essere estesi a tutto il paese, grazie alla collaborazione tra governo, amministrazioni locali, istituti di formazione e industria. L’organizzazione sostiene che la carenza di personale e l’aumento del costo del lavoro limitano la capacità degli operatori di crescere.
Allen Simpson, amministratore delegato di UKHospitality, ha dichiarato che il settore è schiacciato da alcune delle maggiori pressioni sui costi degli ultimi decenni. Nelle dichiarazioni diffuse insieme al rapporto, ha indicato l’aumento del costo del lavoro, le elevate imposte sugli immobili commerciali, le bollette energetiche e gli oneri normativi come fattori che riducono la capacità delle imprese di investire, espandersi e creare posti di lavoro.
Simpson ha affermato che l’ospitalità è centrale per numerose priorità del governo, tra cui la creazione di posti di lavoro, la mobilità sociale, gli investimenti e il rafforzamento delle comunità. Ha sostenuto che il settore potrebbe fare di più se fosse considerato un’infrastruttura essenziale per la vitalità dei luoghi, anziché una fonte di gettito fiscale e regolamentazione.
Il rapporto esce in un momento in cui molti operatori britannici dell’ospitalità devono ancora fare i conti con la debole fiducia dei consumatori, margini ridotti e costi operativi più elevati. Le associazioni di settore hanno più volte avvertito che queste pressioni rendono più difficile mantenere aperte le attività, per non parlare di finanziare ristrutturazioni o piani di espansione.
Per le vie commerciali, il dibattito non riguarda soltanto l’ospitalità. Il settore è spesso un punto di riferimento per l’attività serale e il flusso di visitatori nel fine settimana, con ricadute positive sui negozi e sulle imprese di servizi vicine. I sostenitori delle riforme affermano che i ritardi nella pianificazione, le elevate imposte sugli immobili e le norme locali poco flessibili possono scoraggiare gli investimenti nelle aree che stanno già cercando di riprendersi dalla chiusura dei negozi e dai cambiamenti nelle abitudini di acquisto.
Il comparto delle bevande ha un interesse particolare in questo dibattito, perché i locali con licenza restano un canale fondamentale per raggiungere i consumatori britannici con le bevande alcoliche. Se continueranno ad aumentare i costi legati alle business rates, agli affitti e alle licenze, gli operatori potrebbero rinviare le aperture, ridurre gli orari o tagliare le spese, con possibili conseguenze per i canali di vendita di birrifici, cantine e produttori di distillati. Se alcune delle riforme proposte saranno attuate, queste imprese potrebbero beneficiare di un canale horeca più stabile.
Il rapporto di UKHospitality è l’ultimo tentativo del settore di collegare le proprie difficoltà finanziarie a questioni più ampie di rilancio dei centri urbani. Affiancando la politica fiscale a pianificazione, infrastrutture e competenze, l’associazione cerca di dimostrare che le politiche per l’ospitalità non riguardano soltanto le singole imprese, ma anche il futuro e la salute economica delle vie commerciali britanniche.