Nomisma avverte: l’IA potrebbe dividere l’Italia in un’economia a due velocità

Secondo la società di ricerca, molte piccole e medie imprese rischiano uno svantaggio competitivo duraturo a causa della più lenta adozione dell’IA.

martedì 6 ottobre 2026

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Nomisma avverte: l’IA potrebbe dividere l’Italia in un’economia a due velocità

Nel dibattito economico italiano si torna sempre più spesso a una domanda: l’innovazione e le abitudini di spesa stanno cambiando più rapidamente di quanto molte imprese e famiglie riescano ad adattarsi? Nella newsletter di settembre, la società di ricerca bolognese Nomisma ha descritto un Paese che procede a velocità diverse, con le grandi imprese più solide, i pagamenti digitali in espansione, i consumatori prudenti e persistenti divari nella mobilità e nell’accesso ai servizi.

Nomisma ha posto l’intelligenza artificiale al centro di questo quadro. Secondo la società, il rischio principale per l’Italia è l’emergere di un’economia a due velocità, in cui le grandi imprese adottano rapidamente l’IA mentre molte piccole e medie aziende restano indietro. Come si legge nella newsletter, il divario potrebbe smettere di essere un semplice ritardo e trasformarsi in uno svantaggio competitivo duraturo per una parte del sistema produttivo nazionale. Per affrontare la questione, Nomisma e Confindustria hanno annunciato AI.DEA, il Forum di Varignana, in programma il 16 e 17 ottobre. L’evento intende riunire imprenditori, manager, accademici, innovatori e istituzioni per discutere una strategia condivisa per l’IA nell’industria italiana, con un’attenzione particolare a conoscenze, dati e casi di studio.

La stessa preoccupazione emerge in agricoltura e nella produzione alimentare, dove, secondo Nomisma, l’IA sta passando dai progetti pilota ai processi operativi e decisionali. La società ha sottolineato che il principale ostacolo non è la tecnologia in sé, ma la cultura aziendale e l’organizzazione interna. Ciò suggerisce che l’adozione dipende meno dall’accesso agli strumenti che dalla disponibilità delle aziende a cambiare il proprio modo di lavorare. In un Paese in cui la produzione alimentare è una delle componenti più visibili della base industriale, la distinzione è importante, perché spesso i produttori più piccoli hanno strutture manageriali meno solide e meno risorse da destinare alla formazione.

La newsletter di Nomisma ha inoltre evidenziato un ampio cambiamento nelle abitudini dei consumatori, legato alla crescita dei pagamenti digitali. Secondo la società, nel 2026 la quota delle transazioni effettuate in formato digitale, stando ai dati raccolti tra i decisori nell’ultima edizione dell’osservatorio su carte di credito e pagamenti digitali, ha raggiunto il 56% del totale. Il dato conferma il continuo passaggio ai pagamenti senza contanti in Italia, un Paese considerato per anni più legato al contante rispetto a diversi altri Paesi europei. L’aggiornamento indica che gli strumenti digitali non sono più un’opzione marginale negli acquisti al dettaglio e nei servizi, ma una componente sempre più centrale delle transazioni quotidiane.

Questo cambiamento nei metodi di pagamento avviene mentre le finanze delle famiglie restano sotto pressione. Nomisma ha riferito che il potere d’acquisto è diminuito nuovamente, anche se i consumi non hanno ancora registrato una contrazione significativa. L’apparente contraddizione riflette un equilibrio fragile: per ora le famiglie assorbono la riduzione dei redditi reali senza tagliare bruscamente i consumi. Ciò può accadere quando ricorrono ai risparmi, rinviano alcune spese tutelandone altre, oppure fanno maggiore affidamento sul credito e sui pagamenti rateali. La newsletter non ha fornito un’analisi dettagliata di queste reazioni, ma ha indicato la questione come una delle più rilevanti per l’economia italiana in questo momento.

La pressione sui margini è evidente anche nella produzione farmaceutica. Nomisma ha affermato che l’industria farmaceutica italiana continua a registrare risultati migliori rispetto a molti altri comparti manifatturieri, ma che la redditività dei cosiddetti farmaci accessibili resta compressa. Secondo la newsletter, dal 2020 l’utile netto sui ricavi in questo segmento si è mantenuto tra il 2,6% e il 3,1%, contro il 9%-11% dei farmaci originatori. I dati, inclusi nel rapporto Nomisma-Egualia 2026, indicano una forte differenza di redditività all’interno del settore, sebbene nel complesso il comparto farmaceutico italiano continui a mostrare solidità industriale.

Per quanto riguarda l’agroalimentare, Nomisma ha descritto una ripresa ancora fragile e trainata soprattutto dalla domanda estera. Con i consumi interni ancora prudenti, le esportazioni restano il principale motore di crescita dei prodotti agroalimentari italiani, secondo la newsletter. Tra gli esempi della persistente forza del Made in Italy sui mercati esteri figurano prodotti come i formaggi DOP, i salumi, la pasta, i prodotti da forno e la frutta e verdura trasformate. La dinamica ricalca uno schema ricorrente nell’economia italiana: quando i consumatori nazionali diventano più cauti nelle spese, i produttori orientati all’export trovano spesso all’estero una domanda più resiliente.

Con la newsletter, Nomisma ha inoltre richiamato l’attenzione sui cambiamenti nella professione veterinaria attraverso uno studio condotto per Purina. Secondo la società, la crescente complessità dell’attività veterinaria pone nuove sfide, soprattutto per i professionisti più giovani, ma apre anche opportunità legate all’innovazione tecnologica e all’IA. Sebbene la sintesi della newsletter non includesse dati dettagliati della ricerca, il tema si inserisce nel filo conduttore della pubblicazione: gli strumenti digitali stanno raggiungendo settori che un tempo erano considerati solo in parte esposti all’automazione e ai processi decisionali basati sui dati.

Per quanto riguarda la mobilità, i risultati di Nomisma indicano che l’accesso quotidiano ai trasporti resta disomogeneo e che la disabilità accentua le disparità. Nell’ambito di una ricerca condotta per Unipolis nell’ambito del progetto City Flows 2026, il 34% delle famiglie italiane ha dichiarato di avere difficoltà a raggiungere i mezzi di trasporto pubblico. Il divario territoriale è ampio. Secondo la newsletter, nel 2025 la quota andava dal 53% in Campania al 18% in Trentino. La disparità è ancora più marcata per le persone con disabilità: l’80% afferma di non usare mai i mezzi pubblici. Questi dati indicano un problema strutturale che va oltre la comodità e incide sull’accesso al lavoro, alle cure, all’istruzione e alla vita sociale.

La newsletter si è soffermata anche sull’economia locale di Treviso, dove Nomisma ha studiato le imprese familiari per Gruppo il NEM. Secondo la società, in un territorio caratterizzato da un’economia e da un mercato del lavoro solidi, le imprese familiari non rappresentano una nicchia, ma la forma d’impresa più diffusa. Tra le aziende con ricavi superiori a 20 milioni di euro, le imprese familiari generano oltre due terzi dei ricavi locali, secondo la ricerca. Il dato aiuta a spiegare perché il ricambio generazionale, la managerializzazione e le strategie di investimento restino temi centrali in una delle aree manifatturiere più forti del Nord Italia.

L’aggiornamento di settembre di Nomisma non si è limitato ai risultati delle ricerche. Ha promosso anche una serie di appuntamenti in programma a ottobre: un incontro sul quartiere Navile come nuovo polo residenziale di Bologna il 14 ottobre, un’analisi del posizionamento della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti il 21 ottobre e un incontro sulle politiche aziendali per la mobilità il 27 ottobre. Nel complesso, la newsletter ha restituito un’istantanea di un’economia italiana in transizione, in cui l’adozione delle tecnologie, la capacità di tenuta dei consumatori, la dipendenza dalle esportazioni e le disparità nell’accesso ai servizi stanno definendo al contempo l’agenda delle imprese e dei decisori politici.

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