I viticoltori francesi chiedono 4 miliardi di euro per proteggere il 70% dei vigneti dai danni climatici

Secondo l’associazione di categoria, prevenire i danni costerebbe meno che compensare le perdite dovute a gelate, grandine e siccità.

lunedì 5 ottobre 2026

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I viticoltori francesi chiedono 4 miliardi di euro per proteggere il 70% dei vigneti dai danni climatici

I viticoltori indipendenti francesi chiedono al governo di sostenere un piano di investimenti da 4 miliardi di euro per proteggere la maggior parte dei vigneti del Paese da grandine, gelate e siccità. Secondo l’associazione, i fondi pubblici dovrebbero essere impiegati maggiormente per prevenire i danni climatici, anziché compensare le perdite a posteriori.

La proposta è stata presentata lunedì dai Vignerons Indépendants, associazione nazionale che rappresenta i produttori indipendenti di vino, in dichiarazioni pubblicate dalla testata francese Réussir Vigne. Jean-Marie Fabre, presidente dell’associazione, ha spiegato che l’obiettivo sarebbe proteggere fisicamente il 70% dei vigneti francesi nell’arco di cinque anni, con un costo stimato di 10.000 euro per ettaro.

Fabre ha affermato che gli eventi meteorologici estremi non sono più episodi occasionali per i viticoltori. «Oggi, un anno senza rischi climatici è l’eccezione», ha dichiarato, secondo Réussir Vigne. A suo avviso, con l’intensificarsi degli effetti del cambiamento climatico, la Francia deve puntare su sistemi di protezione in vigneto, invece di affidarsi soprattutto agli aiuti d’emergenza una volta che i raccolti sono già stati danneggiati.

Il piano dei viticoltori segnerebbe un cambiamento significativo di approccio per un settore che ha subito ripetute perdite a causa di gelate tardive, grandinate e lunghi periodi di siccità. Secondo la proposta, una parte dei fondi proverrebbe dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, o Feader, che potrebbe contribuire con 2 miliardi di euro. Le amministrazioni regionali aggiungerebbero un altro miliardo, mentre lo Stato francese dovrebbe stanziare 200 milioni di euro all’anno per cinque anni, per un totale di 1 miliardo.

Fabre ha presentato la proposta come una misura che, nel tempo, consentirebbe di contenere i costi, nonostante l’ingente esborso iniziale. Ha dichiarato che negli ultimi tre anni lo Stato francese ha già versato 2 miliardi di euro in compensazioni. Ha inoltre osservato che una perdita del 10% dei vigneti comporta una riduzione di 610 milioni di euro del gettito fiscale, collegando i danni ai raccolti non solo al reddito agricolo, ma anche alle finanze pubbliche.

La proposta arriva in un momento delicato per la viticoltura francese. In diverse regioni i produttori devono fare i conti con consumi deboli, squilibri di mercato e pressioni sui margini, mentre gli eventi meteorologici estremi rendono più difficile prevedere l’esito delle vendemmie. In questo contesto, i viticoltori intendono spostare il dibattito politico dalla gestione delle crisi agli investimenti in attrezzature e infrastrutture di protezione.

Nel resoconto citato, Réussir Vigne non ha specificato quali sistemi di protezione sarebbero finanziati, ma le parole dell’associazione fanno riferimento a interventi diretti in vigneto contro i principali rischi climatici, tra cui grandine, gelate e siccità. In Francia, questi investimenti possono comprendere reti antigrandine, attrezzature per la difesa dalle gelate, sistemi legati all’irrigazione laddove consentiti dalle norme e altri strumenti volti a ridurre i danni materiali in vigneto.

Fabre ha confrontato l’intervento pubblico richiesto con gli aiuti già concessi in altri ambiti del settore vitivinicolo. Ha ricordato che nel 2025 gli aiuti per l’estirpazione delle viti e la distillazione sono ammontati a 310 milioni di euro. Il confronto suggerisce che, secondo l’associazione, lo Stato sta già spendendo ingenti risorse per gestire gli effetti delle difficoltà strutturali e climatiche e potrebbe destinare una parte di questi fondi alla prevenzione.

Le ricadute economiche riguardano anche altri operatori, oltre ai viticoltori. Proteggere più vigneti e rendere i volumi dei raccolti meno variabili potrebbe contribuire a stabilizzare l’offerta di vino per produttori, commercianti ed esportatori. Potrebbe inoltre ridurre la pressione sui sistemi pubblici di compensazione negli anni difficili. Per il più ampio comparto delle bevande, e in particolare per il vino, raccolti più affidabili potrebbero garantire continuità alla produzione nazionale e aiutare le aziende francesi a difendere le proprie quote di mercato all’estero; gli effetti dipenderebbero tuttavia dalla diffusione delle misure di protezione e dalla gravità degli eventi meteorologici futuri.

Fabre ha inquadrato la questione in termini strategici. Ha dichiarato che una maggiore protezione dei vigneti ridurrebbe il ricorso allo Stato e ai meccanismi nazionali di solidarietà per il pagamento degli indennizzi, consentendo al contempo ai viticoltori di preservare meglio le proprie quote di mercato grazie a raccolti protetti. Ha aggiunto che i posti di lavoro sarebbero meno esposti di oggi alle conseguenze dei ripetuti shock climatici, che riducono le rese e indeboliscono le aziende.

Le sue dichiarazioni chiamano Parigi a decidere fino a che punto intende sostenere un settore centrale per molte economie rurali e per l’immagine della Francia sui mercati esteri. «Lo Stato deve scegliere se sostenere la viticoltura o abbandonare il settore», ha affermato Fabre, avvertendo che il comparto rischia di restare indietro se le politiche non si adeguano ai danni climatici sempre più frequenti.

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