I ricercatori esortano i vigneti a usare la genomica per ridurre l’uso di pesticidi
Un nuovo studio afferma che lo stress climatico e la crescente pressione delle malattie richiedono una gestione dei parassiti specifica per cultivar, strumenti di selezione più ampi e una regolamentazione di supporto.
sabato 3 ottobre 2026

Un gruppo di ricercatori chiede un uso più ampio della genomica e della lotta integrata nei vigneti, sostenendo che la produzione di uva avrà bisogno di più di cambiamenti graduali man mano che aumentano lo stress climatico e la pressione delle malattie.
Il tema è affrontato in un articolo pubblicato il 4 agosto su npj Science of Plants e ora presente nel Digital Archive della Universidad Politécnica de Madrid, o UPM. L’articolo, “Transforming viticulture through genomic innovation and integrated pest management for sustainable grape production”, afferma che molte aree vitivinicole restano fortemente dipendenti da applicazioni ripetute di pesticidi e che questo modello sta diventando sempre più difficile da sostenere.
Secondo l’articolo, il cambiamento climatico sta rimodellando i rischi cui sono esposti i vigneti. Temperature più alte, andamenti meteorologici variabili e una pressione biologica crescente stanno influenzando la crescita delle viti e la diffusione delle malattie. In questo contesto, sostengono gli autori, ridurre gli input chimici richiederà una strategia combinata, non un unico intervento tecnico.
Questa strategia inizia con un uso più ampio della diversità genetica nelle viti. I ricercatori affermano che viticoltori e selezionatori dovrebbero attingere a una gamma più vasta di materiale vegetale e combinare la selezione convenzionale con la selezione assistita dalla genomica. Indicano inoltre le nuove tecniche genomiche, insieme alla variazione somaclonale e clonale, come ulteriori vie per identificare o sviluppare viti più adatte alla resistenza alle malattie e alle condizioni ambientali in evoluzione. L’articolo presenta questi strumenti come parte di uno sforzo più ampio per allineare più strettamente le varietà di vite ai rischi locali di malattia e alle esigenze di gestione.
Gli autori collegano direttamente questo lavoro genetico alla lotta integrata, o IPM, che mira a limitare le perdite colturali riducendo al tempo stesso la dipendenza dai controlli chimici. Nel contesto del vigneto, ciò significa adattare il controllo di parassiti e malattie alle caratteristiche di specifiche cultivar invece di fare affidamento su applicazioni ripetute di pesticidi su tutta la linea. L’articolo sostiene che una IPM calibrata sulla cultivar potrebbe contribuire a ridurre gli input chimici sostenendo al contempo un controllo delle malattie più duraturo.
La ricerca non presenta un singolo nuovo prodotto di campo né una singola nuova varietà di uva. Offre invece un quadro di riferimento per il modo in cui la viticoltura potrebbe evolvere nel tempo. Gli autori affermano che la transizione deve mettere in connessione genetica, agronomia, economia e politiche pubbliche per poter funzionare nella pratica. Sottolineano inoltre che l’adozione dipenderà dalla governance, dalla stewardship e da ciò che definiscono una regolamentazione proporzionata, un punto che colloca la politica pubblica accanto allo sviluppo scientifico nel futuro della gestione del vigneto.
Due progetti Horizon Europe sono presentati come esempi di come questo approccio stia venendo messo in pratica. L’articolo afferma che Shield4Grape e GrapeBreed4IPM stanno operando su più fronti per sostenere il passaggio verso una produzione di uva più sostenibile. Secondo il record dell’archivio UPM, GrapeBreed4IPM è collegato a Komlan Avia, uno dei coautori dell’articolo. Il repository collega inoltre il lavoro a Mario de la Fuente Lloreda della School of Agricultural, Food and Biosystems Engineering e del Department of Agricultural Production della UPM.
L’elenco degli autori riflette una collaborazione ampia. L’articolo è attribuito a Giorgio Gambino, Lara Agnoli, Walter Chitarra, Marc Dressler, Andreia Figueiredo, Mario de la Fuente Lloreda, Gabriele Di Gaspero, Ludger Hausmann, Christos Karatzas, Benoit Laurent, Pere Mestre, Irene Perrone e Komlan Avia. Questa varietà di contributi è coerente con il messaggio del lavoro, secondo cui la sostenibilità del vigneto non è solo una questione di scienza vegetale, ma anche economica e regolatoria.
Secondo il record UPM, l’articolo compare nel volume 2, numero 23 della rivista e si estende per nove pagine. Il repository classifica il lavoro sotto agricoltura e genetica e lo collega agli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU su fame zero e azione per il clima. Il suo abstract afferma che la pressione sulla viticoltura è andata oltre ciò che può essere affrontato con il solo adattamento incrementale, soprattutto nei sistemi produttivi in cui il controllo delle malattie dipende ancora da frequenti irrorazioni di pesticidi.
Quel messaggio ha un rilievo diretto per il business delle bevande, anche quando l’articolo è inquadrato come studio agricolo e scientifico. L’uva è alla base della produzione di vino e ha importanza anche per il succo d’uva e per alcuni distillati. Se i metodi descritti nell’articolo aiutano i vigneti a controllare le malattie con meno trattamenti chimici mantenendo rese e resilienza, potrebbero in futuro incidere sul modo in cui i produttori gestiscono i costi, assicurano gli approvvigionamenti e rispondono alle pressioni dei consumatori e delle autorità regolatorie per un’agricoltura più sostenibile.
L’articolo segnala anche una tensione pratica che il settore si trova ad affrontare. I viticoltori sono spinti a ridurre gli input e ad adattarsi allo stress climatico, ma devono anche avere varietà che soddisfino le aspettative del mercato in termini di qualità e identità territoriale. In viticoltura, queste aspettative sono particolarmente forti perché molte regioni del vino sono legate a varietà d’uva consolidate e a regole di produzione. L’enfasi degli autori sulla combinazione di selezione, innovazione genetica e gestione dei parassiti specifica per cultivar suggerisce che vedano i progressi in materia di sostenibilità non come una sostituzione immediata dell’attuale sistema, ma come una sua riorganizzazione per fasi.
Il record dell’archivio UPM mostra che l’articolo è stato depositato il 2 ottobre e fornisce un link alla pubblicazione ufficiale sulla piattaforma journal di Nature. Pur essendo presentato come una prospettiva di ricerca e non come un documento di policy, il suo argomento centrale è chiaro: la futura produzione di uva dipenderà dal collegamento tra i progressi nella genetica delle piante e una gestione dei parassiti più mirata e meno intensiva dal punto di vista chimico, il tutto entro regole e sistemi di governance che consentano di usare questi strumenti in modo responsabile.