Le cantine italiane potrebbero dover ricostruire i vecchi registri degli imballaggi secondo le norme Ue
Un’associazione di settore ha detto che i vini a lungo affinamento pongono una sfida speciale perché bottiglie, tappi ed etichette sono stati spesso acquistati anni fa.
giovedì 1 ottobre 2026

Le cantine italiane si trovano ad affrontare un nuovo problema di conformità con le norme dell’Unione europea sugli imballaggi: potrebbero dover ricostruire l’origine e i dettagli tecnici di bottiglie, tappi, etichette e altri componenti dell’imballaggio acquistati anni fa e già legati a vini ancora in affinamento in cantina.
Questo è l’avvertimento di Unione Italiana Vini, l’associazione italiana del settore vinicolo, che in un materiale pubblicato il 30 settembre ha affermato che il regolamento Ue sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, noto come PPWR, sta creando difficoltà pratiche per i produttori con vini a lungo affinamento. Il regolamento si applica in generale a partire dal 12 agosto 2026 e introduce nuovi obblighi di documentazione lungo tutta la filiera degli imballaggi, compresi quelli a contatto con gli alimenti.
Secondo l’interpretazione dell’associazione, le cantine potrebbero dover documentare la composizione, la provenienza e la conformità degli imballaggi usati per vini che restano in cantina per lunghi periodi prima della vendita. Ciò include bottiglie di vetro, chiusure, etichette e altri componenti. La questione è particolarmente sensibile per i produttori di vini che trascorrono anni in affinamento, perché gli imballaggi potrebbero essere stati acquistati molto prima dell’entrata in vigore del regolamento e, da allora, fornitori, codici prodotto o sistemi di tracciabilità potrebbero essere cambiati.
L’associazione ha detto che il nuovo quadro normativo combina diversi obblighi. Tra questi figurano restrizioni sulle sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, o PFAS, negli imballaggi a contatto con gli alimenti, limiti per alcuni metalli pesanti e la necessità di dichiarazioni e documenti di conformità a supporto. Per le cantine, ciò significa raccogliere informazioni non solo sul vino in sé ma anche sui materiali che lo circondano, spesso in modo retroattivo.
La preoccupazione non è che il vino sia cambiato, ma che la documentazione relativa all’imballaggio possa ora essere incompleta o difficile da recuperare. Una cantina che ha imbottigliato un vino diversi anni fa potrebbe ancora trattenerlo per un affinamento prolungato, eppure il fornitore originario delle bottiglie potrebbe essersi fuso, il produttore dei tappi potrebbe aver cambiato i fascicoli tecnici o il fornitore delle etichette potrebbe non usare più gli stessi sistemi. In questi casi, i produttori potrebbero dover tornare ai vecchi registri di acquisto e chiedere ai fornitori documentazione che in precedenza non veniva raccolta nella forma ora richiesta.
Unione Italiana Vini non ha pubblicato una stima di quante bottiglie potrebbero essere interessate, di quanto potrebbe costare la conformità o delle sanzioni che potrebbero applicarsi se i registri sono incompleti. Ha detto che diverse parti del nuovo regime hanno ancora bisogno di chiarimenti. Tra questi punti aperti figurano le regole sul peso delle bottiglie, sulla riduzione dello spazio vuoto negli imballaggi e sui requisiti di etichettatura ambientale. L’associazione ha inoltre sollevato interrogativi su come la tracciabilità dei lotti debba funzionare nella pratica e se le dichiarazioni possano essere semplificate per famiglie di imballaggi simili.
La questione è rilevante in Italia perché il Paese ha un grande settore vinicolo con molti prodotti pensati per un lungo affinamento in cantina. In questi casi, il divario tra imbottigliamento e vendita può essere misurato in anni anziché in mesi. Questo rende la tracciabilità retrospettiva più difficile rispetto ai settori in cui le merci passano rapidamente attraverso la distribuzione.
La nota dell’associazione faceva riferimento a un articolo pubblicato su Il Corriere Vinicolo, una testata di settore, in cui il giornalista Fabio Ciarla esaminava l’impatto operativo del regolamento sulle cantine. L’articolo si concentrava sul lavoro necessario per ottenere dai fornitori le informazioni richieste e per predisporre i registri di conformità ora previsti dal quadro PPWR.
Il problema va oltre le cantine stesse. Anche i fornitori di imballaggi devono affrontare più lavoro amministrativo perché devono essere pronti a rispondere alle richieste dei clienti di informazioni tecniche e normative. In un commento collegato citato da Unione Italiana Vini, Andrea Mecarozzi, presidente di Associazione Italiana Scatolifici, l’associazione italiana degli scatolifici in cartone ondulato, ha detto che il cartone ondulato già ottiene risultati solidi nel recupero e nell’uso di fibra riciclata, ma le nuove procedure stanno aumentando gli obblighi documentali. Ha inoltre indicato come questioni irrisolte la tracciabilità dei lotti e la possibilità di semplificare le dichiarazioni per gruppi di prodotti di imballaggio.
Unione Italiana Vini ha detto che parte dell’onere potrebbe gravare in modo diseguale sull’industria, con particolare attenzione alle microimprese coperte da disposizioni specifiche. Le cantine più piccole potrebbero avere meno risorse interne per la conformità e dipendere più fortemente dai fornitori per la documentazione tecnica. Questo potrebbe causare ritardi se i registri sono vecchi o incompleti.
L’intervento dell’associazione non equivale a una pronuncia legale formale e riflette una lettura del settore di come il regolamento inciderà sulle scorte esistenti e sui vini a lungo affinamento. Resta comunque il segnale di una preoccupazione più ampia nel settore vinicolo europeo: una legge sugli imballaggi pensata per migliorare le prestazioni ambientali e la conformità del prodotto può anche arrivare a interessare scorte confezionate anni fa e che solo ora stanno entrando nel mercato.
Per i produttori, la questione pratica non si limita più alle future campagne di imbottigliamento. Ora include se la documentazione possa essere ricostruita per vini già in riposo in magazzini e cantine, talvolta in imballaggi scelti in base a vecchi sistemi di acquisto e vecchi rapporti con i fornitori. Per i vini destinati a invecchiare a lungo, ciò potrebbe trasformare la conformità degli imballaggi in un esercizio di recupero documentale che inizia ben prima che la bottiglia arrivi su uno scaffale.
Unione Italiana Vini e ANFORMAPE, un’organizzazione coinvolta nelle questioni di imballaggio, discuteranno i primi passi di conformità in un webinar riservato ai soci il 5 ottobre. L’evento dovrebbe concentrarsi sugli obblighi iniziali ora in vigore e sulle questioni ancora aperte mentre cantine e fornitori di imballaggi cercano di applicare le nuove norme sia alla produzione corrente sia alle scorte più vecchie.