Le distillerie di Scotch stanno fermando la produzione mentre aumentano le scorte invendute di whisky.

La debole domanda negli Stati Uniti, in Francia e in Cina ha spinto i produttori a fare affidamento su stoccaggio, turismo e ristrutturazioni.

martedì 29 settembre 2026

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Le distillerie di Scotch stanno fermando la produzione mentre aumentano le scorte invendute di whisky.

I produttori di Scotch whisky in tutta la Scozia stanno rallentando o fermando la produzione mentre le scorte invendute si accumulano, costringendo una parte del settore a fare maggiore affidamento su spazi di stoccaggio, ricavi del turismo e ristrutturazioni finanziarie in attesa che la domanda si riprenda.

Diversi distillerie hanno messo in pausa i loro alambicchi per evitare di alimentare il cosiddetto whisky loch, termine del settore che indica una grande eccedenza di distillato immagazzinata nei magazzini. Alla Holyrood Distillery di Edimburgo, la produzione resta sospesa senza una data fissata per la ripartenza. Rob Carpenter, cofondatore dell’azienda, ha detto che, dalle conversazioni con gli operatori del settore, la sua impressione è che l’industria stia ora lavorando a circa un terzo del suo livello abituale. Questa stima non è un dato ufficiale della Scotch Whisky Association, ma riflette quanto l’attività sembri essersi rallentata in alcuni siti.

La pressione si riflette anche nei conti delle aziende. GlenWyvis, la distilleria di proprietà della comunità nelle Highlands, ha detto la scorsa settimana che avrebbe chiesto l’amministrazione controllata dopo una prolungata tensione nel mercato del whisky. Nel Fife, i lavoratori della Cameronbridge, la più grande distilleria di Diageo, hanno avviato lunedì uno sciopero in opposizione ai tagli occupazionali previsti nelle operazioni scozzesi del gruppo.

La flessione segue una lunga espansione della domanda di Scotch durata gran parte degli ultimi 15 anni e accelerata durante la pandemia. In quel periodo i produttori hanno aumentato la produzione mentre le vendite globali crescevano e il whisky premium attirava sia i consumatori sia i collezionisti. Ora il mercato si è raffreddato contemporaneamente in diversi grandi sbocchi, lasciando i distillatori con il problema di troppo distillato in maturazione nelle botti e con ben poca certezza su quando gli acquirenti torneranno in numeri più forti.

Lo stoccaggio è diventato un segnale evidente dello squilibrio. Vicino a Kirkcaldy, il complesso di maturazione Cluny di Diageo viene ampliato su un sito di 220 ettari che un tempo era una miniera di carbone a cielo aperto. Una volta completato il progetto, il campus potrà contenere quasi 3 milioni di botti di Scotch. Il dato si riferisce alla capacità di stoccaggio e non alla quantità attualmente riempita, ma mostra la scala dell’infrastruttura necessaria in un settore in cui il whisky deve invecchiare per anni prima di poter essere venduto.

Per legge, lo Scotch deve maturare in botti di quercia in Scozia per almeno tre anni, e molte etichette di fascia più alta invecchiano molto più a lungo. Quel ritardo tra produzione e vendita rende difficile la pianificazione anche in condizioni stabili. Quando la domanda si indebolisce, i distillatori non possono rapidamente annullare decisioni prese anni prima. Quando la domanda riparte, possono volerci anni per ricostituire le scorte di whisky più vecchio.

I dati sull’export aiutano a spiegare la stretta. Le esportazioni di Scotch valgono miliardi di sterline l’anno, ma alcuni dei maggiori mercati esteri del settore si sono indeboliti. Secondo la Scotch Whisky Association, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono scese del 15% dopo i dazi imposti dal presidente Donald Trump nell’aprile 2025. Questi dazi sono stati poi rimossi nel corso di quest’anno, ma il colpo precedente aveva già danneggiato lo slancio. Anche la domanda in Francia, a lungo uno dei mercati di volume più importanti per lo Scotch, è calata. In Cina, la crescita è stata più debole di quanto molti nel settore si aspettassero. Le esportazioni verso l’India sono aumentate con forza e hanno aiutato a compensare in parte il calo, ma non abbastanza da controbilanciare del tutto la domanda più debole altrove.

Produttori e analisti affermano che il cambiamento non riguarda solo la politica commerciale. Anche il comportamento dei consumatori è cambiato dalla pandemia. Alcuni acquirenti hanno fatto scorte consistenti quando passavano più tempo in casa e avevano meno alternative per la spesa per il tempo libero. Allo stesso tempo, le preoccupazioni per la salute, i bilanci domestici più rigidi e i prezzi più alti hanno reso molti consumatori più cauti nell’acquisto di superalcolici premium.

Queste pressioni più ampie stanno colpendo le aziende del settore alcolico oltre la Scozia. Il Financial Times ha riportato che cinque dei maggiori gruppi quotati al mondo nel comparto beverage detengono un valore record di 22 miliardi di dollari in distillati in invecchiamento. Il totale comprende diverse categorie e non si limita allo Scotch whisky, ma indica un rallentamento più generale del business delle bevande nel periodo post-pandemico.

Per le distillerie più piccole, l’adattamento può essere particolarmente difficile. A differenza dei grandi produttori con una distribuzione globale ampia e scorte consistenti, le realtà più nuove o indipendenti spesso hanno margini finanziari più ridotti. Holyrood è stata in parte protetta dalla sua posizione nella capitale scozzese, dove il turismo offre un’altra fonte di reddito. La distilleria accoglie circa 40.000 visitatori l’anno e i tour rappresentano ora circa la metà dei suoi ricavi. Questa attività non sostituisce la distillazione, ma ha contribuito ad attutire l’impatto degli alambicchi fermi.

Il contrasto tra i produttori che hanno entrate legate al turismo e quelli che dipendono più direttamente dalle vendite all’ingrosso si è fatto più netto quest’anno. Le distillerie che possono vendere esperienze per i visitatori, degustazioni e merchandising a marchio hanno più modi per generare cassa mentre attendono un miglioramento del mercato. Altre sono più esposte al lungo ciclo di maturazione del whisky e ai costi di mantenimento delle scorte.

L’attuale fase di debolezza ha riportato alla memoria gli anni Ottanta, quando lo Scotch affrontò domanda debole e sovrapproduzione, che portarono a molte chiusure. I veterani del settore dicono che la flessione attuale è seria, ma non necessariamente permanente. Sottolineano che lo Scotch ha attraversato cicli ripetuti di sovrapproduzione e ripresa, con periodi di scarsità che spesso seguono periodi di prudenza.

Anche così, il quadro a breve termine resta difficile. Secondo persone del settore, decine delle 156 distillerie attive della Scozia sarebbero in vendita, e i produttori stanno prendendo decisioni operative dettate più dalla conservazione che dall’ambizione. La sfida del settore, ora, non è se il whisky possa essere prodotto, ma per quanto tempo le aziende possano permettersi di aspettare prima che la domanda globale assorba ciò che sta già invecchiando nei magazzini di tutta la Scozia.

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