I ricercatori identificano un gene della vite che aiuta le piante a resistere a un fungo dannoso per i raccolti
Lo studio ha rilevato che VvMYB3R5 aumenta i composti protettivi, offrendo ai miglioratori un obiettivo per uve da vino e da tavola più resistenti.
lunedì 21 settembre 2026

Uno studio pubblicato sulla rivista Plant Physiology riferisce che un gene della vite noto come VvMYB3R5 svolge un ruolo centrale nell'aiutare le viti a resistere a Colletotrichum viniferum, un patogeno fungino che danneggia i raccolti di uva e riduce la qualità del frutto.
L'articolo identifica VvMYB3R5, un fattore di trascrizione 3R-MYB, come regolatore positivo della risposta di difesa della pianta. I fattori di trascrizione sono geni che aiutano ad attivare o disattivare altri geni. In questo caso, i ricercatori hanno scoperto che VvMYB3R5 influisce sulla produzione di proantocianidini, o PA, composti che fanno parte delle difese chimiche naturali della pianta.
Secondo lo studio, C. viniferum causa una grave malattia nella vite e può avere un impatto significativo sia sulla resa sia sulla qualità. Ciò rende i risultati rilevanti per i coltivatori che cercano modi per limitare le perdite senza fare affidamento soltanto su misure esterne di controllo delle malattie. Le viti sono importanti dal punto di vista economico non solo per l'uva da tavola ma anche per la produzione di vino, quindi qualsiasi via genetica legata a una maggiore resistenza alle malattie potrebbe in futuro contare per l'industria delle bevande se potesse essere usata per proteggere i raccolti e preservare la qualità dei frutti nei vigneti.
I ricercatori hanno detto che i test funzionali hanno mostrato un andamento chiaro. Quando VvMYB3R5 è stato sovraespresso, cioè la pianta è stata indotta a produrne di più, i livelli di proantocianidine sono aumentati e le viti hanno mostrato una maggiore resistenza al fungo. Quando il gene è stato silenziato, i livelli di PA sono diminuiti e le piante sono diventate più vulnerabili all'attacco fungino. I risultati indicano un legame diretto tra l'attività di questo fattore di trascrizione, l'accumulo di composti protettivi e la capacità della vite di resistere all'infezione.
I proantocianidini sono metaboliti secondari, una classe di composti vegetali che spesso svolge funzioni protettive. Nella vite, sono già noti come componenti importanti della normale chimica di frutti e tessuti. Il nuovo lavoro li colloca in modo più chiaro nella via di resistenza alle malattie descritta nell'articolo, suggerendo che la capacità della vite di accumulare questi composti possa influire su quanto fortemente risponde quando il patogeno è presente.
Lo studio si inserisce in uno sforzo più ampio della scienza delle piante per identificare geni che possano essere usati per rafforzare la resilienza delle colture dall'interno della pianta stessa. Piuttosto che concentrarsi solo sul fungo, la ricerca si focalizza sul sistema regolatorio della pianta ospite. Dimostrando che VvMYB3R5 promuove la biosintesi dei PA e migliora la resistenza, l'articolo offre a miglioratori vegetali e biologi molecolari un bersaglio più specifico per il lavoro futuro.
Questo potrebbe avere valore pratico per i vigneti nel tempo. Le malattie fungine possono ridurre la resa commercializzabile, indebolire la qualità dell'uva e aumentare i costi per i produttori attraverso gli interventi di difesa e la perdita di produzione. Nelle uve da vino, la pressione delle malattie può inoltre incidere sulla costanza della materia prima che entra in cantina. Un meccanismo di resistenza legato a VvMYB3R5 e alla sintesi dei proantocianidini può quindi offrire una possibile strada per strategie di selezione o biotecnologia volte a ridurre tali rischi, anche se lo studio non rivendica un'applicazione commerciale immediata.
Gli autori hanno detto che la comprensione della base molecolare della resistenza mediata da VvMYB3R5 potrebbe aiutare gli sforzi per migliorare le cultivar di vite attraverso la manipolazione genetica. In termini pratici, ciò significa che i ricercatori possono ora avere una base migliore per verificare se questo gene possa essere usato per sviluppare viti meno suscettibili all'infezione pur mantenendo la qualità del frutto. Per i coltivatori e i produttori legati al vino e ad altre bevande a base d'uva, ciò apre la prospettiva di una viticoltura più sostenibile se future ricerche confermeranno che una resistenza innata più forte può tradursi in prestazioni in campo.