09-06-2026

Il Ministero dell’Agricoltura italiano ha adottato un nuovo decreto che amplia i poteri dei consorzi di tutela per i prodotti DOP e IGP, una mossa che, secondo i gruppi di settore, rafforzerà il sistema italiano delle indicazioni geografiche e darà alle organizzazioni dei produttori un ruolo più ampio in promozione, vigilanza, sostenibilità e turismo enogastronomico.
Il provvedimento è stato adottato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, noto come Masaf, in attuazione del Regolamento (UE) 2024/1143. Aggiorna il quadro giuridico dei consorzi che rappresentano e tutelano i prodotti agricoli e alimentari certificati con denominazione di origine protetta, o DOP, e indicazione geografica protetta, o IGP.
Secondo le nuove norme, i consorzi acquisiscono responsabilità più ampie nella gestione delle denominazioni, nella promozione dei prodotti in Italia e all’estero, nella tutela della reputazione, nel monitoraggio dei mercati, nella sorveglianza degli usi impropri online e nella gestione delle questioni legate a marchi e proprietà intellettuale. Il decreto assegna inoltre loro un ruolo più formale nelle iniziative di sostenibilità, nello sviluppo territoriale e nel turismo legato ai prodotti a indicazione geografica.
La novità è rilevante perché il sistema italiano DOP e IGP è uno dei più grandi d’Europa ed è centrale per l’economia alimentare del Paese, dai formaggi ai salumi fino all’olio d’oliva, all’aceto balsamico e ad altre specialità regionali. I consorzi svolgono già un ruolo chiave nella difesa dei nomi legati a specifici luoghi e metodi di produzione. Il nuovo decreto offre loro strumenti più ampi in un momento in cui i produttori devono fare i conti con la concorrenza internazionale, la contraffazione digitale, l’evoluzione della domanda dei consumatori e la necessità di adeguarsi agli obiettivi ambientali.
Origin Italia, l’associazione che rappresenta i consorzi di tutela italiani, ha accolto con favore il decreto martedì. Cesare Baldrighi, presidente del gruppo, ha affermato che il provvedimento rafforza il ruolo strategico della rappresentanza organizzata per le indicazioni geografiche e conferma che i consorzi stanno diventando sempre più essenziali per la politica italiana della qualità alimentare.
Secondo il testo descritto da Origin Italia, uno dei cambiamenti importanti è un sistema più flessibile per il riconoscimento dei consorzi. Questo potrebbe rendere più facile per le denominazioni più piccole o più complesse creare organismi rappresentativi adatti alle esigenze del mercato. Il decreto apre inoltre alla possibilità di costituire un unico consorzio per più indicazioni geografiche, compresi prodotti appartenenti a filiere diverse. L’obiettivo è favorire l’aggregazione tra produttori e operatori riducendo al tempo stesso una frammentazione di lunga data.
Questa disposizione potrebbe essere particolarmente rilevante per le denominazioni minori che potrebbero non avere dimensioni o risorse sufficienti per mantenere strutture separate dedicate a promozione, difesa legale e monitoraggio del mercato. Allo stesso tempo, il quadro normativo mira a preservare l’autonomia decisionale di ciascuna denominazione all’interno di eventuali modelli consortili condivisi.
Il decreto aggiorna anche le regole di governance interne ai consorzi. Rivede statuti, criteri di rappresentanza e principi legati a trasparenza, equilibrio e partecipazione. In pratica, ciò significa una spinta verso strutture di governance che riflettano meglio la complessità delle filiere moderne e sostengano decisioni strategiche condivise tra produttori e trasformatori.
Un altro elemento importante è il pieno recepimento delle nuove funzioni attribuite dal diritto dell’UE ai gruppi riconosciuti di produttori. In questo ambito, i consorzi di tutela italiani sono confermati come attori centrali non solo nella promozione e nella sorveglianza ma anche nella protezione giuridica delle denominazioni e nella gestione più ampia dei nomi certificati. I loro poteri vengono rafforzati in settori come la tutela della proprietà intellettuale, l’azione contro gli usi illeciti dei nomi protetti, il monitoraggio del mercato e l’enforcement online.
Il decreto attribuisce inoltre ai consorzi un ruolo decisivo nella gestione dell’uso dei nomi protetti nei prodotti composti, trasformati o elaborati. Ciò include le autorizzazioni e la tenuta degli elenchi degli operatori abilitati a utilizzare tali denominazioni in questi prodotti. Si tratta di una questione delicata per molti comparti alimentari italiani perché da tempo i produttori sostengono che i nomi protetti possano essere diluiti o usati impropriamente quando compaiono come ingredienti o riferimenti su alimenti trasformati senza regole chiare.
Anche il turismo è un ambito in cui il ministero ha ampliato il loro mandato. Il decreto consente ai consorzi di promuovere iniziative e adottare linee guida per sviluppare il turismo gastronomico legato ai prodotti DOP e IGP. Questo riflette una tendenza più ampia nella politica alimentare italiana, dove le specialità locali sono sempre più collegate non solo alle esportazioni e alle vendite al dettaglio ma anche a esperienze di viaggio costruite attorno alle aree di produzione, ai percorsi di degustazione e alle economie rurali.
Anche la sostenibilità è stata inserita nel nuovo quadro normativo. Pur non entrando nel dettaglio di obblighi o parametri ambientali specifici, il testo indica che i consorzi avranno ora una competenza esplicita in questo campo. Ciò suggerisce che potrebbero assumere un ruolo di coordinamento più forte mentre i produttori rispondono alla pressione normativa e alle aspettative dei consumatori sulle prestazioni ambientali.
Una delle parti del decreto seguite con maggiore attenzione riguarda la regolazione dell’offerta. Le nuove norme riconoscono ai consorzi un ruolo nella proposta di misure temporanee volte a migliorare la programmazione produttiva, l’equilibrio del mercato, la valorizzazione del prodotto e la trasparenza nei sistemi di offerta. L’obiettivo dichiarato è garantire una valorizzazione più equa della produzione primaria e rafforzare il legame tra prodotto, territorio e comunità produttrici.
Questo potere attirerà probabilmente molta attenzione perché la gestione dell’offerta è da tempo una questione delicata nella politica agricola europea. Il decreto precisa che eventuali misure dovranno rispettare i principi UE di proporzionalità, non discriminazione e libera concorrenza. Anche così, offrire ai consorzi un percorso più chiaro per proporre interventi temporanei potrebbe incidere sul modo in cui alcuni settori reagiscono ai rischi di sovrapproduzione o alla pressione sui prezzi.
Per l’industria alimentare italiana, il decreto segnala che le indicazioni geografiche vengono considerate non solo come etichette d’origine ma come sistemi economici che richiedono una gestione collettiva più forte. Ampliando ciò che i consorzi di tutela possono fare, Roma sta allineando le norme nazionali al quadro UE più recente e attribuendo ai gruppi di produttori maggiori poteri su come i nomi protetti vengono difesi, promossi e sviluppati nei mercati interni, nell’export e nel turismo.