I viticoltori fanno i conti con la questione acqua

Il Porto Protocol invita i vigneti a considerare l’acqua come un sistema vivente mentre il cambiamento climatico intensifica siccità e ruscellamento.

05-05-2026

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I viticoltori fanno i conti con la questione acqua

Il Porto Protocol ha pubblicato un nuovo rapporto che sostiene la necessità per il settore del vino di ripensare la gestione dell’acqua, mentre il cambiamento climatico rende le precipitazioni meno prevedibili e le siccità più gravi in molte aree vitivinicole.

Il rapporto, intitolato “Saving Every Drop”, è stato elaborato dal Porto Protocol, una rete di azione climatica fondata da Taylor’s Port, e presenta l’acqua non come una semplice risorsa di servizio utilizzata nei vigneti e nelle cantine, ma come parte di un più ampio sistema vivente legato alla salute del suolo, alla biodiversità e alla resilienza territoriale. Il gruppo afferma che l’obiettivo è aiutare i produttori a usare meno acqua, restituirne di più al paesaggio e proteggere la sostenibilità di lungo periodo delle regioni del vino.

Il rapporto arriva mentre i produttori in aree come il Mediterraneo, la California, il Cile, il Sudafrica e l’Australia devono fare i conti con condizioni più calde, periodi secchi più lunghi e temporali in grado di scaricare grandi quantità di pioggia in brevi intervalli. Il documento osserva che questo schema può lasciare i vigneti con meno acqua effettivamente disponibile nel suolo anche negli anni in cui le precipitazioni totali sembrano nella norma o superiori alla media. Cita inoltre la scienza climatica secondo cui per ogni 1°C di riscaldamento l’atmosfera può trattenere circa il 7% di umidità in più, con il risultato di rovesci più intensi, maggiore ruscellamento ed erosione invece di una regolare infiltrazione nel terreno.

Questo cambiamento conta perché i vigneti dipendono dall’acqua immagazzinata nei suoli e nelle falde nelle fasi cruciali della crescita della vite, soprattutto durante la maturazione. Il rapporto sostiene che i produttori dovrebbero smettere di misurare l’acqua solo in base a quanto ne prelevano da pozzi o reti municipali e guardare invece a dove finisce dopo l’uso, a quanta ne viene trattenuta nel paesaggio e al fatto che le pratiche di gestione rafforzino o indeboliscano il ciclo idrologico locale.

Secondo il Porto Protocol, il suo approccio si fonda su tre principi: trattenere, riciclare e rigenerare. In termini pratici, ciò significa migliorare la struttura del suolo affinché trattenga più umidità, ridurre gli usi non necessari dell’acqua in vigneto e in cantina, riutilizzare l’acqua dove possibile e adottare pratiche che favoriscano la ricarica naturale anziché l’estrazione continua. Il rapporto richiama inoltre le conoscenze tradizionali e indigene come parte della soluzione, insieme al monitoraggio scientifico e alla tecnologia moderna.

Jihany Brecci, che ha guidato il progetto e lavora sia come viticoltrice sia come economista, ha affermato nel rapporto che l’acqua dovrebbe essere compresa come un sistema interconnesso e non come una voce di costo nel budget operativo. Tra gli altri contributori figurano specialisti del CNRS in Francia, Bordeaux Sciences Agro, Università Cattolica in Italia ed esperti del settore vinicolo provenienti da Stati Uniti e Gran Bretagna.

La rete afferma che oltre 500 aziende hanno aderito all’iniziativa. Sottolinea inoltre che l’agricoltura rappresenta il 70% dei prelievi globali di acqua dolce e il 90% del consumo globale di acqua, rendendo la gestione dei vigneti solo una parte di una sfida molto più ampia. Il rapporto sostiene che, poiché il vino esercita un’influenza culturale ben oltre la sua impronta fisica, può fungere da caso di prova visibile per una più ampia adattamento climatico in agricoltura.

Il documento affronta anche quello che definisce il divario tra il prezzo dell’acqua e il suo costo reale. La bolletta mensile di una cantina spesso riflette i costi di pompaggio o distribuzione ma non l’esaurimento delle falde, i danni agli ecosistemi o i rischi trasferiti alle generazioni future. Il rapporto afferma che questa disconnessione rende più difficile difendere le pratiche attuali mentre aumenta la volatilità climatica.

Nel corso di sei capitoli, “Saving Every Drop” delinea un approccio basato sulla comprensione di come l’acqua si muove attraverso cicli macro, meso e micro; sull’osservazione dell’uso dell’acqua dal vigneto alla cantina; e sull’azione tramite cambiamenti nella gestione del suolo, nella strategia irrigua, nei sistemi di pulizia e nelle operazioni di raffreddamento. Il Porto Protocol afferma di voler spingere i produttori a condividere soluzioni testate sul campo oltre i confini nazionali invece di affidarsi a regole valide per tutti.

L’organizzazione si descrive come una rete globale con oltre 250 membri e partner in più di 20 Paesi. Dice che i suoi membri gestiscono oltre 75.000 ettari di vigneti e rappresentano più di 500 aziende.

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