La leadership femminile ridisegna le aziende vinicole italiane

Un nuovo studio presentato a Vinitaly sostiene che le imprese guidate da donne sono più strutturate, sostenibili e orientate alla crescita di lungo periodo.

16-04-2026

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Female Leadership Reshapes Italy’s Wine Companies

In un momento in cui il settore vitivinicolo italiano affronta mercati instabili, attacchi reputazionali e una complessità crescente, un nuovo studio suggerisce che le aziende con una leadership femminile più forte sono anche più solide, più lungimiranti e più attente alle persone che vi lavorano.

La ricerca, intitolata “Il ruolo delle donne nella trasformazione dei modelli di governance e di leadership nelle aziende vitivinicole”, è stata realizzata dalla Mib Trieste School of Management insieme all’Associazione Nazionale Le Donne del Vino e presentata questa settimana a Vinitaly. Si basa sulle risposte di 152 imprenditrici e manager del settore vinicolo. I risultati indicano un cambiamento che va oltre la rappresentanza e investe la struttura stessa dell’impresa: lontano dall’imprenditore solitario al centro di ogni decisione e verso aziende più organizzate, capaci di pianificare in anticipo, delegare responsabilità e ragionare su orizzonti temporali più lunghi.

Secondo lo studio, le imprese vinicole guidate da donne hanno più spesso ruoli chiari, sistemi di governance strutturati e processi decisionali condivisi. Danno inoltre grande rilievo alla sostenibilità, indicata come priorità da oltre il 75% delle intervistate, al territorio come asset strategico per circa il 70% e alla strategia di lungo periodo, adottata da oltre l’80% delle aziende coinvolte. Il messaggio non riguarda solo il vino come prodotto, ma il vino come sistema di relazioni, identità e valore.

La gestione delle persone è emersa come un altro tema centrale. La capacità di trattenere i talenti è stata indicata da circa il 78% delle rispondenti come una questione chiave, insieme alla formazione continua e al clima aziendale. In altre parole, la competitività dipende sempre più non solo dai risultati produttivi, ma anche dalla capacità di attrarre competenze e farle crescere all’interno dell’impresa.

Il quadro non è privo di ostacoli. Le resistenze culturali restano forti e l’accesso ai ruoli apicali è ancora diseguale. Il comparto cooperativo appare in particolare indietro, con le donne ancora sottorappresentate nelle posizioni dirigenziali delle grandi organizzazioni. Quel divario è stato descritto sia come una criticità sia come un ambito in cui il cambiamento potrebbe avere un impatto rilevante sul futuro del settore.

“Questa ricerca dimostra che la leadership femminile non è una questione di rappresentanza, ma di efficacia”, ha detto Francesca Poggio, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino. “Le aziende del vino stanno cambiando e hanno bisogno di modelli più strutturati, capaci di tenere insieme visione, persone e territorio. In questo processo, le donne stanno dando un contributo concreto e misurabile.”

Pierpaolo Penco, responsabile della formazione Wine Business alla Mib Trieste School of Management, ha osservato che il nodo più profondo del vino italiano non è il prodotto in sé, ma la struttura delle aziende che lo producono. Secondo lui, il settore ha bisogno di modelli organizzativi più maturi se vuole restare competitivo.

Il dibattito a Vinitaly è stato moderato da Lara Loreti e ha visto gli interventi di Marina Mortara Marsaglia, Giovanna Prandini e Karoline Walch. I loro contributi hanno richiamato la necessità per le imprese di collaborare più strettamente e ripensare strategie comuni in risposta alle pressioni del mercato e alle debolezze istituzionali. È stato inoltre sottolineato che il talento femminile resta poco valorizzato, soprattutto in agricoltura e nelle cooperative, dove l’accesso ai ruoli apicali è ancora limitato.

“La complessità del mercato e della speculazione”, ha detto Giovanna Prandini, “aggravata dagli attacchi alla salubrità del vino e al valore della dieta mediterranea, insieme alle deboli risposte politiche, impone alle aziende e ai consorzi di rivedere rapidamente le proprie strategie.” Ha spiegato di aver lavorato alla costruzione di una rete di imprese in grado di superare i limiti dimensionali e di aver contribuito anche all’avvio di un percorso di analisi e riposizionamento per i vini Dop e Igp dei 12 consorzi Ascovilo con Kpmg.

“C’è molto che possiamo fare insieme”, ha aggiunto Prandini. “È fondamentale riconoscere il talento femminile in agricoltura, che ancora oggi non è pienamente riconosciuto.”

Karoline Walch ha inquadrato il tema in chiave generazionale. “Credo profondamente che il nostro compito sia preservare ciò che abbiamo ricevuto”, ha detto. “Dobbiamo continuare a costruire su queste basi e trasmetterle alle future generazioni in uno stato altrettanto forte, se non più forte. Ogni generazione lascia il proprio segno con la consapevolezza di far parte di qualcosa di molto più grande di sé.”

La conclusione generale dello studio è netta: la questione non è semplicemente quante donne siedano ai vertici delle aziende vinicole, ma quale modello d’impresa stia prendendo forma attorno a loro. La leadership femminile, rileva la ricerca, sta emergendo come parte di un nuovo paradigma organizzativo capace di mettere insieme visione, persone e territorio costruendo valore nel tempo.

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