Uno studio rivela la vulnerabilità climatica delle regioni vinicole europee

La crisi climatica mette a rischio le tradizioni vinicole europee

28-10-2024

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Esposizione e sensibilità ai cambiamenti climatici delle IG vinicole europee. Credito: Nature Communications

Le tradizioni vinicole europee, in particolare quelle regolate dalle denominazioni di origine protetta (DOP), stanno affrontando sfide senza precedenti a causa dei cambiamenti climatici. Per Paesi come l'Italia e la Francia, che insieme producono quasi due terzi dei vini DOC e DOCG dell'Unione Europea, queste denominazioni definiscono non solo la qualità del prodotto ma anche l'identità culturale. Tuttavia, l'aumento delle temperature e il cambiamento dei modelli climatici stanno costringendo i viticoltori a riconsiderare le pratiche colturali di lunga data per proteggere queste specialità regionali.

Le DOP costituiscono un quadro giuridico che tutela specifiche varietà di vino in base ai metodi di produzione storici e alla geografia. Un recente studio pubblicato su Nature Communications dall'Università Ca' Foscari di Venezia e dall'Eurac Research di Bolzano è il primo a mappare la vulnerabilità di queste regioni vinicole di fronte ai cambiamenti climatici. Lo studio tiene conto di diversi scenari climatici e della capacità di adattamento di ciascuna regione vinicola, tenendo conto dei quadri normativi e delle risorse regionali.

Lo studio ha rilevato che i Paesi dell'Europa orientale, tra cui Romania, Croazia, Bulgaria, Italia e Ungheria, sono i più esposti ai rischi legati al clima a causa della loro geografia e del loro clima. Al contrario, le regioni vinicole con forti influenze oceaniche, come il Portogallo e le Isole Canarie, o quelle situate a latitudini più elevate, come il Belgio e i Paesi Bassi, mostrano livelli di esposizione inferiori.

La vulnerabilità climatica è particolarmente pronunciata nelle regioni dell'Europa meridionale, che spesso si trovano in prossimità della temperatura massima tollerata dai vitigni tradizionali. Le normative che limitano le varietà coltivabili aggravano questa vulnerabilità, limitando le possibilità di adattamento dei produttori all'aumento delle temperature. Utilizzando 15 indicatori, i ricercatori hanno valutato la capacità di adattamento di ciascuna regione, ovvero la sua capacità di attuare misure per far fronte ai cambiamenti climatici. Hanno preso in considerazione fattori quali la demografia della popolazione, le risorse finanziarie, le competenze e la naturale capacità di adattamento del terroir.

La ricerca ha identificato diversi gruppi di regioni vinicole con diversi livelli di vulnerabilità. Circa il 5% delle regioni vinicole europee, tra cui il Trebbiano d'Abruzzo e il Lambrusco Mantovano in Italia e la Sierra de Salamanca in Spagna, sono quelle che corrono i rischi maggiori. Queste regioni non dispongono delle risorse e delle condizioni necessarie per un adattamento efficace. Un gruppo più ampio, circa il 25% delle regioni vinicole, mostra anch'esso un'elevata vulnerabilità, sebbene meno critica. Questo gruppo comprende rinomate denominazioni come Côtes de Provence in Francia, Conegliano Valdobbiadene Prosecco in Italia, Alentejo in Portogallo e Rioja in Spagna.

Le regioni a rischio climatico moderato o basso, che comprendono circa il 70% del campione dello studio, includono le Côtes d'Auvergne e l'Alsazia in Francia, la Renania in Germania e l'Alto Adige in Italia. Molte di queste regioni beneficiano di maggiori risorse di adattamento e potrebbero adeguarsi alle nuove condizioni attraverso misure come lo spostamento dei vigneti ad altitudini più elevate o l'investimento in tecnologie avanzate.

Sebastian Candiago, che ha contribuito allo studio, ha sottolineato il ruolo critico del terroir, ovvero dei fattori ambientali, climatici e culturali unici che definiscono ogni regione vinicola. Ha sottolineato che, essendo la vite una coltura longeva e altamente localizzata, cambiare i disciplinari di produzione può essere impegnativo. Candiago ha sottolineato l'importanza della flessibilità e della lungimiranza nel settore vitivinicolo.

Alcune regioni stanno già esplorando strategie di adattamento, dalla gestione delle chiome e dell'irrigazione agli aggiustamenti della struttura dei vigneti, alla selezione dei portainnesti e all'uso di colture di copertura. In alcuni casi potrebbero essere necessari cambiamenti più sostanziali, che potrebbero richiedere l'aggiornamento di normative di vecchia data. Bordeaux, ad esempio, sta sperimentando varietà di uva come la Touriga Nacional, originaria del Portogallo, che potrebbe contribuire ad aumentare la resistenza alle temperature più calde.

I risultati dello studio, accessibili tramite una mappa interattiva online, offrono approfondimenti sulle specifiche vulnerabilità e capacità di adattamento di ciascuna regione vinicola protetta. Questa ricerca mira a guidare i viticoltori nella gestione degli impatti climatici, preservando l'importanza economica, culturale e ambientale del vino europeo.

Simon Tscholl et al, Climate resilience of European wine regions, Nature Communications (2024). DOI: 10.1038/s41467-024-50549-w

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